Immigrati: altre dieci vittime, l’Ue dichiara lo stato di emergenza

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L’ennesimo naufragio d’immigrati nel Canale di Sicilia ha registrato altre dieci vittime. In un totale di sette operazioni la Guardia costiera ha messo in salvo 941 immigrati approdati in Sicilia e provenienti da diversi Paesi: Siria, Libia, Tunisia, Palestina e Africa sub-sahariana. Tra loro più di 30 bambini e oltre 50 donne, tra cui molte incinte (una di queste è stata trasferita d’urgenza da una motovedetta perché bisognosa d’immediate cure mediche).

 A recuperare le salme dei dieci profughi, morti per il ribaltamento di un gommone, è stato l’equipaggio della Dattilo CP940 della Guardia Costiera a seguito di una segnalazione da parte del rimorchiatore OOC Cougar operante nei pressi delle piattaforme petrolifere della Libia.>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTI

Insieme ai dieci cadaveri sono stati recuperati e imbarcati dalla Dattilo 121 superstiti, che aveva già a bordo altri 318 immigrati tratti in salvo da una precedente operazione.

Oltre alla Dattilo, sono intervenuti per altri soccorsi un mercantile, la nave Fiorillo CP904 della Guardia costiera, una nave della Marina Militare del Triton che hanno messo in salvo immigrati caricati su 5 gommoni e 2 barconi.

 L’Unione Europea ha dichiarato la necessità di cooperare con i paesi d’origine degli immigrati (quindi, anche con regimi dittatoriali) pur di far fronte radicalmente al problema dei flussi migratori. L’ha riferito Dimitris Avramopoulos, Commissario UE agli Affari Interni. Operare con alcuni regimi dittatoriali (Rabat e Kartoum) non significa però legittimare i loro regimi a livello politico. Lo scopo è cooperare per combattere il traffico di persone e mettere i loro Paesi davanti alle proprie responsabilità. Il giorno seguente all’ennesima tragedia per il naufragio che ha registrato altre vittime al largo delle coste di Lampedusa, l’Unione Europea sposta da luglio a maggio l’agenda per stabilire una strategia riguardo alla gestione dei flussi migratori. S’intensifica il senso di emergenza e il bisogno di anticipare e accelerare il processo. Avramopoulos ha affermato che tutti gli Stati europei devono impegnarsi per i salvataggi degli immigrati; Federica Mogherini sottolinea il fatto che “questa questione misura la credibilità nel nostro essere uniti come europei”.

 L’obiettivo per tutti i Paesi membri dell’Unione Europea riguardo alla questione degli immigrati è agire in modo che non debbano più ripetersi tragedie come quella avvenuta la scorsa notte. La strategia per gestire al meglio le migrazioni verso il vecchio continente è un’emergenza e una priorità assoluta della Commissione. Il primo dibattito ha stabilito le quattro principali aree d’intervento: applicazione del sistema comune di asilo, incoraggiamento dell’immigrazione legale, lotta ai flussi irregolari e alla tratta di esseri umani, salvaguardia delle frontiere esterne.

In base ai dati forniti da Frontex, il 2014 ha registrato 278 mila immigrati irregolari (in gran parte clienti e vittime dei trafficanti) ovvero il doppio rispetto al 2011. La Commissione è in procinto di mettere a punto azioni e strumenti concreti per agire in determinati Paesi in collaborazione con i Paesi terzi. Conta anche sulla possibilità di accordi di riammissione e cooperazione (secondo i processi di Rabat, Khartoum o Budapest) anche con regimi dittatoriali “senza per questo legittimarli” ha sottolineato Avramopoulos. Riguardo alla questione della protezione delle frontiere, la Commissione dovrà decidere sul potenziamento operativo dell’agenzia Frontex. Secondo un comunicato di ieri “gli Stati membri devono mettere in comune maggiori risorse per potenziare le attività di Frontex e mobilitare le squadre di guardie di frontiera europee”.

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