La destra ha più voti: Con l’italicum Matteo adesso rischia grosso

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Il centro-destra non è un polo unitario mentre il centrosinistra, pur con le divisioni interne al Pd, lo è. E lo è anche il M5S. Per questo non è affatto prevedibile oggi quale sarà lo sfidante di Renzi alle prossime politiche”. Così Roberto D’Alimonte – politologo e padre (con Denis Verdini) dell’Italicum- ieri sul Sole 24 Ore.

Le cose stanno più o meno così, ma solo per ora. È vero che non si trattava di elezioni nazionali, ma i numeri delle sette regioni che hanno votato domenica possono comunque spiegare cosa succederebbe votando con la legge elettorale voluta da Renzi. Tutti hanno finora pensato al Pd del 40,8% delle Europee, ora però la situazione non sembra più quella e pare che il premier abbia parecchie cose di cui preoccuparsi. Ricordiamo le regole base utili nel nostro caso: nessuna coalizione; la soglia di sbarramento è al 3%; il premio di maggioranza va alla singola lista che prende di più e raccoglie oltre il 40% dei voti o che vince il ballottaggio tra i primi due classificati.

Primo scenario: tutti corrono da soli e il M5S ci guadagna

La frammentazione del centrodestra non conviene solo al Pd. Pure il Movimento 5 Stelle dovrebbe tifare per l’Italicum com’è ora (cioè senza coalizioni e senza la possibilità di apparentamento al ballottaggio) visto che pare l’unico modo in cui potrebbe arrivare a sfidare il Pd nel secondo turno. Ecco un riassunto complessivo del voto di domenica: quelli alle liste sono 8,47 milioni in tutto e la “classifica” dei partiti italiani (cui abbiamo “regalato” anche i voti presi dalle liste civiche col nome dei candidati presidenti) sarebbe questa: il Pd vince con oltre due milioni e mezzo di voti e il 29,6% dei consensi (le sole liste Pd sono al 25 e dispari per cento); secondo si piazza il M5S con il 16,06% di consensi (1,327 milioni totali); terza la Lega, che raccoglie il 14% e 1,237 milioni di voti nonostante non corresse in Campania. Segue Forza Italia (13,6% e 1,158 milioni di voti), mentre Area Popolare di Angelino Alfano si salva appena dalla soglia di sbarramento col 3,7% e 321.892 voti (in qualche regione, però, non si è presentato col suo simbolo).

Risultato: con l’Italicum, ballottaggio tra Pd e M5S. In questo caso è evidente una delle peggiori distorsioni dell’Italicum: al ballottaggio vanno due partiti che non raccolgono nemmeno la metà dei voti validi. Se ci si aggiunge l’astensione non è un bel biglietto da visita quanto a legittimazione democratica. Lo stesso D’Alimonte ha ribadito spesso che il problema italiano è la governabilità, ma la Consulta nel Porcellum ravvisò qualche problema di eccessiva compressione della rappresentanza. Non sarà che governo e Costituzione hanno priorità diverse?

Secondo scenario: l’alleanza Lega-FI-FdI supera il Pd

Ovviamente, la faccenda cambia se gli stessi numeri usati sopra vengono combinati in modo diverso. Se Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Lega e Fratelli d’Italia) – sempre insieme in queste elezioni e che vedono Alfano come il fumo negli occhi -riescono a allearsi con Silvio Berlusconi (Forza Italia), la situazione cambia di segno: il Pd con le sue liste dei presidenti resta sempre al 29,6%, come il M5S al 16 e spiccioli, mentre l’area della destra-centro con 2,731 milioni di voti complessivi s’attesta al 32,2%. Tradotto: Salvini, Meloni e Berlusconi hanno preso (contando anche le liste dei presidenti, compresa quella Zaia) 200mila voti in più dei democratici e andrebbero al ballottaggio col Pd in testa.

Terzo scenario: centrodestra e centrosinistra old style

Potrebbe anche succedere che l’Italicum, in cui chi vince anche di un voto prende tutto, spinga alla lista onnicomprensiva, all’ammucchiata finale. Sempre usando i voti alle liste, allora, abbiamo fatto un calcolo come se, in sostanza, esistessero ancora il vecchio centrosinistra e il vecchio centrodestra: a quelli del Pd, dunque, vengono sommati i voti della sinistra non troppo radicale come ad esempio quella dello “scissionista” ligure Luca Pastorino o di Sel laddove era presente; nel campo di Forza Italia tornano i voti di Raffaele Fitto in Puglia e pure quelli raccolti da Angelino Alfano e soci (Ncd+Udc). Il risultato, anche se si allarga la platea, è più o meno lo stesso: centrosinistra con 2,768 milioni di voti e il 32,6%, centrodestra 2,989 milioni di voti e il 35,2%.

Quarto scenario: la destra può vincere al primo turno

L’ultimo scenario è diverso dagli altri, nel senso che prende in considerazioni i voti validi presi da tutti i candidati presidente e la platea dunque si estende: si tratta di 9 milioni e trecentomi-la consensi, quasi un milione in più di quelli dati alle liste su cui abbiamo lavorato finora. Ebbene se li raggruppiamo per macro-aree politiche – all’ingrosso destra, sinistra e M5S – i risultati sono sorprendenti. Ovviamente questo non riguarda il Movimento di Grillo, per cui non cambia molto visto che si è presentato da solo ovunque, ma per gli altri si intravvede una possibilità davvero paradossale: i candidati di centrosinistra/si-nistra e quelli di centrode-stra/destra hanno infatti raccolto più o meno entrambi il 38% (leggermente in vantaggio i secondi, per la verità) e con questo scenario politico saremmo molto vicini alla soglia del 40% dopo la quale basta un voto in più per prendersi il premio di maggioranza monstre da 340 deputati su 600 voluto da Renzi. Salvini e Berlusconi insomma, se questo è il trend, possono giocarsi la partita alla pari e puntare sulla pancia dell’elettorato italiano, tradizionalmente conservatore. Al momento, quel che gli manca per dare fastidio al premier è un candidato credibile. Se lo trovano, però…

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