Il lato oscuro dell’animalismo

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Il lato Oscuro dell’Animalismo- Un saggio sul lato oscuro della lotta animalista

Il lato oscuro dell’animalismo– “Quinto comandamento: non uccidere. Perché mangiate gli animali?”. Questa è una delle scritte di vernice rossa apparse qualche giorno fa a Pesaro in alcune chiese. Le altre recitano “Chiesa mandante dell’olocausto animale” e messaggi simili.
L’obiettivo degli animalisti era quello di suscitare interesse alla loro causa nei pesaresi; ma l’effetto ottenuto è stato totalmente l’opposto, visto che i cittadini hanno subito contattato giornali e forze dell’ordine per denunciare gli atti di vandalismo. Quelle scritte verranno prontamente rimosse dal Comune, e di esse rimarrà soltanto qualche articolo di giornale e qualche sorriso a metà fra compatimento e ironia nei volti degli abitanti del capoluogo marchigiano.

Meno indelebile sarà invece il ricordo da parte di Caterina Simonsen dell’attacco di massa subito i primi di dicembre tramite Facebook, dopo che la studentessa di Veterinaria aveva pubblicato sul popolare social network una sua immagine con un respiratore sul volto e un foglio con su scritto “Io, Caterina S., ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro”. Da li la ragazza, che ricordiamo soffre di ben quattro malattie genetiche rare che la costringono a lunghe terapie ogni giorno, ha ricevuto trenta minacce di morte e oltre 500 insulti.
Il sito web de La Nuova Bussola Quotidiana opera un ragionamento in merito alla storia di Caterina che fa senz’altro riflettere:

“E’ il vero volto dell’animalismo, che nella sua essenza non è amore per gli animali ma odio per l’uomo“.

E poi si spinge oltre, parlando di “terrorismo animalista”. Il quotidiano online cita il segretario generale di Federfauna, Massimiliano Filippi, il quale espone in modo chiaro e inequivocabile in che misura l’animalismo estremo sia deleterio tanto per l’uomo che per gli animali stessi:

“Un “animalista” non è un amante degli animali e un “amante degli animali” non può essere un animalista!  Chi, come l’animalista, è contrario senza se e senza ma all’allevamento o ad altre attività umane con gli animali, compreso il consumo di carne e l’utilizzo di pelli e pellicce, non tiene conto che la sopravvivenza di molte specie animali ormai dipende in gran parte dal fatto che l’uomo tragga beneficio dalla loro esistenza. Chi alleverebbe mai una razza bovina come la Chianina se nessuno più mangiasse la fiorentina? Chi, come l’animalista, è contrario senza se e senza ma alla sperimentazione animale, non tiene conto che è grazie alla sperimentazione animale che oggi esistono tanti farmaci e pratiche veterinarie in grado di salvare anche i suoi animali da patologie per le quali in passato sarebbero morti. Una persona che preferirebbe vedere una specie animale estinta piuttosto che gestita dall’uomo, non solo non ama quella specie animale, ma neanche tutti gli altri animali, visto che sono, anzi siamo, tutti tasselli di uno stesso puzzle”.

Come non parlare poi di quanto accaduto alcuni mesi fa a Milano, quando alcuni animalisti in un blitz notturno hanno liberato centinaia di topi da laboratorio in nome della loro causa, non rendendosi conto che gli stessi animali fuori da quei laboratori asettici non avrebbero avuto possibilità di vita. E cosa più importante, sono andati gettati al vento anni e anni di ricerca su malattie anche gravi, come quella di Caterina. Ancora indietro nel tempo, nell’aprile 2013, uno dei laboratori del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano è stato occupato per 10 ore dagli attivisti del “Coordinamento Fermare Green Hill”, i quali hanno provocato anche in questo caso la perdita di dati fondamentali per la ricerca liberando alcuni animali e rendendo inservibile il materiale fin lì raccolto. Ancora una volta, oltre a non apportare alcun contributo rispetto alla vita di questi animali -che come detto vanno incontro a sicura morte dopo la “liberazione”, visto che nascono e crescono in ambiente asettico-, l’azione degli attivisti va a detrimento dei tanti sacrifici umani ed economici dei ricercatori e dello stato, dei fundraiser come Telethon, AIRC e NIDA, nonché, chiaramente, della speranze dei malati. Nonostante da più parti la scienza affermi che la sperimentazione animale è inutile.

Di pari passo rispetto ai tanti episodi legati all’attivismo animalista anche i tentativi definitori e concettuali del fenomeno. Su Tempi del 27 dicembre, sulla scia del concetto di terrorismo animalista, si legge di un fenomeno attuale chiamato nazi-animalismo:

“La categoria comprende quegli animalisti così spinti nelle loro idee da disprezzare gli esseri umani, tanto da preferire la morte di questi ultimi piuttosto che sacrificare i primi. La maggior parte sono incoerenti, mangiano comunque carne e derivati, indossano abiti in pelle, utilizzano le medicine sperimentate nel passato per sé e per gli animali domestici”.

I nazi-animalisti “Invocano l’uso di sistemi alternativi, e quando gli si risponde che non esistono (ad esempio, dato che non si possono riprodurre le funzioni vitali in piastra), ripiegano sull’uso degli umani. Gli umani scelti naturalmente devono far presa sul pubblico, e quindi appartenere a quelle categorie comunemente definite come “cattivi””.

D’altro canto, successo ha riscosso in tutta Europa un’iniziativa popolare dal nome Stop Vivisection! che ha la finalità ultima di abolire del tutto la sperimentazione animale, innanzitutto attraverso l’abrogazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici; la raccolta firme si è conclusa lo scorso dicembre, e ha raggiunto quota 1.326.000, superando abbondantemente il milione necessario ai sensi del Trattato di Lisbona.
Dopo una verifica (riconteggio) nei livelli nazionali, la proposta sarà vagliata prima in Commissione, poi dal Parlamento e dal Consiglio sempre a Bruxelles. Il sostegno anche a livello politico è stato molto forte, tanto che il varo di nuove normative che scardinino il sistema attuale pare molto probabile. Ciò che molti ricercatori contestano a quest’iniziativa è la confusione che la stessa può generare nei cittadini, dato che la vivisezione rappresenta soltanto una minima parte della sperimentazione, ormai desueta e destinata a scomparire del tutto. Infatti, l’abrogazione della direttiva 2010/63 condurrà all’abolizione della vivisezione, ma saranno necessari altri atti comunitari per arrivare alla totale eliminazione della sperimentazione animale nell’UE, cosa che, al momento, questa si, sembra davvero difficile. Colpa delle lobby mediche? O di qualche oscura congiura delle case farmaceutiche?

In ultima analisi, è indubbio che la sperimentazione animale sia di per sé un metodo perfettibile e che si spera possa essere superato, proprio perché vengono utilizzati altri esseri viventi come cavie con la finalità di migliorare la vita degli umani. Ma di fronte ad un malato di Parkinson, di Alzheimer, di SLA o di altra grave patologia ve la sentireste di rispondere, come qualcuno ha fatto con Caterina Simonsen su Facebook, “meglio 10 topi che te”? Io, personalmente, no.

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