Il Re di Spagna prova a salvare la corona con una mossa clamorosa

1448

Raro caso in cui avere un poker di donne tra le mani è ben lungi dal far vincere la partita. Lo sa bene Felipe di Spagna, che a un anno dall’intronizzazione, dopo aver speso ¡primi dodici mesi a cercare di restituire credito alla Corona fiaccata dagli scandali del padre Juan Carlos, si ritrova di fronte un Paese se non apertamente ostile certo dubbioso, un popolo pronto a rinnovargli fiducia ma nel quale serpeggia sempre più la temuta parola: referendum. Una consultazione popolare su quale forma dare allo Stato che se fino a pochi mesi fa avrebbe visto il trionfo della monarchia, oggi…

Oggi no, e domani men che meno. Perché a giorni inizierà il processo contro l’Infanta Cristina, la regina di denari, colei che più di tutti ha contribuito a creare la frattura tra i Borbone e la nazione. Colpa di milioni di euro pubblici sottratti dal marito Inaki Ur-dangarin, finiti in parte anche nei conti di una società che fa capo alla secondogenita di Juan Carlos. La quale si difende dicendo che non sapeva, la quale, se i giudici daranno ragione all’accusa, rischia fino a sei anni di galera e quasi tre milioni di euro di multa. Uno scandalo colossale, che ha travolto il vecchio re – sapeva e taceva – costringendolo ad abdicare. Che ha lambito anche Felipe, così vicino a Inaki dal fargli comperare l’anello di Fidanzamento di Letizia. Saltò poi fuori che fu pagato con la carta di credito della ditta per la quale Urdangarin riceveva fondi del governo, Letizia lo restituì indignata.

Dall’inizio del ciclone, proprio su consiglio della moglie, la sua regina di cuori, il fu principe ora monarca ha praticamente rotto con l’amata sorella, rifiutandosi di apparire in pubblico con lei, si veda il recente funerale di Kardam di Bulgaria dove Cristina è stata piazzata a una ventina di banchi dal fratello. Un congelamento che rischia di essere definitivo dopo la revoca da parte di Felipe del titolo di duchessa di Palma di Maiorca dato a Cristina dal padre in occasione delle nozze con Urdangarin. Un atto clamoroso per decreto regio, dietro al quale si celano mesi di discussioni e trattative anche violente. Cristina si è affrettata a dire che la rinuncia è partita da lei, palazzo conferma spiegando tuttavia che non cerano alternative, che il re era arrivato aìYaut aut: o lo fai tu o lo faccio io. Un’operazione per smarcare l’attuale monarca da ogni riferimento agli Urdangarin, un segnale che Cristina non uscirà indenne dalle aule del tribunale. Il primo atto, tuttavia, di quella che potrebbe diventare una guerra fratricida.

Nelle scorse settimane, come peraltro fece anche Juan Carlos senza troppa lena, Felipe ha infatti chiesto all’Infanta di rinunciare formalmente anche a ogni diritto dinastico per lei e la progenie, un’uscita di scena che Cristina ha sempre respinto e continua a respingere forte del sostegno del resto della famiglia, in primis mamma Sofìa, consapevole che la Costituzione la protegge – i principi escono dalla linea successoria solo se si sposano senza l’assenso regio – e che per buttarla fuori Felipe dovrebbe riscrivere la Carta, sottoporla al voto delle Camere, che verrebbero poi sciolte, e quindi a un referendum popolare. Un processo macchinoso e non così urgente, in fondo l’Infanta è solo sesta nella corsa al trono, che tuttavia Felipe starebbe valutando come sommo atto della politica di pulizia e trasparenza avviata da lui su suggerimento della moglie.

Letizia che, se molto sta facendo per segnare il cambio di passo, alimenta però così il fuoco di chi la racconta come una regina dalla smodata ambizione, colei che ha davvero lo scettro del potere. In molti hanno storto il naso davanti alla sua nomina ad ambasciatrice Fao contro la malnutrizione: con che credenziali, lei sottile come una spiga? Altrettanti hanno avuto da ridire sulle foto che la ritraevano in giro per i bar della movida senza scorta c con il bicchiere in mano. Un’“o-perazione normalità” che forse piacerà ai giovani, ma additata come fasulla dai juancarlisti, i fedeli del precedente re ancora piuttosto influenti e consistenti non solo a corte. Gente che rema contro Felipe, che vede come il fumo negli occhi gli ammiccamenti che la regina, da sempre ritenuta dagli stessi una nemica di sinistra, lancia alle forze politiche emergenti nel Paese, pronte a spezzare il bipartitismo popolari-socialisti. Podemos soprattutto, il movimento che ha sbancato alle ultime elezioni conquistando i municipi di Madrid e Barcellona con Manuela Carmena e Ada Colau, le ultime due donne a turbare la diffìcile partita di Felipe. Simbolo di una Spagna che sta cambiando radicalmente, dell’afferma-zione di un “partito” che considera il referendum monarchia-repubblica non urgente ma auspicabile.

E poiché a poker si gioca con cinque carte, nella mano rischiatutto di Felipe ci infiliamo anche un fante che re vorrebbe essere, Albert Sola, colui che da anni sostiene di essere il primogenito di Juan Carlos e quindi il legittimo erede al trono. Dopo aver fallito l’assalto nei tribunali iberici, Sola ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La quale, se dovesse dargli ragione, farebbe spirare su Madrid non più venti avversi ai Borbone, ma la bufera di una mohición.

Condividi