Il Pil torna a salire l’Italia è fuori dalla recessione Padoan: una svolta

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«Growth is back». La crescita è tornata. Roma per una volta è riuscita a battere le aspettative degli analisti. In meglio. Come quelle di Unicredit che nel suo report ha parlato di «una sorpresa positiva». C’è chi si spinge oltre, come l’agenzia di rating Moody’s, che adesso reputa per l’Italia possibile raggiungere una crescita per quest’anno anche dell’1%, più alta di tre decimali di punto di quella dello 0,7% stimata dal governo nel Documento di finanza di aprile. A certificare l’aggancio di Roma alla ripresa sono stati i dati diffusi ieri dall’Istat.

La crescita economica nel primo trimestre dell’anno su quello precedente, è stata dello 0,3%. Il miglior dato dal primo trimestre del 2011. Leggermente inferiore a quello registrato in media in Eurolandia, dove il Pil è salito dello 0,4%. Ma va considerato che tutte le stime dicevano che il segno più davanti al Pil italiano non sarebbe andato oltre due decimali di punto. Ed in fin dei conti Roma ha registrato una performance esattamente in linea con quella tedesca, uno 0,3% che per Berlino va considerato un risultato mediocre rispetto al consueto andamento della sua economia-locomotiva.

IL CONFRONTOFanno meglio Francia (+0,6%) e Spagna (+0,9%). Scende invece per il secondo trimestre consecutivo il Pil della Grecia (-0,2% dopo il -0,4% dell’ultimo quarto del 2014). Una rondine certo non fa primavera. La crescita acquisita per l’Italia sul 2015 è dello 0,2%. Un dato che rende a portata di mano, come ha ricordato ieri il centro studi Nomisma, l’obiettivo indicato nel Def dal governo di una crescita per l’intero anno dello 0,7%. La stessa indicazione è arrivata direttamente anche dal Tesoro, secondo cui i dati dicono «che l’economia italiana è entrata nuovamente in una fase ciclica espansiva dopo una lunga recessione. Il segnale», ha aggiunto via XX settembre, «è particolarmente favorevole perché il risultato registrato dall’Istituto di statistica è migliore delle stime interne elaborate per il primo trimestre dell’anno dagli uffici tecnici del ministero e sopravanza, in misura ancora maggiore, le previsioni effettuate, per lo stesso periodo, dai maggiori organismi internazionali». Dati positivi ma ancora ben lontani dai tendenziali indicati sempre ieri per l’economia statunitense (+3%) o di quella inglese (+2,4%).

LE REAZIONIL’altra buona notizia per l’Italia, è che a trainare la ripresa sono stati soprattutto i consumi interni. Segno che la leggera ripresa del lavoro, ma anche probabilmente il bonus da 80 euro, stanno iniziando a dare i loro frutti. Un elemento, questo, sottolineato anche dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. «Con il mix di riduzione delle tasse, sostegno ai consumi, stimolo agli investimenti e riforme strutturali», ha detto il ministro, «abbiamo creato le condizioni per cogliere la finestra di opportunità determinata dal Quantitative easing e dal calo del prezzo del petrolio». Una linea condivisa anche dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, secondo cui «le misure adottate dal governo stanno funzionando». Se Confindustria vede il bicchiere mezzo pieno, c’è pure chi lo vede mezzo vuoto. Come Marcel Fratzscher, uno dei principali economisti tedeschi, presidente dell’istituto Diw. «L’Italia», ha detto, «non può accontentarsi di uscire dalla recessione, deve puntare a una crescita forte». L’economista si è detto «pessimista» sul futuro del Paese. Pur guardando con favore alla linea del governo di Matteo Renzi, che piace «perché ha coraggio», è convinto che non sia cosa semplice risolvere i problemi italiani. E le riforme potrebbero non bastare. «Se per i prossimi due tre anni ci si dovesse aspettare una crescita di circa l’1%, questa non sarebbe comunque sufficiente per ridurre la disoccupazione, e per dare un contributo all’abbattimento del debito italiano». Una nota stonata arriva anche sul fronte dell’inflazione che ad aprile, ha rilevato l’Istat, è tornata negativa arretrando dello 0,1%.

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