Jobs act – Grande Fratello “E porcellum del lavoro”

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Se uno viene autorizzato a entrare nei mezzi di comunicazione che usano le persone è difficile non definirlo un grande fratello: è un abuso rispetto alle norme di diritto che esistono sulla privacy delle persone”. Susanna Cam u ss o, segretario generale della Cgil, è già pronta a impegnare il sindacato nella pressione sulle commissioni parlamentari che dovranno valutare la delega fino alla possibilità di fare ricorsi anche alla corte di giustizia europea. Per la Cgil, insomma, l’ultima sorpresa del Jobs act, ovvero la possibilità per il datore di lavoro di controllare i proprio dipendenti tramite telefonini, tablet e computer, è inacettabile.

DOPO l’abolizione dell’articolo 18 il governo Renzi, dunque, manda in soffitta anche l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori datato 1970: il divieto assoluto “di usare impianti audiovisivi e altri apparecchi per controllare a distanza l’attività dei lavoratori”. Il Ministero del lavoro, guidato da Giuliano Po letti, emette una nota che minimizza: “Il provvedimento è in linea con le indicazioni del garante della privacy e adegua la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori alle innovazioni tecnologiche. I dati raccolti non sono utilizzabili, senza il consenso del lavoratore, a nessun fine neppure disciplinare”.

Poco dopo, mentre il sindacato continua la controffensiva, interviene direttamente il mi nistro Poletti: “La regola della privacy continua a vigere. Non c’è nessun Grande fratello, non c’è nessuna liberalizzazione. Le imprese che montano telecamere o altri impianti di controllo hanno l’obbligo di avere un accordo sindacale o un’autorizzazione della direzione del lavoro, come era prima. Quello che cambia riguarda gli strumenti del lavoro, come tablet e smartphone, per i quali l’impresa deve informare il lavoratore del loro utilizzo e finalità”. amminsitrazione del Pd, Ernesto Carbone, addirittura sfotte il sindacato con un messaggio evocativo (ricordate il “Letta stai sereno?” di Renzi) su Twitter: “Camusso stai serena, il Jobs act non é neanche il lontano cugino del Grande Fratello che racconti”. Dalla stessa parte della barricata, ovviamente, il giuslavorista Pi e t ro Ichino, senatore del Pd: “Che la vecchia norma dello Statuto del 1970 non fosse di fatto applicabile agli strumenti di lavoro oggi comunemente utilizzati in azienda e fuori, è dimostrato dal fatto che nessun sindacato si è mai sognato di pretendere la contrattazione preventiva per l’assegnazione al lavoratore di un cellulare aziendale o di un pc mobile né per l’uso del satellitare sulle auto aziendali. Non si capisce, dunque, perché ora qualche sindacato improvvisamente protesti per una norma che, per tutti questi nuovi strumenti, detta delle regole, tecnicamente appropriate, che aumentano la protezione dei lavoratori rispetto alla situazione attuale”.

PER LO STORICO torinese Nicola Tranfaglia, invece, l’arretramento sul piano dei diritti acquisiti è sempre più evidente: “La libertà dei lavoratori è a serio rischio. Sembra di ritornare ai tempi, pre Statuto dei lavoratori, delle schedature Fiat, che poi furono il motivo per cui fu introdotto l’articolo 4. Il governo utilizza un’escamotage piuttosto abile per dare nuove possibilità di intervento ai padroni. Ricordo che questo governo è di larghe intese e pare che il loro scopo principale sia l’opposto rispetto alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori, in accordo con quella parte meno illuminta dell’imprenditoria italiana che già tanti danni ha fatto al nostro Paese. Non è soltanto lo Statuto dei lavoratori ad esser stracciato, ma settant’anni di legislazione Repubblicana”.

UN MOTIVO in più per il capo della Fiom, Maurizio Landini, a continuare il percorso anti-renziano della neonata Coalizione sociale: “Siamo di fronte ad un provvedimento che conferma la logica del governo: non rispetta i diritti! Questo è il porcellum del lavoro, lo trasforma in una merce fregandosene dei diritti dei lavoratori, come quelli della libertà e della privacy”.

“Sta passando una logica folle – continua Landini – per cui il cittadino, nel momento in cui è nel luogo di lavoro, non è più una persona, non capisco cosa abbiano fatto di male a questo governo i cittadini che lavorano. Lo Stato dovrebbe ringraziarli perchè sono gli unici che pagano le tasse e invece se la prende sempre con loro. Forse qualcuno fa gli interessi di quelli che le tasse non le pagano”.

Il ministro Poletti in serata, mentre la polemica infuria, concede: “In ogni caso la norma va in Parlamento, che potrà dare le sue opinioni. E noi ascolteremo i sindacati. Se dovessimo renderci conto che si può migliorare, la miglioreremo”. Ma la direzione verso cui si muove il governo si capisce dalla dichiarazione del capo di Confindustria, Giorgio Squin-zi: “Chi è pulito non teme i controlli”.

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