Incidente a Roma presi i due pirati a farli catturare è stata la madre

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ROMA Dovevano essere fuggiti chissà dove, forse in Sardegna, forse persino in Spagna. E, invece, erano a pochi chilometri dal campo dove sono cresciuti. In un grande terreno agricolo nella zona Massi-mina, cinque chilometri a ovest dall’accampamento rom della Monachina. Si erano sdraiati dietro ad un covone di paglia, ma quando hanno sentito le voci degli uomini della Squadra mobile che li chiamavano per nome, si sono alzati e praticamente consegnati alla polizia. Antony e Samuele, fratelli rispettivamente di 17 e 19, sono entrambi accusati di omicidio volontario per l’incidente stradale di mercoledì scorso a Boccea in cui ha perso la vita Corazon Abordo, colf di quarantaquattro anni, e sono state ferite altre otto persone. Erano stanchi, sporchi come chi dorme da giorni in strada, assetati, affamati e senza soldi. E quando i poliziotti si sono avvicinati sono scoppiati in un pianto a dirotto, quasi liberatorio. Non hanno aggiunto molto altro: una volta arrivati in questura entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e sono stati divisi, uno a Rebibbia e l’altro nella casa minorile di Casal del Marmo.

IL TESTIMONE

In conferenza stampa, il capo della Mobile, Luigi Silipo (che ha ricevuto complimenti da più parti a cominciare dal questore Nicolò D’Angelo) ha spiegato che gli indizi raccolti sono moltissimi, come sarebbe certa l’identificazione del minorenne Antony come di colui che era alla guida della Lancia Lybra al momento dell’incidente a Boccea. Sono soprattutto le testimonianze a puntare su di lui. Quello di Maddalena, sua moglie, la prima ad essere stata fermata e, tra le altre, quella di un altro residente nel campo ma non collegato alla famiglia Halilovic. L’uomo, interrogato, ha confermato sempre la stessa dinamica: «Li ho visti uscire dal campo per accompagnare Bhato (il padre di Antony ndr) in ospedale. C’era Antony alla guida». Sotto il volante è stato trovato il suo cellulare e alla Monachina molti raccontano che, nonostante i 17 anni, era il “proprietario”, l’utilizzatore abituale della macchina, intestata ad un prestanome ma comprata coi suoi soldi e da lui guidata praticamente tutti i giorni.

LA MADRE

Decisiva per l’arresto di Antony e suo fratello Samuele, la testimonianza della madre dei due, che fin da principio ha ammesso la responsabilità del minorenne e ieri mattina ha dato l’indicazione decisiva sul terreno agricolo a Massi-mina. Fin dall’inizio di questa brutta storia, la donna ha insistito perché i due si consegnassero. Di certo in pubblico e, forse, anche in privato. In questa settimana, del resto, i residenti del campo della Monachina sono stati sottoposti a pressioni costanti tra interrogatori e perquisizioni praticamente quotidiane. Un livello di tensione che non poteva reggere ancora per molto. Le indagini, spiegano gli investigatori e le due procure, ordinaria e minorile, sono ancora in corso. Il principale dubbio da chiarire è la presenza di un quarto uomo a bordo, oltre alla diciassettenne Maddalena fermata il primo giorno e già sottoposta a fermo: la quarta persona potrebbe essere il padre di Antony, Bantho, o qualcuno di cui nessuno dei tre giovani ha ancora voluto parlare.

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