La Grecia chiude Borsa e banche, la Bce mantiene i finanziamenti

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Rigettando la colpa sui partner europei, il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ieri sera ha annunciato la chiusura per una settimana delle banche greche e l’imposizione di controlli sui capitali, dopo che la Bce ha deciso di mantenere invariato il livello di liquidità di emergenza concesso alla Grecia. La situazione del sistema bancario è diventata drammatica, dopo la rottura dei negoziati tra Atene e i creditori internazionali e la decisione di Tsipras di convocare un referendum sull’offerta sottoposta alla Grecia. Anche la Borsa di Atene non riaprirà questa mattina, con ripercussioni potenzialmente drammatiche su un’economia che è già tornata in recessione. «Le decisioni recenti dell’Eurogruppo e della Bce hanno un solo obiettivo: soffocare la volontà del popolo greco», ha accusato Tsipras in un discorso alla nazione. Il premier greco ha chiesto alla popolazione di «mantenere la calma» di fronte alla chiusura delle banche, assicurando che «i depositi sono al sicuro».

Le lunghe code ai bancomat e gli ordini di trasferimenti registrati nel fine settimana sono un sintomo del panico dei cittadini greci dopo il fallimento dei negoziati con i creditori su un pacchetto di aiuti che avrebbe potuto evitare il default. In alcune località si registra una penuria di benzina, perché la Grecia potrebbe avere difficoltà a importare materie prime essenziali per la mancanza di contante. Nelle isole alcuni ristoranti e alberghi accettano solo contanti. Il Regno Unito e altri paesi hanno consigliato ai loro cittadini che si recano in Grecia, in particolare i turisti, di «portare con sé più un mezzo di pagamento (contante, carta di debito, carta di credito)» e di «assicurarsi di avere sufficiente denaro per coprire le emergenze». Con i limiti ai ritiri ai bancomat si temono possibili rivolte e assalti alle banche. Di fronte a questa prospettiva, Tsipras ha garantito che «i pagamenti di salari e pensioni sono garantiti».

LO SCENARIOTsipras ha addossato la responsabilità dei controlli sui capitali al «ricatto» dei creditori. Poco prima della decisione della banca centrale greca, in un tweet il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, aveva spiegato che il suo governo si opponeva al concetto stesso di controlli sui capitali perché «sono una contraddizione in termini in un’unione monetaria». Ma le mosse della Bce sulla liquidità di emergenza per la Grecia sono state decisive. Rifiutandosi di aumentare la liquidità a disposizione delle banche greche, l’istituzione presieduta da Mario Draghi ha di fatto costretto Atene a introdurre i controlli sui capitali, evitando il collasso del sistema finanziario e la certezza di una Grexit in caso di default. Al contempo, con la sua decisione di non tagliare per il momento il programma di liquidità d’emergenza Ela, la Bce ha anche segnalato la sua volontà di non entrare nelle dispute politiche tra Atene e i partner europei, lasciando aperta la porta a un accordo.

Lo scenario per tenere la Grecia nell’euro, anche con un default, è analogo a quello attuato a Cipro nel salvataggio del 2013. La chiusura delle banche potrebbe durare molto più di una settimana, così come i controlli sui capitali – limiti ai ritiri dai bancomat e agli sportelli, controlli alle frontiere per evitare fughe all’estero – dovrebbero essere prolungati per diversi mesi, se non anni. Ma la Bce si prepara anche al peggio, in particolare in caso di contagio dalla Grecia verso altri paesi. Il Consiglio dei governatori sta «monitorando da vicino la situazione nei mercati finanziari e le potenziali implicazioni» dell’emergenza greca ed è «determinato a usare tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato», ha detto la Bce. Anche il Fondo Monetario intende «vigilare sulla situazione in Grecia e nei paesi vicini ed è pronto a fornire la sua assistenza in caso di necessità», ha annunciato la direttrice dell’istituzione di Washington, Christine Lagarde.

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