Italia, siamo sempre meno fertili: cause e soluzioni

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L’infertilità in Italia? Un’emergenza. Basta guardare i numeri: si fanno sempre meno figli (64.000 in meno negli ultimi cinque anni) e sempre più tardi (l’età media del concepimento è cresciuta di 10 anni rispetto agli anni ’80).

Se aggiungiamo il fatto che ormai una coppia su cinque ha difficoltà a procreare con metodi naturali (il doppio di vent’anni fa), si capisce meglio perché il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha lanciato nei giorni scorsi il piano nazionale “Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro”. Questi gli obiettivi: «Più sensibilizzazione, anche attraverso l’istituzione di un Fertility Day il 7 maggio di ogni anno; un bonus bebè, da rinnovare per i primi cinque anni di vita del bambino; la valorizzazione e il potenziamento dei consultori; più formazione per i medici di base e per i pediatri», elenca il professor Andrea Lenzi, presidente della Società italiana di endocrinologia e consulente del ministro per il Piano. «Questa iniziativa non mira solo a incrementare le nascite, quanto ad affrontare la fertilità come un problema di salute pubblica, dunque in modo più efficace e stabile negli anni». Ma perché l’Italia è agli ultimi posti in Europa per natalità?

FACCIAMO FIGLI TROPPO TARDI

Siamo il Paese, a pari merito con l’Irlanda, in cui le mamme hanno il primo figlio in età più avanzata (31 anni e 3 mesi) e tra i primi, nel mondo, per bambini partoriti dopo i 40 anni. Secondo l’Istat, per il 40% dei casi i motivi dell’infertilità dipendono dalla donna, per un altro 40% dal maschio e per il restante 20% da entrambi. «Le donne italiane hanno responsabilità precise, sembrano convinte che la fertilità sia eterna», spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia, Ospedale San Raffaele Resnati di Milano. «E continuano a seguire stili di vita sbagliati, che mettono a rischio la possibilità di avere figli: fumare anche meno di un pacchetto di sigarette al giorno rende le ovaie di una trentenne come quelle di una quarantenne. E anticipa di circa due anni la menopausa. Discorso analogo per gli alcolici, per l’alimentazione squilibrata (solo proteine, solo carboidrati e via dicendo), per la riduzione delle ore di sonno, uno stress biologico che incide sulla capacità di procreare». Possibile che gli altri Paesi siano più virtuosi di noi? «Non lo sono, è ovvio. Ma almeno il primo figlio si fa in media a 24 anni, quando l’apparato riproduttivo è ancora giovane e può tollerare qualche eccesso di troppo», commenta Graziottin.

ABBIAMO UNO STILE DI VITA AD ALTO RISCHIO

Vale anche per l’uomo: «Se negli ultimi cinquantanni il numero di spermatozoi si è ridotto della metà, è perché oltre a fumo, alcol, diete sbagliate, i maschi hanno preso abitudini come fare il bagno molto caldo nella vasca oppure almeno una sauna alla settimana: l’eccessiva esposizione al calore può creare danni ai testicoli», precisa Lenzi. «L’infertilità può colpire anche chi fa uso, o lo ha fatto, di sostanze anabolizzanti per aumentare forza e massa muscolare: oltre alla salute fisica e psichica, danneggiano gravemente quella sessuale e riproduttiva. Infine c’è chi al calore elevato e prolungato è costretto a esporsi per motivi di lavoro». A questo quadro vanno aggiunti altri fattori: «Siamo ai primi posti in Europa per obesità nei bambini e negli adolescenti. Lo squilibrio ormonale che ne deriva, causa un danno profondo alla

fertilità, una volta adulti», aggiunge Graziottin. «In più, la metà dei ragazzi non pratica sport regolarmente, privandosi dunque dell’azione antinfiammatoria dell’attività fisica».

FACCIAMO FATICA A PROGETTARE

«La situazione socioeconomica attuale ha il suo peso», fa notare il professor Guido Giarelli, sociologo della salute dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. «Fare figli vuol dire progettare il futuro e ciò oggi accade sempre meno, per colpa delle difficoltà economiche e del senso di precarietà, tipico di questi tempi. Pensare alla famiglia è difficile: le giovani coppie preferiscono guardare all’oggi, piuttosto che costruire qualcosa per il domani. L’aspetto più sconfortante è che questo modo di pensare appartiene sempre di più anche alla generazione dei quarantenni. La conseguenza ovvia è che l’idea di avere figli passa in secondo piano, se non addirittura nel dimenticatoio».

EPPURE L’INFERTILITÀ SI PUÒ PREVENIRE

Per fronteggiare l’emergenza, il Governo adotta politiche sanitarie ad hoc. Ma l’arma più importante resta la prevenzione, specie se si considerano le cause dell’infertilità maschile: «Nei primi 10 anni di vita le patologie maschili che più danneggiano la fertilità sono il criptorchidismo (ritenzione testicolare), le orchiti e la torsione del funicolo spermatico. Tra i 12 e i 14 anni, il varicocele. Tra i 14 e i 20, le infezioni genitali e gli eccessi negli stili di vita», sottolinea Lenzi. «Peccato però che la popolazione maschile sembri non avere affatto una cultura in questo senso», fa notare Graziottin. «A differenza delle donne, abituate a contare su una figura di riferimento come il ginecologo fin da ragazzine, i maschi quasi ignorano l’esistenza degli andro-logi, che pure in Italia rappresentano un’eccellenza». Proprio per questo, il piano nazionale del Governo ha pensato anche a iniziative specifiche: «I consultori dovranno prevedere un andrologo», annuncia Lenzi, «ma si cercherà anche di eliminare la diffusa diffidenza verso lo spermiogramma, l’esame che valuta la quantità e la qualità degli spermatozoi. Non deve essere considerato uno spauracchio, ma un semplice strumento di prevenzione, una sorta di pap test al maschile. Se lo si fa a 18 anni, permette di capire se la fase dello sviluppo si è conclusa in modo regolare. E se il risultato è negativo, non si dovrà più ripetere a meno che non insorga una malattia dell’apparato genitale». Infine, l’autopalpazione dei testicoli: «Essenziale per lui proprio come quella che lei impara a fare con il seno, fin da giovanissima».

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