Il peperoncino rosso protegge il cuore e allunga la vita

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E’ quanto emerge da una ricerca condotta da un team di ricercatori dell’Università del Vermont (Burlington), pubblicata su su PLoS ONE, è suggerisce che consumare ogni giorno spezie piccanti riduce del 13% il rischio di morte e in particolare per quanto riguarda ictus e malattie cardiache.

La ricerca è stata condotta in base ai dati raccolti dal National health and nutritional examination survey III, un’indagine che ha monitorato l’alimentazione di più di 16mila cittadini americani di almeno 18 anni.

Gli studiosi hanno osservato che i consumatori abituali di peperoncino rosso tendevano a essere più giovani, di sesso maschile, bianchi, sposati, con il vizio del fumo, abituati a bere alcolici e a mangiare più verdure e carne, caratterizzati da livelli inferiori di colesterolo Hdl (quello “buono”), con un reddito e un livello d’istruzione inferiore, rispetto a quelli che non mangiavano l’alimento. “Sulla base dei risultati del nostro studio, che confermano i dati ottenuti da ricerche precedenti, potrebbe essere possibile affermare che il consumo del peperoncino o di cibo piccante potrebbe diventare una raccomandazione dietetica”, ha commentato Mustafa Chopan, coordinatore dello studio.

Sembrerebbe che la capsaicina contenuta nel peperoncino potrebbe influenzare positivamente i meccanismi cellulari e molecolari che ostacolano l’obesità e modulare il flusso sanguigno coronarico. Tutte caratteristiche che porterebbero i consumatori di peperoncino a vivere più a lungo. Inoltre il peperoncino è dotato di interessanti proprietà antibatteriche, molto positive anche per il funzionamento della flora intestinale.

Peperoncino: una sola parola per una gamma straordinaria di colori, forme, dimensioni, sapori, piccantezza e, ovviamente, utilizzazioni. Spezia e rimedio medicinale di antichissimo impiego presso le popolazioni centro e sudamericane, dopo la scoperta dell’America è divenuto un elemento caratteristico e indispensabile nella cucina di tanti paesi asiatici, africani ed europei. Oggi sono migliaia le varietà disponibili: tale ricchezza è il frutto di un lungo lavoro di miglioramento e selezione iniziato nel continente americano più di 9000 anni fa e che continua tuttora grazie a coltivatori, sperimentatori e appassionati di tutto il mondo. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dedica questa “perlina”– la quinta dopo Oro, Primati, Papiri, Piante ed ebbrezze – ai Peperoncini per tratteggiarne la storia, fra botanica e cultura, tradizione e curiosità.

Il peperoncino contiene capsaicina, una sostanza in grado di aumentare la temperatura corporea, accelerare il metabolismo, l’ossidazione dei grassi e, quindi, il dispendio energetico. In poche parole: se si unisce il peperoncino ai cibi che vengono consumati, il metabolismo diventa più attivo, brucia una maggiore quantità di grassi e tutto ciò favorisce il dimagrimento. Le conferme della scienza Secondo uno studio della Purdue University, pubblicato dalla rivista «Physiology & Behaviour», aggiungere ½ cucchiaino al giorno di peperoncino ai pasti quotidiani può aiutare chi sta seguendo un programma alimentare finalizzato alla riduzione del peso corporeo a limitare l’appetito e a bruciare più calorie. Lo studio è stato condotto su venticinque persone e ha rilevato su tutti i partecipanti un aumento della temperatura interna e una maggior combustione delle calorie ingerite. Invece, il senso di fame ridotto è stato rilevato soprattutto tra coloro che non utilizzano la spezia d’abitudine.

Il peperoncino (Capsicum spp.) appartiene alla famiglia delle Solanacee, la stessa di patate, melanzane e pomodori, ed è presente in numerose varietà con gradi di piccantezza diversi. n Contiene capsicina, capsaicina e alcaloidi che danno il sapore piccante; sono inoltre presenti carotenoidi, vitamina C (è uno tra i cibi più ricchi di questa vitamina), E, B1, B2 e PP, bioflavonoidi, potassio e rame.

Con il peperoncino puoi preparare un ottimo caffè bruciagrassi. Ecco come fare: unisci 1 presa di peperoncino in polvere a 1 bustina di stevia (dolcificante naturale a 0 kcal che trovi anche al supermercato), quindi aggiungi il mix a una tazzina di caffè. Puoi bere questa gradevole bevanda a fine pranzo e a fine cena. Per chi non ama il sapore piccante, basta aggiungere un goccio di latte.

Il peperoncino può essere utilizzato per insaporire cereali, verdure, carni, pesce, legumi ecc., ma anche salse, frullati, dolci, frutta, tè e tisane. Ne basta 1 presa da unire al cibo a fine cottura o, meglio ancora, quando il cibo cotto è già nel piatto, per ottenere ottimi risultati nell’ambito di un regime alimentare dimagrante.

