Italia, la salute al primo posto delle priorità

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Quando c’è la salute c’è tutto, recita un vecchio adagio popolare: e ancora oggi, anno 2017, gli italiani continuano a pensarla così, visto che l’80 per cento delle persone che hanno risposto a un sondaggio condotto dall’istituto Ispo hanno messo proprio il benessere psicofisico al primo posto della propria scala dei valori.

Pensare alla salute. I risultati di questa interessante ricerca sono stati pubblicati dall’Osservatorio Salute AstraZeneca, indagine periodica svolta su un campione di italiani over 18, che intende promuovere la cultura della salute a livello nazionale stilando una sorta di “borsino valori” delle priorità su cui si concentrano i nostri connazionali. Per curiosità, la restante parte della classifica è occupata dalla famiglia, che segue a brevissima distanza la salute, e poi da lavoro, vita di coppia, denaro e amicizia.

L’importanza del benessere. Confrontando l’ultima edizione aggiornata ai dati più attuali con i risultati precedenti, si evidenzia una tendenza particolare: sono sempre di più infatti gli italiani che sembrano ispirarsi all’idea di “toglietemi tutto, ma non la salute“, perché la quota di quanti vedono nello star bene la prima preoccupazione è aumentata di 19 punti percentuali.

Un dato paradossale. Eppure, per quanto paradossale possa apparire, allo stesso tempo sale anche la percentuale di persone che confessa di non prestare alcun tipo di attenzione alla prevenzione delle malattie. Per la precisione, quasi un italiano su quattro ammette di non badare troppo alla propria salute (dato in crescita del 12 per cento rispetto all’analisi precedente), di non seguire una dieta equilibrata e di non seguire uno stile di vita sano.

La crisi costringe a cambiare abitudini. Più preoccupante, poi, è il dato che riguarda coloro che mettono la salute in secondo piano a causa di problemi economici: proprio le difficoltà legate alla minore disponibilità finanziarie, infatti, hanno costretto sempre più persone a ridurre analisi ed esami di controllo periodici, e di certo non aiutano l’aumento dei costi della sanità pubblica (saliti di oltre cento euro dal 2001 al 2016) né la crescente diffidenza verso il sistema sanitario nazionale, soprattutto nelle regioni meridionali.

Gli errori in sanità. La conferma arriva da una doppia fonte autorevole: da un lato, infatti, ci sono i dati del Centro per i diritti del Cittadino, che inchiodano la Calabria e la Campania come le due regioni dove si muore di più a causa di cure tardive o sbagliate, con un tasso che raggiunge addirittura l’81% dei casi di malasanità che si concludono col decesso del paziente. Un’altra vera e propria mazzata per questi territori è rappresentata dalle conclusioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli errori in campo sanitario.

Ancora troppa malasanità. In tutta Italia, nei cinque anni che vanno dal 2009 al 2012 sono state registrate 570 denunce per malasanità: la maggior parte di queste proviene dalla Sicilia (117), seguita proprio da Calabria e Campania, mentre poco fuori dal podio si posiziona un’altra regione meridionale, ovvero la Puglia. Insomma, la salute rischia di fare paura soprattutto a chi vive al Sud, anche se il problema della cosiddetta “amenable mortality“, vale a dire le morti che possono essere ritenute premature e in qualche modo evitabili attraverso cure appropriate e tempestive, riguarda più in generale tutto lo Stivale.

Come approfondire la tematica. Un sistema per limitare le preoccupazioni in realtà esiste, e sono i livelli di tutela offerti dalla legge per difendersi dai casi di malasanità e dalle eventuali inefficienze dell’equipe che esegue l’intervento: una rapida guida sulla casistica è consultabile sul sito PerSalute.com, progetto di consulenza professionale e di supporto legale che aiuta proprio a districarsi in situazioni critiche, con sezioni dedicate in specifico a “errori medici, cosa fare” o all’approfondimento sui casi affrontati e risolti e su tematiche di rilievo generale.

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