Il giudice spegne UberPop in tutta Italia

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E’ arrivato il secondo no per UberPop e continua la guerra dei trasporti locali su auto. Ieri, il tribunale di Milano ha confermato il blocco del servizio di Uber che permette, o a questo punto permetteva, di offrire passaggi a pagamento con la propria auto. A mezzogiorno e un minuto, l’applicazione ha smesso di funzionare. Il Tribunale aveva già emesso una sospensiva lo scorso 26 maggio (con la motivazione della concorrenza sleale nei confronti dei taxi) e per non rischiare di pagare 20 mila euro al giorno di penale, la società ha disattivato definitivamente il servizio.

IL COPIONE è lo stesso di due settimane fa: da un lato ci sono i tassisti, che esultano perché si sentono tutelati rispetto a chi forniva lo stesso servizio a tariffe più basse e senza licenza. Dall’altro c’è Uber che, forte di quanto pochi giorni fa l’Autorithy dei trasporti aveva scritto in una nota indirizzata a governo e parlamento (“È necessario dare un adeguato livello di regolazione alle emergenti formule del trasporto non di linea diverse dai servizi di taxi e Ncc basate su piattaforme tecnologiche che offrono servizi di intermediazione su richiesta e con finalità commerciale” ), ha presentato un reclamo nel merito contro la decisione. L’udienza per la discussione si terrà il 7 luglio di fronte a un collegio di giudici. In mezzo, ci sono i consumatori. “Il servizio UberPop si fermerà, finché non riusciremo a far valere le nostre, e le vostre, ragioni” ha scritto ieri Uber sul suo sito, invitando tutti gli utenti a twittare e a “far sentire la voce a chi ha il potere di cambiare le cose twittan-do”. Un post che cita Renzi ( #lavoltabuona) e lo chiama in causa direttamente. Ma che ha anche generato commenti, soprattutto pro Uber. A confermarlo è il sito di analisi di dati Voices from the Blogs, che ha analizzato le opinioni espresse su Uber dagli utenti (dal 6 giugno ce ne sono state più di 40mi-la). I grafici che ha elaborato l’osservatorio sono forse lo strumento in grado di fotografare, senza ideologie, quali siano le motivazioni che sostengono gli schieramenti pro e contro UberPop. Un’indagine di mercato digitale. Facile immaginare chi vince: il 72,2 per cento di chi ha commentato sui Social Network apprezza il servizio. Per l’innovazione e perché è un’alternativa concreta ed economica rispetto al taxi con licenza (a questo proposito, bisogna precisare che UberPop era attivo solo a Milano, Padova, Torino e Genova). Chi è contro, invece, non lo apprezza soprattutto perché non creerebbe un vero lavoro.

E IN QUESTO dibattito infinito, tocca aggiornare il quadro legislativo. “La soluzione deve essere politica – ha detto Massimiliano Dona, segretario dell’Unione nazionale consumatori – È evidente che il vuoto normativo, messo in evidenza anche dall’Autorità dei trasporti, non può essere colmato a suon di sentenze, nelle aule di giustizia. I giudici non possono applicare leggi vecchie e superate”.

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