In Tribunale il Cavtace, la D’Addario straparla

134

Meno di due minuti. Il tempo di riferire nome, cognome residenza e Silvio Berlusconi, come da preavviso, sceglie il silenzio: «Signori della Corte me ne scuso, ma preferisco avvalermi della facoltà di non rispondere. Così mi hanno consigliato i miei legali».

Fine della scena: il testimone più atteso esce dalla porta laterale delTribunale, così come era entrato. Premurandosi di far vietare telecamere e fo -toreporter in aula. Il processo all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, accusato insieme con altri sette di associazione per delinquere finalizzata all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione, perde così il teste Silvio ché a sua volta imputato nel processo connesso sulle escort. Quello aperto, sempre aBari, perché (secondo l’accusa) Berlusconi (in concorso con Valter Lavitola) avrebbe pagato Tarantini perché tacesse e/o mentisse ai magistrati su questa storia delle signorine a pagamento portate a Palazzo Grazioli nel 2008 e nel 2009. Fra queste escort (come le definisce la Procura) c’è anche Patrizia D’Addario, signora barese che un bel giorno munita di nastri registrati (e foto per la stampa) va dal pm di Bari, Giuseppe Scelsi, e racconta delle notti infuocate passate con l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi, sul «letto di Putin» a Palazzo Grazioli. «Accadde anche la notte dell’elezione di Obama in America», precisò lei. E proprio la signora D’Addario, costituitasi parte offesa contro Gianpaolo Tarantini che l’avrebbe reclutata per prostituirsi, ieri si è presentata al Tribunale barese in lacrime. Addolorata e inferocita «per non avere guadagnato un soldo da Silvio Berlusconi, a differenza di tutte le altre ragazze da lui ricoperte d’oro ed euro, per avergli allietato le serate». Sempre loro, aggiunge Patrizia: «continuano a essere chiamate “ragazze”, mentre io per tutti sono e resto una escort!».

Di nero vestita arriva quando il «Presidente» se n’è già andato, «perché non lo voglio proprio incontrare», esclama con la voce bagnata dal pianto. Pontifica, Patrizia: annuncia di avere pronta una missiva da spedire ad Arcore. E’ strettamente personale: «per Silvio», rimarca. Nonostante ne ne sbandieri subito il contenuto ai giornalisti: «Sono otto anni che vado nei tribunali, lui invece è venuto ed è andato via in un secondo. Questo non è giusto. Io ho rovinato la mia vita per questa storia».

Sifoga così, Patrizia: sventolando perentoria i tre fogli scritti di pugno: «Caro Presidente», continua, «dicalaveri-tà e mi chieda scusa! Io non sono mai stata una escortper-ché prima di andare via da lei, sia laprima chelaseconda volta, lei non mi ha dato soldi o regali ma solo abbracci e baci da innamorato».

Qualcuno le fa notare che ha scritto a mano: «Sì con una brutta grafia», risponde, «perché l’ho scritta col cuore». E attacca le rivali, protagoniste delle cene dell’ex Cavaliere: «Sono loro le uniche prostitute: oggi lo posso dire, sono loro le vere prostituite. Non come me una povera ragazza madre con una bimba da crescere, sola, con un padre suicida, un fratello morto per un errore medico, una storia di violenza subita da un uomo che mi picchiava tutti i giorni e che io ho denunciato e fatto arrestare. Io, che facevo ¡’imprenditrice e non la escort. Ma poi è arrivato lei, caro presidente Berlusconi. Quella sera mi ha detto – davanti a tutti: “Oggi c’è una ragazza che ha sofferto tanto e io le cambierò la vita”. Io, nonostante questo, sono scappata via da lei quella sera. Non mi interessavano i suoi soldi e quello che mi aveva appena detto. Ma lei mi ha fatto ritornare per avere una storia con lei».

Patrizia non si arrende, sfodera la vena artistica e promette vendetta: «Farò un film su questa storia, lo farò Presidente! Perché io sono l’unica che ha avuto una storia con lei e si è ritrovata a essere chiamata escort senza aver preso soldi». Silvio Berlusconi ha già lasciato Bari mentre lei legge.

In aula, intanto, i pm chiedono di mettere agli atti le intercettazioni e i verbali del cassiere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, raccolti nel Ruby Ter istruito a Milano. Dalle carte emerge che Spinelli ha versato a Barbara Guerra e a Ioana Visan (presenti alla cene a Palazzo Grazioli) rispettivamente 15mila e 10mila euro. Scopo: sostenere le spese per testimoniare a Bari. Peccato che Barbara Guerra non si sia mai prensetata in aula. Nei giorni delle convocazioni è rimasta a Milano con i soldi. A cosa sono seriviti? Per corrompere? Domandano i pm. La difesa di Berlusconi ha chiesto di visionare i documenti prima di dare il proprio consenso. L’ultima parola spetta alla Corte. Si torna in aula il 24 luglio.

Condividi