La Lega doppia Forza Italia Salvini: «Sono l’anti Renzi»

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Vittoria schiacciante in Veneto, primo partito del centrodestra in Liguria, Toscana, Umbria e Marche. Adesso Matteo Salvini è convinto: può discutere con Silvio Berlusconi trattandolo come il parente povero. Se ne è accorto domenica notte, sorseggiando nocino sul balcone della sua casa milanese. Senza maglietta «perché fa caldo», come ha spiegato a Radio Padania. Gli azzurri hanno il fiatone, il Carroccio li ha trascinati alla vittoria a Genova. Ha tenuto a galla la coalizione in Umbria. Ha permesso il trionfo a Venezia.

Salvini tira, Berlusconi arranca. Il leghista non ha avuto tempo di sognare palazzo Chigi, per il semplice motivo che dopo aver metabolizzato gli ultimi dati – nella notte tra domenica e ieri -ha dormito poco. Ma ora s’appella al resto del centrodestra per mettere in piedi un programma anti-Pd. Con la Lega al centro. Ieris’è subito rimesso in moto. Prima apparizione ad Agorà. Poi su Canale 5. Quindi Sky. E ancora Radio Padania. Alle 11,30, irrompe nella sala stampa di via Bellerio sfoggiando una t-shirt con una ruspa. «Qualche fenomeno ha preferito Alfano a Zaia: ora resterà a fare il sindaco» maligna pensando a Flavio Tosi, l’ormai exleader del Carroccio veneto che a meno di due mesi dal voto ha preso un’altra strada.

Nella terra di San Marco i risultati sono scintillanti per le truppe salviniane. Zaia supera il 50%, con la sua lista al 23 e il Carroccio che sfiora il 18. La M oretti è inchiodata al 22 e rotti, il Pd crolla al 16,6 e i grillini non arrivano al 12. Quasi un anno fa, alle Europee, i democratici erano al 37,5%, il M5S al 19,8%, la Lega al 15 e Forza Italia al 14. Ora le truppe berlusconiane non toccano il 6. Ma la sorpresa è il ribelle Tosi, che non sfonda neanche nella sua Verona. Nel comune scaligero la coalizione che lo sostiene è terza, anche se la lista Tosi è la più votata dopo il Pd. In tutta la regione rastrella l’ 11,86%. Quarto. Con la sua lista al 5,71%. Dati che non gli impediscono di annunciare: «Parte con forza il nostro progetto per un centrodestra nuovo». Invia Bellerio prendono nota e sghignazzano.

Salvini può sorseggiare nocino anche per festeggiare nelle altre regioni. In Liguria, dove aveva costretto il suo Edoardo Rixi a un passo indietro a favore di Toti, la Lega prende il 20% (Fi al 12,6%) ed è terzo partito dietro a Pd e M5S.

Lega in doppia cifra pure in Toscana, dove un anno fa (Europee) faticava a superare il 2. Ora è al 16,6, seconda davanti ai grillini anche grazie alla candidatura di Claudio Borghi. L’economista che suggerisce la strategia anti-euro a Salvini.

In Umbria la Lega è al 13,6 (nel 2014 era al 2 e rotti). Un soffio dietro ai grillini ma solidamente primo partito del centrodestra. Idem nelle Marche. Il Carroccio, che alle Europee non arrivava al 3, adesso raccoglie il 13. Ma la medaglia d’argento va ai grillini.

Il Matteo meneghino non sfonda in Puglia, dove Noi con Salvini si ferma al 2,3%, e non s’è presentato in Campania, ma fa i complimenti a De Luca a cui augura «buon lavoro». Restando nel campo del centrodestra, anche in alcuni Comuni la Lega supera gli azzurri. E capita li escluda dal ballottaggio come successo a Saronno, Varese (dove s’era fatto vedere B erlusconi in persona). «Io leader del centrodestra? Lo decideranno gli elettori» glissa Salvini quando i cronisti gli chiedono dei suoi progetti di gloria.

«Renzi è stato asfaltato in Veneto, ha perso in Liguria e ha rischiato in Umbria. Ci hanno sottovalutati e noi speriamo continuino così. Vuol dire che vinceremo le Politiche». Anche perché non crede che il governo tirerà fino al 2018. Il 20 giugno Salvini intende organizzare un congresso straordinario per aggiornare lo statuto delpartito alle nuove disposizioni di legge. Faccende tecniche, non politiche. L’evento dovrebbe essere celebrato a Pon-tida, dove il giorno dopo, domenica, è previsto il raduno. Ennesima prova muscolare per ribadire d’essere la prima forza del centrodestra. «Sono pronto a sfidare Renzi» ringhia Salvini. E quando gli chiedono dei moderati, che magari si spaventano a sentir parlare di ruspe un tizio barbuto stretto in una felpa, il leader della Lega giura solennemente: «A casa ho anche la cravatta». E promette se la metterà, sentiremo ancora» assicura Salvini. Porte spalancate. Il Matteo milanese si sente, di fatto, azionista di maggioranza del centrodestra. «Siamo aperti a tutti tranne ad Alfano» dice. E già pensa a come svuotare i serbatoi di Grillo. L’altro vincitore.

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