Kamikaze a Luxor l’Isis contro i turisti

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Due terroristi uccisi e quattro feriti in un tentativo di attacco jihadista sventato nei pressi del Tempio di Karnak a Luxor, là dove si trova il secondo sito più visitato dai turisti in Egitto dopo le Piramidi di Giza. Tra dove sono ora la città di Luxor con il suo mezzo milione di abitanti e il piccolo villaggio di Karnak a 2 chilometri e mezzo di distanza c’era la capitale faraonica Tebe, i cui resti sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità fin dal 1979. In particolare, un complesso templare da 300.000 mq di cui fanno parte il Grande tempio di Amon, il Tempio di Montu, il Tempio di Mut e il Tempio di Amenhotep IV.

Già il 17 novembre 1997 c’era stato un massacro a Luxor, quando un gruppo jihadista aveva preso di mira il monumentale tempio funerario della regina Hatshe-psut. Alle 8,45 sei membri del Gruppo Islamico e della Jihad Ta-liat al-Fath (Jihad dell’avanguardia della vittoria) travestiti da membri delle forze di sicurezza e muniti di armi automatiche, coltellacci e machete attaccarono i turisti intrappolati dentro per 45 minuti, infierendo in particolare sulle donne a colpi di machete. Tra i vari cadaveri mutilati e sventrati se ne trovò uno al cui interno era stato posto un messaggio di esaltazione dell’islam, a due donne fu asportata la faccia, e tra i morti ci furono un bambino britannico di appena 5 anni e quattro coppie di giapponesi in luna di miele.

Poi i terroristi fuggirono dirottando un autobus, ma incapparono in un posto di blocco e dopo una sparatoria in cui uno di loro fu ferito preferirono rifugiarsi in una caverna per suicidarsi. Sedici anni dopo, proprio la decisione di M ohamed Morsi di nominare governatore di Luxor quell’Adel al-Khayyat che era stato membro del braccio politico di alGamaa al-Islamiyya innescò la violenta reazione popolare che avrebbe infine portato al rovesciamento dello stesso Morsi e all’ascesa al potere del generale al-Si-si. Si può pure ricordare che appena una settimana fa due poliziotti erano stati uccisi nei pressi dalle piramidi di Giza.

Secondo le ricostruzioni arrivate dal Ministero dell’Interno e da quello della Salute, sarebbero stati tre i terroristi entrati nel parcheggio del sito turistico. A questo punto, c’è stata un’esplosione, a 500 metri dal tempio, su cui al momento non c’è chiarezza. Come che sia, dopo l’esplosione che ha ucciso un loro compagno, i due superstiti hanno ingaggiato un durissimo scontro a fuoco in cui uno di loro è rimasto ucciso e un altro ferito. Un altro ferito sarebbe un poliziotto e altri due operatori turistici. La polizia è riuscita ad agire «prima che i terroristi si avvicinassero al centro turistico», ha spiegato il ministro delle Antichità Mamdouh El Damaty. «A differenza che a Tunisi», hanno aggiunto ai giornalisti che chiedevano informazioni alcuni funzionari egiziani, facendo un raffronto forse non particolarmente elegante. Secondo fonti dell’agenzia Mena, l’obiettivo sarebbe stato un bus turistico.

Nessun turista né addetto al sito è rimasto ferito, ma la notizia non è fatta per portare ottimismo in un settore che una volta rappresentava il 12% del Pil egiziano ma da tempo per i problemi politici e di ordine pubblico boccheggia. Da ricordare che in contemporanea anche nel Sinai c’è stato un attacco dell’Isis a un aeroporto internazionale usato dalle forze di peace-keeping interposte tra egiziani e israeliani fin dalla pace del 1979. E perfino un membro del personale dell’ambasciata Usa al Cairo è stato arrestato per terrorismo: secondo il Daily News Egypt, il 42enne Ahmed Ali, addetto alla sicurezza dell’ambasciata, avrebbe formato una cellula terroristica nota come le Brigata Helwan, con cui avrebbe preso parte a 13 attacchi terroristici.

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