Il contributo per l’affitto? Più agli stranieri che agli italiani

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Il Fondo per l affitto del Comune di Bologna, vale a dire il contributo erogato in favore di persone e famiglie che non riescono a pagare l’afflitto, va principalmente agli stranieri. A questi nel 2014 è stato erogato 1 milione 132mila euro dei 2 milioni 58mila totali, cioè più della metà, il 55,21 percento, contro il 44,79% che invece finisce agli italiani. Tradotto in numeri assoluti significa: 1.181 famiglie straniere aiutate contro le 958 italiane. Contributipiccoli, in media un migliaio di euro, ma aiuti comunque importanti in questi tempi di crisi. Peraltro quello di Bologna non è un caso isolato, in Emilia. In molte città della regione gli immigrati sono aiutati più degli italiani, come a Faenza, dove vien loro assegnato il 51% dei contributi, o a Lugo, dove si arriva al 55.

«Dati a cui preferiamo non dare visibilità» ci confida un assistente sociale del quartiere Savena di Bologna.

Considerando le varie nazionalità che incassano il milione 132mila euro del “Fondo per l’affitto” bolognese, le più sovvenzionate sono le famiglie filippine, con il 9,58% dei contributi, e quelle del Bangladesh, che si aggiudicano con il 9,30%. Subito dopo vengono i romeni, con il 7,71%, e i marocchini, con il 4,86%. A seguire troviamo Paesi come Moldova, Pakistan, Sri Lanka, Perù,

Ucraina, Albania, Nigeria, India, Tunisia, Polonia, Egitto, Ca-merun, Cina,

Ecuador, Capo Verde, Eritrea.

Dati emersi grazie a un’interrogazione di Lucia Borgonzoni della Lega Nord, la consigliera diventata famosa per lo schiaffo ricevuto da una rom durante una visita a un campo nomadi. «C’è uno squilibrio incredibile – commenta proprio Borgonzoni -. Non è possibile che gli stranieri, ovvero il 15% della popolazione cittadina, arrivino a ricevere più della metà di questi fondi. Il fatto è che gli immigrati possono godere dei vantaggi di una rete di supporto molto radicata, a partire dai sindacati e dagli assistenti sociali, che crea una situazione paradossale per cui le famiglie italiane sono meno informate, e dunque meno coperte dal welfare, di loro».

Non solo. «Gli italiani si vergognano a chiedere aiuto, cercano in ogni modo di nascondere lo stato di indigenza» ci spiega un sindacalista della Cisl, che chiede di non rivelare il suo nome. «E proprio per questo il Comune deve trovare il modo di pubblicizzare di più questi aiuti anche tra le famiglie italiane» aggiunge Bor-gonzoni.

Tornando ai numeri, le domande complessive presentate al Comune sono state l’anno scorso 3166. Bisogna certificare un Ise di 34.308 euro e un Isee inferiore ai 17154 euro. Una domanda su tre è stata respinta, 1027 su 3166. E poi ci sono state 229 pratiche segnalate alla Procura con l’ipotesi di falso. Anche se gli stranieri devono dichiarare le case all’estero e gli eventuali conti correnti fuori Italia, ilno-stro Paese non è in grado di accertarne la veridicità, tanto più con Paesi stranieri senza catasti e che per le verifiche bancarie chiederebbero complesse rogatorie, cosa che nessun magistrato farà per 1000 euro di contributo.

Per tutto il giorno proviamo a contattare il segretario Francesco Critelli, che si nega più volte. L’immigrazione è solo una risorsa. Sull’argomento arriva dal Comune la voce dell’assessore alle Politiche abitative Riccardo Mala-goli: «Poco importa la loro nazionalità, l’importante è che siano residenti a Bologna e paghino le tasse qui». Il Comune di Bologna sta infatti aumentando il suo numero di residenti proprio grazie ai cittadini stranieri. I bolognesi non si tesserano più col Pd, gli stranieri forse si… e affollano le primarie. Sarà un caso?

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