In coda sull’A3, l’autostrada infinita tra farsa e tragedia

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Fino a Battipaglia tutto bene. E allora varrebbe la pena fermarsi un attimo per rilassarsi e addentare una “zizzona”, l’enorme mozzarella di bufala che i maestri casari modellano a immagine e somiglianza del seno generoso di una donna. Un trionfo del gusto. E del colesterolo. Ma non si può, perché il tempo è poco e la fila di auto, pullman granturismo e camion è tanta. Il traffico scorre, ma tra pochi chilometri…

Benvenuti sulla A3, la Salerno Reggio Calabria: 442,9 km di incertezze. A cominciare dal nome, “autostrada”, una qualifica abusiva, velleitaria, usurpata fin dalle origini. Anni Sessanta del secolo passato, boom economico, Italia da unire, e industria dell’automobile smaniosa di piazzare i suoi modelli economici e popolari alle grandi masse. Bisognava costruire strade.

AL FESTIVAL di Sanremo Pep-pino Gagliardi cantava “T’amo e t’amero”, intanto il governo deliberava la costruzione della Salerno-Reggio Calabria, a totale carico dello Stato e affidata all’Anas. “L’aut o-strada fu costruita tra il 1964 e il 1974 – scrive in Senza pedaggio la storica Leandra D’Antone – . possiamo senza timore affermare che si trattò di una vera e propria sfida della tecnica alla natura”. Si scavarono montagne, si tirarono su viadotti, si concepirono percorsi arditi guardando più ai collegi elettorali dei vari potenti della politica locale, che alle mappe geografiche. Doveva essere la sorella gemella dell’Autostrada del Sole e invece, scrive la D’Antone, anche la A3 è diventata “il frammento di un non sistema”, come le altre infrastrutture di trasporto “collocate a sud di Salerno, di cui la ferrovia, con i suoi lunghi tratti a binario unico e linee non elettrificate è la manifestazione più malata”.

Autostrada dell’incertezza. Facile scegliere a che ora partire, impossibile decidere l’orario di arrivo. L’orologio si rifiuta, deve fare i conti con deviazioni, dossi, gallerie non illuminate, gallerie poco illuminate, code che ti costringono a procedere a passo di tartaruga. Lunghe soste sotto il sole cocente, colonnine sos imballate, chiuse, inutilizzabili. A Sala Consilina c’è la fila all’autogrill per fare il pieno.

Ma la benzina non c’è. “È finita?”, chiediamo a un benzinaio. “No, non c’è proprio, il proprietario è fallito. Dodici persone buttate in mezzo a una strada. Se volete potete farvi un panino, il bar è aperto”. Proseguiamo, lasciando gli altri automobilisti a smadonna-re. Chi è a secco di carburante può uscire e rifornirsi nel paese vicino. Andiamo avanti, ché la strada è lunga e piena di sorprese. Per lunghi tratti si procede a corsia unica, ma lo sapevamo, per altri bisogna essere esperti slalomisti, e l’abbiamo imparato sul campo.

All’altezza di Laino, il blocco. Non si procede, bisogna deviare. Si va avanti così dal 2 marzo, quando una “campata” del viadotto Italia crollò ammazzando un operaio di 25 anni. Adrian Miholca, si chiamava, era romeno e felice di aver trovato una nuova vita in Italia. Da quel giorno cantiere chiuso, inchiesta della procura di Castrovillari, perizie, controperizie, avvocati, pubblici ministeri. Seguiamo la fila di auto, camion e mezzi pesanti (che non dovrebbero circolare, per loro è prevista l’uscita a Lauria, ma ci sono ugualmente). “Dal 1946 accorciamo e uniamo l’Italia”. È la scritta sul retro di un pullman che collega Verona alla Sicilia passando per la Calabria. Ci sentiamo leggermente presi in giro, perché quello slogan ci accompagnerà per un’ora e trenta, tanto impiegheremo per fare una ventina di chilometri. La strada è stretta, piena di tornanti, il pullman deve fermarsi perché incrocia un camion. I due autisti litigano un po’, poi si aiutano nella manovra. Centinaia di macchine aspettano in fila. L’Anas aveva calcolato in 45 minuti il tempo di percorrenza della deviazione per chi va verso sud. Balle. “Il danno che ci hanno provocato è enorme – ci dice Gianni Cosenza, sindaco di Laino -per 4 mesi siamo stati tagliati fuori dall’Italia. Siamo in pieno parco del Pollino e dobbiamo sopportare il traffico di una autostrada. Se la A3 non riapre in tempi brevi bloccheremo tutte le strade”. Il calvario finisce al bivio di Morman-no, la fila è lunghissima e si procede su corsia unica.

