La Grecia non paga il Fmi ma Tsipras torna a trattare

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Il giorno è arrivato: ieri la Grecia non ha rimborsato la quota di aiuti, 1,6 miliardi di euro, in scadenza al Fondo monetario internazionale. E sempre ieri è scaduto il programma di assistenza europeo: Atene perde il diritto ad accedere a 1,8 miliardi di aiuti già pronti e a 10,9 miliardi utili a ricapitalizzare le banche in caso (molto probabile) di necessità. Eppure una trattativa si è riaperta tra istituzioni europee e governo greco. Anche il referendum di domenica, in teoria sull’accettazione delle misure su tasse e pensioni proposte da Bruxelles, in pratica sulla permanenza nell’euro, non è più sicuro.

IERI MATTINA si è saputo di un colloquio notturno tra il presidente della Commissione Jean Claude Juncker e il primo ministro greco Tsipras sulla proposta di “un accordo dell’ultimo minuto, per essere preso in considerazione dall’Eurogruppo”, come ha detto un portavoce di Juncker. Nella mattinata si è capito il contenuto: una lettera firmata da Tsipras al fondo salva Stati Esm (Meccanismo europeo di stabilità) per chiedere un nuovo programma di sostegno. È lecito perdersi nel labirinto delle sigle, ma la Grecia ha beneficiato di 141,8 miliardi dall’Efsf, la prima versione del fondo salva Stati nato proprio in seguito alla crisi greca. Di quelli, 130,9 devono ancora essere rimborsati. E le prossime scadenze, che per ora la Grecia non è in grado di onorare, prevedono 12,3 miliardi da rimborsare nel 2015, 7,2 nel 2016 e 9,6 nel 2017.

Per questo Tsipras ha scritto all’Esm chiedendo ufficialmente “il supporto per la stabilità finanziaria nella forma di un prestito di due anni”, un prestito che servirebbe “esclusivamente a rispettare il servizio del debito delle obbligazioni greche domestiche e s tr an ie re”. Tradotto: Tsipras chiede agli stessi creditori che non sta riuscendo a rimborsare di avere un altro prestito, così da ripianare quello vecchio. È lo stesso meccanismo già rodato in questi anni, ma Tsipras aggiunge una condizione rilevante: “Insieme al prestito, la Grecia chiede all’Efsf che il suo debito sia ristrutturato e riprofilato nello spirito della proposta fatta dalla Commissione europea finalizzata a rendere il debito della Grecia sostenibile e gestibile nel lungo periodo”. Quindi, oltre ad avere subito i 12,3 miliardi che mancano per il 2015 (e magari i 10,9 per le banche), bisognerebbe anche tagliare i 130,9 accumulati dal 2010. In cambio di cosa?

I TRATTATI DELL’ESM prevedono sempre che ci sia una “condizionalità” abbinata agli aiuti, cioè un “memorandum of understanding”. Proprio come quel memorandum con la Troika (Bce, Commissione Ue e Fondo monetario) che T-sipras ha cancellato appena eletto.

Le basi per un negoziato, a quanto sembra, però ci sono: ieri sera si è riunito in conference call l’Eurogruppo, il coordinamento dei ministri economici dell’euro, che si è aggiornato a oggi, quando arriveranno le nuove proposte di Atene, sulle riforme da offrire in cambio del nuovo programma di aiuti. Lo scontro con i creditori è sempre stato su Iva, pensioni e saldi di bilancio,cioè sull’avanzo primario (quanto deve risparmiare nel 2015 lo Stato). “A mezzanotte scade il programma, io non conosco altri segnali concreti”, ha detto ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel che però ha aggiunto anche “non chiudiamo la porta al dialogo”. Ma la linea tedesca è chiara: “Berlino non prenderà in considerazione l’ipotesi di un terzo salvataggio per la Grecia, come proposto da Atene, prima dell’esito del referendum di domenica prossima”. Continuano le pressioni dagli Stati Uniti e il Times ofMalta riporta che il premier Joseph Muscat avrebbe detto in Parlamento: “La Grecia ha detto ai negoziatori di essere pronta a sospendere il referendum se i negoziati vengono riaperti”. Ad Atene, piazza Syntagma, davanti al Parlamento, continua a essere piena di greci preoccupati.

I MERCATI OSSERVANO: ieri le Borse europee hanno chiuso in rosso, ma senza altri tonfi (Milano -0,48 per cento). È l’equivalente finanziario del fiato sospeso. Finché la Bce di Mario Draghi non toglie liquidità al sistema bancario greco tutto è congelato. E questo non succederà finché esiste anche un simulacro di negoziato.

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