Il Festival dei Borghi più belli d’Italia

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“La Bellezza è la vocazione per eccellenza dell’Italia ed è solo valorizzandola che il nostro Paese potrà ripartire”.

Questo incontestabile seppur semplicissimo assunto è alla base delle motivazioni che spingono l’associazione Il Club dei borghi più belli d’Italia a lavorare attivamente per la tutela e salvaguardia di questi gioielli nascosti. Culmine di questo impegno è il Festival dei Borghi più belli d’Italia, che l’associazione organizza da nove anni a questa parte e che  quest’anno ha premiato Gangi, il paesino siciliano delle Madonie, conferendogli il titolo di “Borgo più bello d’Italia” 2014.
Il Festival si è tenuto dal 4 al 7 settembre, quattro giorni di mostre, performance, concerti e degustazioni di prodotti tipici. Palcoscenico della nona edizione sono stati il lago d’Iseo e le colline della Val Camonica, più precisamente i paesini di Lovere (BG), Bienno (BS) e Monte Isola (BS), dove hanno partecipato con i loro stand centinaia di comuni provenienti da tutte le regioni d’Italia in rappresentanza degli oltre 230 associati del club.


L’associazione è nata nel 2001 su impulso della Consulta del turismo dell’Anci, (Associazione Nazionale Comuni Italiani) il cui obiettivo è rappresentare e tutelare gli interessi dei Comuni di fronte ad ogni Istituzione che eserciti funzioni pubbliche di interesse locale. I comuni aderenti, per essere ammessi, hanno dovuto sottostare ad un’attenta analisi e controllo di numerosi parametri di qualità: non solo la Bellezza del borgo, che è caratteristica essenziale, ma anche la qualità della vita dei suoi abitanti, la socialità e la qualità dei servizi, dei monumenti, delle opere d’arte e dell’ambiente.

Queste perle nascoste di un Italia sempre meno disposta a custodire la Bellezza (basti pensare all’aberrante tentativo di trasformare Gallipoli in una Ibiza italiana) lottano dal 2001 per valorizzare il loro tesoro artistico e culturale e per invertire la tendenza allo spopolamento, cosa che per altro sta avvenendo, seppur lentamente. Negli ultimi anni è stato segnalato infatti un ritorno ai luoghi e al cibo di una volta, un percorso a ritroso alla riscoperta delle tradizioni. Proprio come fece, negli anni Settanta, Goffredo Parise, che lasciò Roma per una casetta nella provincia veneta, “un piccolo Eden profumato di sambuco,  nel quale si può respirare il senso del tempo e così, ma senza troppe scosse, diventare vecchi e morire in una giornata di vento”.

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