La Boldrini sfila: gli immigrati non li vede

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«Ma non è che con questa pettorina sembro gonfia?». La volontaria abbassa lo sguardo per verificare la rotondità del ventre, stirando la casacca arancione fornita dal Comune. La sua vicina la rassicura: «Ma va’, guarda che gambe che hai, stai benissimo». Un’altra sipre-occupa della visuale, e fa scansare un cameraman: «Lei che è così alto non mi copra Laura, eh!». Sono tutte tese, queste ragazze di cinquant’anni e più.

Prestano servizio alla Stazione Centrale di Milano per varie associazioni di volontariato, assistono gli immigrati distribuendo cibo e acqua. E da un’ora e passa si rassettano in attesa della donna che ammirano: la presidente della Camera Laura Boldrini, che prima di manifestarsi all’Expo ha deciso diportare il suo illustre saluto agli operatori umanitari. Il suo arrivo è previsto intorno alle dodici e trenta, ma da lunghi minuti le signore sono in fibrillazione sotto il sole che arrostisce nasi e coppini: gli stranieri biso-gnosiperunpo’ possono attendere, c’è un’autorità da omaggiare, e che autorità.

Per l’occasione si sono date appuntamento fuori dalla stazione tutte le celebrità eque e solidali, a partire da don Virginio Colmegna della Caritas, scortato dal suo simpatico ufficio stampa. E perché il caritatevole prete abbia bisogno di un assistente per le pubbliche relazioni è un mistero che ci tormenta nel mezzogiorno di fuoco.

Ma la passerella è ampia, accoglie anche Gad Lerner, di ritorno da Firenze, dove ha partecipato a Rosso di sera, la puntata «di piazza» organizzata da Michele Santoro per La7. Sotto il cielo toscano Gad ha parlato di immigrazione, ehaindossa-to il camice da medico per fornire un parere tecnico: «L’Italia è affetta da scabbia mentale fa-scioleghista». Poi, rivolto alla Gelmini: «Perla scabbia mettiti una pomata al cervello».

A Milano ribadisce il concetto: tra i profughi (o aspiranti tali) non c’è alcun allarme dovuto alla pruriginosa malattia. Che poi i medici veri abbiano contato casi di scabbia a centinaia, poco gli importa. Anche oggi Gad si è guadagnato la pagnotta: deprecare i leghisti, li ha deprecati. Farsi vedere tra i volontari, si è fatto vedere. Prima di andare gli manca solo di controllare la prestazione della Boldrini, sua cara amica, che da almeno un anno lo ha scelto come consulente per la simpatia.

Poi, finalmente, la presidente arriva. I giornalisti liberano il marciapiede, il sorriso delle volontarie, nell’attesa, si è trasformato in un’emiparesi. E gli immigrati? Fino a pochi minuti prima si avvicinavano ai gazebo a ritirare frutta e bottigliette. Ora non si vedono più. Ce n’è giusto qualcuno seduto sulle aiuole in ciabatte: parlano con i cronisti, dicono che vogliono andare in Nord Europa o in Gran Bretagna.

Nel frattempo, a un passo da loro sfilano turisti con lo zainetto e le valigie: il punto di raccolta umanitario è di fianco alla fermata degli autobus di linea che fanno avanti e indietro tra la stazione e gli aeroporti, casomai mancasse un po’ di contatto fra italiani e stranieri. Questi ultimi, tra l’altro, se volessero potrebbero prendere tranquillamente il largo nelle vie circostanti: nessuno se ne accorgerebbe.

Tanto meno adesso che è apparsa la B oldrini, truccata e par-ruccata come si conviene, fasciata in un abito color latte macchiato: alta moda da emergenza umanitaria. Il fatto è che per la signora l’emergenza non c’è. Lo sa bene, lei, che i migranti oggilihasolo sfiorati. È venuta per salutare i volontari, gli unici al mondo che ancora la sopportino. Stringe mani, sorride: «Come va? Come state? Avete dimostrato che i milanesi non si perdono anche in altre occasioni, come quest’anno quando sono state rotte le vetrine». Sai che culo, non perdersi queste occasioni. Secondo lei Milano «ha dato un grande segno di mobilitazione. Ha dimostrato che se ci sono persone che vengono da contesti di guerra e violazione dei diritti umani, bisogna dare un segnale di solidarietà», perché «questi valori sono scritti nella nostra Costituzione». Poi, Madama Laura si accomoda in una più fresca sala della stazione per i convenevoli. E dichiara: «Questa non è un’emergenza. Il nostro Paese ha accolto 58 mila migranti, che rappresentano lo 0,1% della popolazione. Cosa dovrebbe dire il Libano, dove i rifugiati sono un milione e mezzo su una popolazione to -tale di 4 milioni?». Cosa dicano in Libano non lo sappiamo. Ma ci chiediamo come mai, se questa non è un’emergenza, i centri di accoglienza scoppino e ci siano persone che bivaccano perle strade. Perla Boldrini, però, non esistono. Non ci sono neppure clandestini: tutti sono profughi, tutti vanno presi. «Le emergenze sono altre, sono nei Paesi dove c’è la guerra, è nel Mediterraneo dove sono morte 1800 persone», ripete. Se tra il pubblico ci fossero degli scafisti, si leccherebbero i baffi sentendola discettare di numeri e «prospettive globali». Secondo lei, infatti, bisogna guardare l’esodo di massa da un punto di vista diverso. Cosa volete che sia qualche centinaio di migliaia di immigrati, visto che «i rifugiati nel mondo costituiscono un Paese che nonha nomemamolti abitanti, circa 60 milioni di persone»? Questa ci mancava: il Paese dei profughi, Immigratolandia. Se la Boldrini si impegna, magari la fanno capo dello Stato. O regina, visto il piglio aristocratico.

Prima che il cordone di addetti alla comunicazione e agenti di scorta si muova, Laura trova tempo per la poesia. Basta allarmismi, dice al pubblico adorante, mentre don Colmegna annuisce in prima fila, sia mai che non lo si noti. Di nuovo liscia i volontari ringraziandoli di «essere ponti», in opposizione all’odio che fa crescere muri: «L’Europa non è stata fatta per i muri. La Germania è un grande paese proprio perché ha abbattuto il suo muro». Peccato che la Germania di prendersi i nostri clandestini non ne voglia sapere, proprio come (giustamente) la Francia e la Commissione Ue.

Ma per Laura è tutto a posto, in Europa abbiamo ottenuto grandi risultati. Anzi, i giornalisti meritano un «rimprovero» perché non raccontano la verità, e cioè che non esiste l’emergenza. C’è invece una «situazione complicata», dice la Boldri-ni. Come su Facebook: l’Italia è in una relazione complicata con gli immigrati… In un attimo, però, lei è già lontana, sull’auto blu verso l’Expo. A Milano è stata come gli immigrati che passano dall’Italia per andare altrove: una transitante.

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