La Chiesa di Francesco apre ai divorziati e (un po’) ai gay

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Il 4 di ottobre, giorno di San Francesco, papa Jorge Mario Bergoglio ha convocato in Vaticano un’assemblea generale, un Sinodo ancora sul tema “famiglia”. Ora i vescovi, ampliando la relazione licenziata lo scorso ottobre col Sinodo straordinario e consultati i questionari rivolti ai fedeli, pubblicano il documento preparatorio all’evento di autunno, Instrumentum Laboris, che assorbe le riflessioni sociali, culturali e dogmatiche di Bergoglio.

Il documento ha un carattere più riformista, nonostante l’ostruzionismo dei conservatori: tre capitoli, tanti titoli. Il più atteso: apertura ai divorziati risposati. E poi: accoglienza per le coppie conviventi e omosessuali, ma niente deroga a matrimoni e adozioni. Il testo ribadisce anche i valori che per la Chiesa non sono derogabili: no a eutanasia e aborto. Più spazio per le donne religiose.

Sacramenti e divorziati

Il documento suggerisce un atteggiamento più comprensivo nei confronti dei cattolici divorziati e risposati civilmente senza “mettere in discussione la monogamia”: “Vanno ripensate le forme di esclusione attualmente praticate nel campo liturgi-co-pastorale, in quello educativo e in quello caritativo. Dal momento che questi fedeli non sono fuori dalla Chiesa, si propone di riflettere sulla opportunità di far ca dere queste esclusioni. La Chiesa deve essere capace di accompagnare quanti vivono il matrimonio civile o la convivenza, fino alla pienezza dell’unione sacramentale (…) C’è un comune accordo a l l’interno dell’as s e m bl e a sull’ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo”.

Coppie di fatto

Finisce l’epoca di una Chiesa severa che alza steccati e incide confini, adesso la Chiesa di Francesco vuole accettare per includere: “La scelta del matrimonio civile o della convivenza molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti. In molte circostanze, la decisione di vivere insieme è segno di una relazione che vuole strutturarsi e aprirsi ad una prospettiva di pienezza. Questa volontà, che si traduce in un legame duraturo, affidabile e aperto alla vita, può considerarsi una condizione su cui innestare un cammino di crescita aperto alla possibilità del matrimonio sacramentale: un bene possibile che deve essere annunciato come dono che arricchisce e fortifica la vita coniugale e familiare”.

Gay e adozioni

Agli omosessuali è dedicato un paragrafo: “L’attenz ione pastorale verso le persone con tendenza omosessuale”.

E come s’evince, il termine “tendenza” misura la distanza del Vaticano. La Chiesa manifesta il suo rispetto, ma non va oltre: “Si ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società. (…) Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio su matrimonio e famiglia”. Adozioni: “I figli non sono un prolungamento dei propri desideri”.

Eutanasia e aborto

Non vanno segnalate novità di rilievo, la Chiesa resta arroccata: “Riguardo al dramma dell’aborto, la Chiesa anzitutto afferma il carattere sacro e inviolabile della vita umana e si impegna concretamente a favore di essa. (…) A coloro che operano nelle strutture sanitarie si rammenta l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza”. E sull’eutanasia: “Urge che i cristiani impegnati in politica promuovano scelte legislative adeguate e responsabili in ordine alla promozione e alla difesa della vita. Come la voce della Chiesa si fa sentire a livello socio-politico su questi temi, così è necessario che si moltiplichino gli sforzi per entrare in concertazione con gli organismi internazionali”.

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