Il Volo, “Finalmente anche l’Italia ci ama”

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Siamo stati i primi a superare i pregiudizi che provenivano dal ricordo dei “tenorini” di Ti lascio una canzone e a conoscere Gianluca, Piero e Ignazio in versione adulta, che è un mix fra Andrea Bocelli e gli One Direction, con tanto di foto da palestrati pubblicate sui social e ragazzine impazzite per loro in tutto il mondo. «Ci interessava farci conoscere come il Volo del 2015: non siamo più i ragazzini di qualche anno fa».

Dal 2010 a oggi i ragazzi hanno fatto tour mondiali “sold out”, bagni di folla, duetti con Barbra Streisand e Placido Domingo, esibizioni di fronte a Rania di Giordania, Alberto di Monaco, Bill Clinton. «C’è stata una persona che dietro a tre bambini buffi che cantavano ‘O sole mio ha visto un progetto mondiale. Non è da tutti prevedere il futuro», ci dice Gianluca. Quella persona è il loro manager, Michele Torpedine, l’uomo che hanno ringraziato sul palco dell’Ariston dopo la vittoria, scatenando le polemiche che vedremo.Il-Volo_980x571

Domanda. Siete famosi nel mondo, ma in Italia avete dovuto ricominciare da zero. Il giorno dopo la vostra prima esibizione una ragazza ha scritto su Twitter: “Vi ho visto ieri mattina al porto, se avessi saputo che eravate voi sarei venuta a chiedervi la foto!”.

Guanluca. «La scelta di Sanremo è stata nostra perché molta gente ci conosceva grazie alla tv ed era curiosa di rivederci, ma volevamo conquistare anche chi non sapeva chi fossimo e, prima o poi, doveva scoprirci (ride, ndr). E un conto è presentarsi come una cover band che canta II mondo, un conto è presentare un inedito pop-lirico».

D. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare, la critica meno.

Gianluca. «Riusciremo a convincere anche gli scettici».

Ignazio. «La nostra non è solo classica, è anche pop, nella base di Grande amore ci sono la batteria e le chitarre. Venite ad ascoltarci dal vivo, facciamo anche gli U2».

Piero. «Siamo convinti che se i ragazzi non hanno il pop lirico negli iPod, è perché lo devono ancora scoprire, ti fa provare sensazioni uniche. Oggi siamo primi in classifica, vedremo che cosa succede».

D. Siete molto sincronizzati, vi capita mai di litigare?

Ignazio. «Litighiamo difficilmente, al massimo discutiamo, solo che lo facciamo a sono la batteria e le chitarre. Venite ad ascoltarci dal vivo, facciamo anche gli U2».

Piero. «Siamo convinti che se i ragazzi non hanno il pop lirico negli iPod, è perché lo devono ancora scoprire, ti fa provare sensazioni uniche. Oggi siamo primi in classifica, vedremo che cosa succede».

D. Siete molto sincronizzati, vi capita mai di litigare?

Ignazio. «Litighiamo difficilmente, al massimo discutiamo, solo che lo facciamo a voce alta (ride, ndr).

Piero. «Ognuno ha il suo molo, ci compensiamo e, quando nasce un problema, lo risolviamo al momento».

Chiediamo, allora, ai ragazzi una replica allo sfogo di Roberto Cenci, regista di Ti lascio una canzone (vedi pagina 16), che voleva essere ringraziato da loro dopo la vittoria.

Loro, intanto, partono per Agrigento, Marsala e Roseto per raggiungere i propri affetti. «Ci mancava l’Italia, ci mancava di sentirci amati anche qui. Il Festival ci ha dato una risposta».

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