Il Papa bastona Salvini, e lui sale sulla ruspa

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Matteo Salvini lancia la sua ruspa contro il Vaticano. Succede dopo le parole di Papa Francesco, che in vista della Giornata mondiale del rifugiato (prevista domenica e organizzata dall’Onu) dice: «Chiediamo perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta» in faccia ai profughi, «fratelli e sorelle che cercano una casa dove poter vivere senza timore». Il leader leghista, parlando a Radio Padania, sbotta: «Noi non abbiamo bisogno di essere perdonati. Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?».

E ancora: «Adesso va a Torino, chissà se oltre ai profughi incontrerà anche dei torinesi sfrattati. Non credo. Peccato, mi piaceva tanto all’inizio». Le parole del capo leghista fanno il miracolo: uniscono destra e sinistra. Compatte nell’indignarsi contro il Carroccio. «Adesso la destra razzista e xenofoba se la prende pure col Papa!» urla il capogruppo dei deputati di Sel Arturo Scotto. «Quello del leader della Lega è un delirio di onnipotenza» detta Gianfranco Librandi di Scelta civica.

«Il populismo becero di Salvini non conosce limiti» ringhia Stefano Pedica del Pd. Esprime «sconcerto» per l’affondo di Salvini anche il presidente di Italia Unica Corrado Passera. La Lega «eviti di insultare il Papa» detta invece Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera dell’Area popolare-Nuovo centrodestra. Che aggiunge: «Se Salvini non sente il bisogno di chiedere perdono di nulla, beato lui, di solito questo succede a chi sta diventando cinico o a chi è insensibile». Col passare delle ore, le agenzie fanno rimbalzare altre dichiarazioni che grondano indignazione. Soprattutto dal Pd.

Si distinguono la governatrice delFriuliVenezia Giulia, Debora Serracchiani («Salvini calpesta il lavoro dei volontari cattolici»), il deputato di origini marocchine Khalid Chaouki (il Carroccio «non vuole risolvere i problemi») e l’europarlamentare Simona Bonafè («la Lega fa propaganda a tutti i costi»). Salvini prende nota e rilancia: «Consiglio il libro di Socci “Non è Francesco”», che è un duro attacco al Santo Padre tanto che si mette in discussione perfino la sua elezione. «Fosse per Salvini, anche quel Papa straniero dovrebbe tornarsene a casa…» ironizza il leader di Sel Nichi Vendola, mentre il segretario del Carroccio annuncia che oggi sarà all’Avis «per donare il sangue» ma non arretra di un millimetro. Anche se Roberto Calderoli giura di voler lanciare un messaggio distensivo, quando invita Ber-goglio «a venire a Pontida per ascoltare il popolo».

La Lega ha sempre avuto un rapporto burrascoso con Oltretevere. Uno dei momenti più critici accadde quando da Ponte di Legno un ruggente Bossi se la prese col Papa «polacco» Giovanni Paolo II, rimpiangendo «il bergamasco» Giovanni XXIII. Era il 1997. E il Sena-tur disse: Karol Wojtyla«ha investito nel potere temporale, nello Ior e nei Marcinkus. Ha investito nella politica dimenticando il suo magistero di spiritualità». Seguirono, negli anni, altri affondi contro «i vescovoni» e quella Chiesa che secondo i leghisti boicottava l’indipendenza della Padania. «Basta con i bla bla del Vaticano» ringhiava l’Umberto nel 2000. Polemica furiosa anche nel 2004, quando Wojtyla pronunciò scherzosamente la frase «semo romani» e la Padania s’infuriò scrivendo un editoriale in cui definiva «inquietante» l’uscita del Santo Padre. Tanto che Bossi, a fine febbraio 2004, inizierà una campagna battente per «togliere i soldi alla Chiesa». I più attenti ricordano che dopo quegli affondi, il Senatur ebbe il malore che cambiò per sempre la sua vita. Ma Salvini non è scaramantico.

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