«L’80% degli arabi sta con l’Isis Stavolta Al Jazeera dice la verità

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L’ottantuno per cento degli arabi, o meglio degli spettatori di al Jazeera, approva l’Isis, non si commuove per le crudeltà incredibili che vede e tifa per il Califfato nero. Questa spropositata cifra di consensi, naturalmente, non ha valore scientifico, perché non è prodotto di un sondaggio ma di una inchiesta della più ascoltata e seguita emittente araba del mondo, al Jazeera appunto, che ha postato sul suo sito Internet il quesito: «Sei d’accordo o sei contrario con quello che fa l’Isis in Siria e Iraq?».

Come si sa, tra le attività delle jmilizie jihadiste c’è anche lo sterminio di massa dei cristiani, degli sciiti e degli yazidi, lo stupro delle bambine cristiane e yazide vendute come schiave persino su Internet, con tanto di osceni cataloghi in cui le poverette sono fotografate nude, lo sgozzamento degli ostaggi e dei “nemici della fede”.

Bene, su 38.000 risposte a questo quesito arrivate dalla Rete, l’81% sono state positive. Una cifra indicativa che corrisponde in pieno alla sensazione dei -pochi – analisti seri, che ben sanno che labase di questo straordinario consenso è la vera forza del Califfato di abu Bakr al Baghdadi. È quindi inutile continuare a demonizzarli – anche se si comportano da demoni – e a banalizzarli come fa Federica Mogherini, continuando a dire che «sono uomini che strumentalizzano la fede per ragioni di potere» e addirittura che «questo non è Islam».

È Islam, invece. Gli uomini del Califfato sono parte di uno scisma islamico – detto wahabita-salafita – che domina in Arabia Saudita (e nel Qatar, sede di al Jazeera) e quindi li accomuna alla grande platea araba del Golfo la stessa, identica sharia, la legge coranica, che nel Califfato viene solo applicata con maggiore ed esibita crudeltà. Per comprendere come sia popolare nel mondo arabo il Califfato bisogna ricordare le parole di Isham al Kasasbeh, cugino del pilota giordano Muath al Kasasbeh, bruciato vivo dall’Isil, il 7 febbraio 2015.

«Prima di quelle immagini terribili, erano in tanti, anche nella nostra tribù, ad avere simpatia per l’Isis. Lo vedevano come la reazione sunnita contro la politica Usa, contro Israele e soprattutto contro i crimini commessi da Assad in Siria e le ingiustizie dei regimi iracheni pro sciiti. Ora non più, l’efferatezza di quel video ci ha uniti e convinti che dobbiamo combattere l’Isis, anche collaborando con gli Usa. L’Isis è il nemico che minaccia le nostre case».

Isham al Kasasbeh ha vissuto per 30 anni a Napoli, è un notabile di una della grandi tribù giordane e testimonia tre elementi fondamentali, non tipici di tutto il mondo arabo, che sfuggono spesso agli analisti e soprattutto alle cancellerie occidentali. Il primo, è il populismo infantile, che fa sì che si appoggi entusiasticamente chiunque si opponga agli Usa, Israele e agli sciiti filoiraniani. Quindi, abu Bakr al Baghdadi gode in partenza di una fama positiva, come fosse una sorta di Robin Hood degli oppressi in versione Ali Baba. Il secondo elemento è che questo consenso arabo non viene minimamente incrinato dalla ferocia, dalla violenza, dagli sgozzamenti, dagli stupri delle bimbe vendute come schiave, dalle esecuzioni di massa, dalla persecuzione dei cristiani del Califfato. Il terzo elemento, è che questa ammirazione si tramuta nel suo opposto solo quando l’oggetto dell’ammirazione colpisce, tortura, uccide un membro della tua tribù.

Nel complesso, queste due testimonianze, definiscono uno schema classico, immerso nell’oggi, del consenso che uno Stato totalitario riesce a estorcere a un popolo applicando un misto di lotta contro “i potenti della terra”, di benessere e anche di Terrore.

Il disastro è che questo dato di consenso arabo, ben al di là dei confini dell’Iraq e della Siria, non è minimamente compreso né da Obama, né dalla sua Coalizione che pretende di combattere questo nuovo fenomeno di un movimento di massa totalitario e para nazista, come si trattasse di una organizzazione di estremisti senza rapporti col popolo. Un errore di cui l’Occidente pagherà più prima che poi il prezzo.

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