Il pirata rom scherza coi pm: «Ho confuso il gas col freno»

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«Ero io al volante, accanto mio padre, dietro mia moglie Maddalena e mio fratello Samuel. Quando ho visto la polizia ho avuto paura, ero senza patente e senza assicurazione, temevo di essere picchiato dagli agenti». Ha parlato Entony, il 17enne rom che, lo scorso 27 maggio, ha falciato con l’auto nove persone a Boccea, uccidendo la filippina Perez Corazon Abordo.

Il ragazzo ha ammesso le sue responsabilità, almeno in parte, visto che nell’interrogatorio di convalida del fermo ha trovato una serie di scuse un po’ campate in aria. Come la giustificazione di quella folle corsa a quasi 180 chilometri orari, per diverse centinaia di metri. «Mi sono fatto prendere dal panico e per sbaglio ho schiacciato l’acceleratore al posto del freno», ha detto ieri al gip del tribunale dei minori, che per lui ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Casal del Marmo con la pesantissima accusa di concorso in omicidio volontario.

Lo stesso reato che viene contestato agli altri rom che erano con Entony in macchina: la moglie 17enne Maddalena, il fratello 19enne Samuel e pure il padre Bahto. «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande», ha detto l’avvocato Antonio Gugliotta. «Non si è fermato all’alt perché si è spaventato, visto che in una precedente occasione era stato picchiato dagli agenti e pensava di prendere nuovamente delle botte, visto che non aveva la patente né l’assicurazione», ha spiegato il penalista. «Non credo che si sia reso conto di ciò che ha fatto», ha aggiunto l’avvocato, «e il problema è proprio questo, si tratta di valutare il grado di maturità del minore. Era terrorizzato e ha chiesto perdono, è sinceramente addolorato».

Quello che è certo è che Entony fosse abbastanza maturo per comprare una macchina pur sapendo che non avrebbe potuto guidarla né intestarsela. Tanto più che già una gli era stata sequestrata, quando mesi fa era stato beccato al volante. Non contento, Entony si è procurato il denaro e ne ha trovata presto un’altra. Al giudice ha chiaramente spiegato che la Lancia Lybra era sua, che l’aveva comprata con i suoi soldi dieci giorni prima dell’incidente, l’aveva pagata 700 euro e la vettura era rimasta di proprietà di un pregiudicato che ne possiede altre 60. «Era un catorcio e sicuramente non poteva andare a 180 km/h», ha precisato l’avvocato.

Il pirata della strada ha parlato anche della latitanza con suo fratello Samuel, che in macchina, quella sera, continuava a dargli del «bastardo» e del «disgraziato» per quello che aveva fatto. I due fratelli braccati, nei cinque giorni di fuga, hanno dormito in ripari di fortuna. «Siamo stati all’addiaccio senza poter mangiare.

Ci siamo nascosti perché avevamo paura di essere ammazzati», ha confessato Entony. «Ha detto di essere andato a piedi a Fregene e di avere vissuto nella macchia», ha aggiunto l’avvocato Gugliotta. Al termine dell’interrogatorio di garanzia il rom è stato trasferito in carcere. Anche seviene da chiedersi quanto ci resterà. Del resto lo aveva detto anche la sorella ai microfoni di Dalla vostra parte: «Tranquilli, tanto fate poca galera».

Gli inquirenti, ora, sono convinti di aver chiuso il cerchio, anche se resta da chiarire l’eventuale presenza in auto del padre Bahto. Oggi sarà sentito Samuel che, probabilmente, si avvarrà della facoltà di non rispondere. Intanto i difensori di Maddalena, Carola Gugliotta e Valentino Brunetti, hanno annunciato un’istanza per chiedere la scarcerazione della giovane, che recentemente aveva avuto un ruolo da attrice in un cortometraggio dal titolo tristemente profetico: «La fuga».

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