La cavalla abbattuta prima del Palio E la morte di Periclea diventa un caso

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Periclea, cavalla di 7 anni, è stata abbattuta dopo un infortunio nel corso di una batteria per l’assegnazione dei cavalli alle 10 contrade che correranno il Palio di Siena del 2 luglio. È inciampata negli arti posteriori del cavallo che la precedeva. Il soccorso è stato immediato, ma complicazioni non hanno consentito di salvarla. Con la notizia è uscita anche la triste contabilità che informa che 7 sono i cavalli morti dal 2000 e 50 sono quelli morti dal 1970 in questa competizione. Periclea si era fatta le ossa in palii in giro per l’Italia e questo era il suo debutto nel grande scenario di piazza del Campo.

Sono dure a morire le «feste con animali», tenute in vita nel nome della tradizione e cultura popolari, mentre sono solo eventi rituali. Il rito ha valore in sé, ha funzione coesiva, regala senso di appartenenza, al di là di ogni valutazione razionale.

Il parterre di piazza del Campo nel corso del Palio riunisce individui ingenuamente convinti di essere parte di un evento culturale, mentre non sono altro che folla unita momentaneamente nel consumo di un rito. Un rito, spesso, troppo spesso, sadico. Come circo, corrida, caccia alla volpe, corsa dei tori. E in nome della «supposta» tradizione culturale, continuano a essere praticate e difese abitudini ormai anacronistiche.

I cavalli poi sono tra gli animali che più duramente pagano in sofferenze il rapporto con l’uomo. Si pensi alla doma che, lo dice la parola, è duramente coercitiva per affermare il predominio dell’uomo. L’ottenuta sudditanza ha con sé un po’ (o molta) crudeltà e l’animale spesso rischia di uscirne frastornato e umiliato. E pensare che ogni cavallo per sua natura sarebbe indomito. Penso a Pe-riclea e la mente va a immagini di splendide mandrie al galoppo libere in natura.

Una maggior consapevolezza collettiva tuttavia si sta diffondendo e anche le leggi cambiano. Aspettiamo solo che le splendide città che nel nostro Paese ospitano eventi di questo tipo trovino forme di celebrazione più in linea col sentire della gente che poco ormai sopporta un divertimento fondato sulla sofferenza animale. Non si invochi «l’alta valenza culturale» di questi riti fuori tempo. Città belle come Siena non ne hanno bisogno.

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