Il premier scarica Marino da Vespa: meglio se va via

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Da qualche giorno stiamo costantemente discutendo sul futuro dell’amministrazione di Roma. Ignazio Marino è una persona perbene riconosciuta da tutti. Chi ruba è un ladro, chi non ruba è onesto ma chi è onesto deve essere anche capace”.

Matteo Renzi alla fine quello che aveva sulla punta della lingua da giorni (per non dire da mesi) l’ha detto chiaro e tondo. E ha utilizzato come palcoscenico nazionale per scaricare il sindaco di Roma il salotto di Bruno Vespa. Quello stesso Vespa che ha giurato odio eterno al Sindaco della Capitale da quando lo cacciò dal Teatro dell’Opera.

Ci è andato diritto Renzi in tv. E ha utilizzato pure il pubblico di Porta a Porta nel suo piano per delegittimarlo. Durante una pausa pubblicitaria rivolgendosi al pubblico, ha chiesto un parere sull’operato di Marino. Solo tre su una cinquantina di presenti in studio hanno provato a difenderlo. E Renzi, soddisfatto, ha scrollato le spalle: “Che ci posso fare?”. Era il responso che voleva.

Il premier pensa che tra i motivi principali che gli hanno fatto perdere le amministrative c’è Mafia Capitale. Marino non è mai stato al top delle sue simpatie. L’ha subìto e l’ha dovuto blindare all’inizio dell’inchiesta: come scaricare quello che appariva l’unico onesto in una banda di (presunti) malfattori? E poi, come sciogliere per mafia il Comune di Roma, quando in arrivo c’è il Giubileo? La decisione spetta al governo, anche se si attende la relazione del prefetto Gabrielli sulla Capitale. Ha tempo un mese, ma al Pd e a Palazzo Chigi la aspettano per fine giugno.

MA IL COSIDDETTO “piano inclinato”, quello che ha portato Renzi a mollare il sindaco di Roma e possibilmente lui a dimettersi di suo, è iniziato ormai da giorni. Il premier non vuole pagare per lo “schifo” di Roma. E allora, ecco l’ipotesi del commissariamento fatta circolare attraverso Repubblica venerdì. E poi la battuta a Massimo Gramellini su La Stampa: “Se torna il Renzi uno, io se fossi in Marino non sarei tranquillo”. Tradotto dal renzese l’invito è chiaro: “Dimettiti, o ci penso io”. Al netto del dibattito in corso sul Renzi 1 e il Renzi 2, il Renzi Rottamatore fu quello che avvertì Letta con un “#Enricostaise-reno” e poi lo spodestò da Palazzo Chigi.

“Il Campidoglio non sarà commissariato per mafia”, ha chiarito Renzi ieri (anticipando, peraltro, anche la relazione di Gabrielli). Ma a questo punto ha deciso la linea: “A me interessa capire se l’amministrazione pulisce le strade, mette a posto buche e emergenza. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa”. “Parole indecenti”, replica a muso duro Stefano Fassina della sinistra dem.

In definitiva, “non ci sono gli estremi per un commissariamento per mafia”, ma ci sono altre ragioni che possono condurre allo scioglimento. “Sia il sindaco sia l’amministrazione devono guardarsi allo specchio e decidere quello che si deve fare, ma basta con queste discussioni, anche perché c’è il Giubileo e Roma è sotto gli occhi di tutto il mondo”.

Le soluzioni “tecniche” per delegittimare Marino si trovano. È allo studio anche l’ipotesi di un Dpcm di commissariamento del Comune per irregolarità amministrative, meno pesante di quello per mafia.

PERCHÉ IL PREMIER anno e votare con le altre grandi città (Milano, Napoli, Cagliari, Torino). “Renzi ha voglia di rivincita”, spiega chi ci ha parlato. E allora aggiungendo Roma, per lui si prefigurerebbe una sorta di rivincita rispetto al turno amministrativo appena passato.

Marino ostenta sicurezza e per ora non molla. “Non mi dimetto. Io sono stato eletto e Renzi no”. E alza il tiro della sfida: “Mi deve sfiduciare il Pd in Campidoglio. E come se lo può permettere, visto che è tutto inquisito?”. Ma per il premier ha i giorni contati.

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