Il Vaticano non arretra «Le nozze gay in Irlanda sconfitta dell’umanità»

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La reazione mostra quanto si sta muovendo in Vaticano, ad uno dei livelli più alti ed autorevoli Oltre-tevere, alla luce dello choc irlandese e in vista del cruciale appuntamento di ottobre, quando sarà convocato il Sinodo sulla famiglia. Dopo qualche giorno di commenti a caldo, con prese di posizioni anche piuttosto eclatanti, come le parole dell’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, secondo cui la Chiesa deve «aprire gli occhi», ossia «ascoltare i desideri delle persone omosessuali», ora il giudizio appare molto netto e poco incline ad essere variamente interpretato.

«La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difenderla, tutelarla e promuoverla perché il futuro dell’umanità e anche della Chiesa rimane la famiglia»: il cardinale Paro-lin insiste e chiarisce il concetto, a commento di quanto successo nella (ex?) cattolicissima Irlanda, ma soprattutto alla vigilia della pubblicazione del documento per il Sinodo sulla famiglia di ottobre, il nuovo “Instrumentum laboris”, il cui studio ed elaborazione sono il frutto di due giorni di riunione in Vaticano del Consiglio di segreteria del Sinodo deive-scovi con papa Francesco. La pubblicazione del testo base per i lavori del Sinodo è stata annunciata proprio ieri sera dal Bollettino vaticano, che parla della possibilità dell’uscita del testo entro «poche settimane».

Il cardinale indica con chiarezza la strada da seguire, i «paletti» che non si possono spostare in qualsiasi dibattito e confronto sul tema, anche il più aperto e dialogante: «Come ha detto l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, la Chiesa deve certamente tenere conto di questa realtà, ma deve farlo nel senso che deve rafforzare tutto il suo impegno e tutto il suo sforzo per evangelizzare anche la nostra cultura. Ma la famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difenderla, anche di fronte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni. Colpirla», ha insistito, «sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro».

E mentre la Santa Sede, attraverso le parole del segretario di Stato vaticano, esprime dunque la sua opinione sul sì irlandese alle nozze gay, anche in Italia il governo lavora alacremente per dare una forma legale alle unioni omosessuali. Infatti anche ieri il premier Matteo Renzi è tornato a ribadire quanto già abbondantemente annunciato: «Matrimoni

gay? La legge che noi proponiamo è quella tedesca, sono abbastanza ottimista che su quella legge finalmente arriveremo ad un punto di accordo in Parlamento già a partire da quest’estate», ha concluso con evidente soddisfazione.

Nel suo intervento al premio internazionale «Economia e Società», a Palazzo della Cancelleria, a Roma, dopo aver parlato di nozze gay e di difesa della famiglia – dichiarazioni che hanno rapidamente fatto il giro del mondo – il segretario di Stato della Santa Sede ha affrontato anche la spinosa questione dell’ambasciatore francese Laurent Stefanini, nominato dal governo Hollande ma che non ha ottenuto il gradimento dal Vaticano. Una questione che rimane ancora aperta tra Santa Sede e Francia ed è stata fonte di grande imbarazzo.

«Il dialogo è ancora aperto e speriamo che si possa concludere in maniera positiva», ha voluto spiegare Pa-rolin, in tono diplomatico. Secondo alcuni media francesi l’accredito sarebbe stato negato a Stefanini, indicato da Hollande come rappresentante francese il 5 gennaio, per via del suo orientamento omosessuale. Versione decisamente contrastata da chi, invece, sostiene che Papa Francesco avrebbe reagito con forza al tentativo di «forzargli la mano» con la nomina di Stefanini, data evidenta-mente per scontata troppo in fretta dallo stesso presidente Hollande.

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