L’AUTOGRILL Frascineto ci appare come un’oasi nel deserto. Con noi centinaia di persone. In fila per andare in bagno, per una bibita, per un panino. L’area di sosta è un forno. Giovane sportivo: “Dovevo essere a Polistena per una manifestazione, arriverò con due ore di ritardo”. Calabrese emigrata da anni a Torino: “Un viaggio allucinante, eppure i politici di queste parti dicono che vogliono puntare sul turismo. Buffoni”. Turista olandese con marito e due figlie. Hanno visto il lago di Garda, sono stati a Roma e adesso vorrebbero godersi il mare di Soverato. La signora è sconvolta: “Absurd, absurd”, ripete con l’espressione di chi

maledice il giorno in cui ha deciso di andare a vedere la Calabria. “Luglio è stato un disastro, e ad agosto ci aspettano solo le briciole”. Vittorio Ca-miniti campa di turismo e rappresenta gli albergatori della regione. “Il nostro è un turismo che per il 90% viaggia in macchina o in camper, con la A3 in queste condizioni ha scelto altri posti. Negli alberghi fioccano le disdette, i medi e piccoli villaggi turistici stanno svendendo i pacchetti vacanza a prezzi di realizzo.

Ci stanno guadagnando solo le grandi catene, quelle che ospitano turisti che atterranno a Lamezia con i voli low cost finanziati dalla Regione attraverso la pubblicità. Abbiamo chiesto conto all’Anas, nessuna risposta. Ora dicono che per fine luglio apriranno il viadotto, si procederà su una sola corsia, lentamente, in fila, ma almeno senza deviazioni”. Chiediamo lumi a Antonio Di Franco, segretario della Fil-lea, il sindacato degli edili della Cgil. È avvocato e per anni ha lavorato proprio in uno studio che rappresentava le imprese di costruzione. “Ma sono figlio di un edile e quello non era il mio ambiente”. Chiediamo della riapertura del viadotto. “L’ho sentita anch’io questa storia, che domani (oggi per chi legge, ndr) verrà il ministro Delrio, a noi va bene, del resto operai e tecnici ce la stanno mettendo tutta. Ma gli italiani non si facciano ingannare dalle parate, il tema è un altro”. Quale? “Per finire i 43 km che mancano per completare la Salerno Reggio Calabria occorrono almeno altri 2,3 miliardi, dove sono, in quale capitolo di spesa? C’è la volontà del governo a finire quest’opera? Io non l’ho sentita”. Eppure sia Berlusconi che Pietro Ciucci, l’ex padre padrone di Anas, annunciarono che entro il 2013 l’autostrada sarebbe stata completata. E anche Passera, e poi Renzi.

Quanto tempo ci vorrà? Risposta del sindacalista: “Per essere realisti pensiamo ai tempi per lo stanziamento dei fondi, poi si devono indire le gare, fare i lavori, almeno altri dodici anni”. Sobbalziamo. E alla fine quest’autostrada non autostrada concepita nell’era geologica degli anni Sessanta con un costo per chilometro di 140 milioni di lire dell’epoca, quanto costerà agli italiani? Risposta: “10, 11 miliardi. Ma non è certo”. Salerno-Reggio, l’autostrada dell’incertezza.

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