Il PD di Renzi in caduta libera

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Il Pd precipitato al 32,2 per cento i Cinque Stelle in risalita al 26,1 per cento, il centrodestra insieme (FI al 14,2 e Lega al 14) al 28,2: il sondaggio di Ilvo Diamanti pubblicato ieri da Repubblica fornisce la fotografia di un partito e di un leader in crisi. “Renzi mai così giù” titola il quotidiano diretto da Ezio Mauro, che fino ad ora con questo governo è stato decisamente simpatizzante.

E via, le prime due pagine del giornale di numeri e tabelle, che descrivono un crollo. Da marzo a giugno il gradimento di Renzi scende da 49 a 41 (sale Salvini, da 32 a 37, e anche Grillo, da 25 a 31, entra in classifica Di Maio con 28). Ben il 76% degli intervistati ritiene che il governo sia indebolito dopo le amministrative. Sono giorni che le pagine dei giornali raccontano che è finito il mito dell’invincibilità del segretario-premier. Venerdì Ixè per Agorà registrava il passaggio in un settimana del Pd dal 35,6% al 33,8%, la crescita dell’ M5S al 21,7% (+0,9%) e della Lega Nord al 15,9% (+0,8%). Mentre Forza Italia scende sotto il 10 per cento (9,9%). Secondo la stessa rilevazione il premier passa dal 34% al 33%, e il governo si attesta al 27%, perdendo 2 punti. Un altro indizio arriva dall’indice di gradimento dei vari ministri, elaborato da Alessandra Ghisleri: prima arriva Beatrice Lorenzin, poi Graziano Delrio, terzo Dario Franceschini. Solo quarta la Boschi, che del ren-zismo è l’emblema più riconoscibile, subito dopo il premier.

“SIAMO in un contesto di campagna permanente in un regime parlamentare. Letale per chi governa. Hollande è sceso fino al 12%, Obama non so dove è finito. I sondaggi registrano il termometro dell’opinione pubblica”, spiega Mauro Calise, politologo (autore, tra gli altri, del libro Il partito personale). “Renzi e il Pd sono in declino da qualche mese”. E avverte: “La riforma della scuola non è stata la più brillante, la poteva evitare. Quando si toccano mondi centrali per il futuro del paese bisognerebbe andarci più piano”. Però Calise chiarisce che “il voto delle regionali è un voto locale. E bisogna tener presente che il paese ha tre blocchi ancora in piedi. E alternative al governo non ce ne sono ”.

ALLE ANALISI dall’esterno si sommano quelle dall’interno. “Arriviamo alle elezioni a pari passo con i Cinque Stelle nei sondaggi: meglio così, è stato così anche alle Europee”, ostentano sicurezza gli uomini del premier. Ma intanto Renzi dopo un paio di settimane di stop e di semi-oscuramento autoimposto, è ripartito all’attacco.

Mafia Capitale, immigrazione e scuola sono i tre dossier più critici. Criticità che si vedono dalle oscillazioni del premier. Prima ha difeso il sindaco di Roma, Ignazio Marino, poi l’ha scaricato in tv. Adesso è in una posizione attendista, con la sfida a governare la città. Sulla scuola, è andato avanti a spada tratta, poi ha annunciato uno stop, poi ha scelto di rimangiarselo, pronto a mettere la fiducia. I sindacati chiedono ugualmente le 100mila assunzioni, ma lui ribadisce: “Assunzioni solo con la riforma”.

Assedio pure sul tema dei migranti, con l’Italia che non riesce a gestire l’emergenza e l’Europa che sembra non avere alcuna intenzione di cambiare una virgola, magari ripensando il sistema di ripartizione delle quote. Intanto Renzi ha risposto ai sondaggi diffondendo una e-news, introdotta dalla foto con la Merkel e Obama (quella fatta dal fotografo di Palazzo Chigi in cui i tre sembrano soli su una panchina). Dieci punti con il riassunto delle cose fatte e qualche annuncio. Mar-tedi in Cdm i decreti delegati sul fisco, giovedì lo sblocco delle opere pubbliche. E poi, avanti su scuola e riforme. L’ammissione: “Abbiamo perso qualche ballottaggio di troppo”. La captatio benevolentiae agli studenti: Come vi sono sembrate le prove di quest’anno? E, soprattutto, toglietemi una curiosità: quale tema avete scelto voi?”.

NEL FRATTEMPO, la piazza del Family Day contro le unioni civili, con uno dei partiti di governo che dovrebbero votare la legge, è un altro fronte che si apre. “Con una contrapposizione tra la destra e la sinistra, vince la destra”, dicono i fedelissimi del premier. “Matteo sta cercando di tenere alti Grillo e Salvini perché se arriva un uomo di Berlusconi, perdiamo”. Il fronte della contrapposizione è individuato, il messaggio che gira nei “circoli” renziani per una volta non è trionfale: “Le unioni civili? Se è così, non le faremo. E come facciamo?”.

 

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