Un pizzico di fuoco che riscalda ogni piatto. Il peperoncino piccante è una delle spezie maggiormente utilizzate in molte delle tradizioni culinarie di tutto il mondo, tra cui ovviamente anche la nostra. Da sempre molto apprezzato, è usato sia per dare sapore ai cibi che per cure di bellezza; le sue proprietà curative sono state a lungo studiate e oggi si può affermare che a giuste dosi il peperoncino deve far parte della dieta delle persone.

STORIA DEL PEPERONCINO Il peperoncino piccante ha una storia molto antica; la prima testimonianza la ritroviamo nella biografia di Montezuma, appartenente alla dinastia Azteca, che durante la sua prigionia, trascorreva il tempo mangiando pietanze a base di peperoncino, in compagnia delle sue concubine. In tempi più recenti, fu Cristoforo Colombo ad importarlo dalle Americhe, e gli spagnoli lo introdussero in Europa. Essendo considerato una spezia, ci si aspettava un guadagno ben più cospicuo di quanto in realtà fu; infatti, molto presto ci si accorse che si trattava di una pianta facilmente coltivabile e adattabile a molti climi. Così chiunque poteva piantare i suoi semi e usufruire del gusto, a differenza di altre spezie molto costose e introvabili come cannella, e noce moscata. Il nome Peperoncino deriva dal latino Capiscum, dove capsa significa scatola; infatti, questo frutto ha una forma molto simile ad una scatola contenente i suoi semi. Secondo altri invece il nome deriverebbe dal greco Kapto che significa mordere, riferendosi al piccante che “morde “ il palato quando si gusta. In Italia è chiamato peperoncino, mentre nei Paesi di lingua inglese e spagnola si chiama Chili, e in Portogallo e Spagna è soprannominato Aji o Ancho.

PRINCIPALI SPECIE DI PEPERONCINO Nonostante siano numerosissime, le specie di peperoncino più usate e conosciute sono 5: • Capsicum annuum: è la varietà quasi certamente più coltivata, comprende i peperoni dolci, il peperoncino usato in Italia, il peperoncino di Cayenna e quello messicano Jalapeno. Questa pianta ha un grosso arbusto a cespuglio, le sue foglie sono verdi e i fiori bianchi; il suo frutto è una bacca con forme e grandezze diverse. La polvere che deriva da questa specie di peperoncino è la famosa Paprika. • Capsicum baccatum: all’interno di questa specie, la varietà più nota è quella dei peperoncini Aji, frutti dal colore rosso e giallo, provenienti dalla Bolivia e dal Perù. Il grado di piccantezza è medio. • Capsicum chinense: questa varietà comprende i peperoncini più piccanti al mondo, gli Habanero provenienti dall’America del sud, con una forma arrotondata, rossi o arancioni e un sapore oltre che piccante leggermente fruttato. • Capsicum frutescens: seguono i chinense per piccantezza e tra la varietà più famosa ricordiamo il tabasco. I peperoncini tabasco, originari del continente americano e di una parte dell’Asia, hanno una forma allungata, un colore rosso vivo e sono ricchi di succo. • Capsicum pubescens: è la specie che si differenzia maggiormente dalle altre poiché i suoi fiori hanno un colore violaceo, le foglie sono pelose e la pianta può raggiungere grandi dimensioni La varietà più nota è chiamata in Messico Manzano e in Perù, Cile e Ecuador, Rocoto. Il frutto ha un colore rosso vivo e la sua forma è simile ad una mela, ma il gusto è molto piccante.

PERCHÉ IL PEPERONCINO È PICCANTE Il peperoncino, di qualunque varietà sia, contiene capsaicina la principale responsabile del grado di piccantezza. La capsaicina provoca la sensazione di bruciore proporzionalmente alla sua quantità all’interno del seme. Quando si mangia qualcosa di particolarmente piccante, sembra che la bocca prenda fuoco, ma si tratta solo di una sensazione perché in realtà la temperatura rimane uguale a prima.Questa sostanza interagisce esclusivamente con alcuni termorecettori presenti nella bocca che segnalano al cervello l’innalzamento della temperatura, oltre i 43°, e li attiva come se avvenisse un reale aumento di temperatura nel corpo; a questo punto il cervello invia il segnale di bruciore. La fase di intenso “piccare” dura qualche minuto, e lascia spazio ad una sensazione di benessere innescata dal fatto che il dolore causato dalla capsaicina, produce nel cervello le endorfine, sostanze naturali che attenuano il dolore e regalano sensazioni piacevoli. Cosa fare per diminuire la sensazione di bruciore del peperoncino Solitamente, dopo aver ingerito qualcosa di particolarmente piccante, soprattutto se si è poco abituati, le persone istintivamente bevono acqua, senza avere però alcun effetto benefico, perché i capsocinoidi non sono solubili in questo liquido. È consigliabile quindi mettere in bocca un pezzo di pane, bere del latte, o assumere olio, grassi o super alcolici, nei quali la sostanza piccante si scioglie, e la sensazione di fuoco in bocca si allevia.

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