La madre di Fabrizio Corona: “Mio figlio tornerà presto al lavoro”

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Al telefono la voce trema un poco. Mamma Gabriella non ci crede. La notizia è di giovedì, ma ancora lei non si è abituata all’idea. Fabrizio Corona, dopo tre anni ha lasciato il carcere di Opera per terminare la sua pena (sei anni) nella comunità Exodus di Don Mazzi. Affidamento in prova. Decisione che, pur subito esecutiva, dovrà essere vagliata dal tribunale di Sorveglianza.

Mamma Gabriella è a Milano. Fabrizio non lo ha ancora visto. Molto probabilmente andrà a trovarlo oggi. Sta in stazione. Attende l’adorato nipotino. Parla di fretta, ma con voglia. “È una gioia grande – dice immediatamente – quasi non ci credo”. Eppure ancora prima di giovedì, qualcosa sembrava potersi muovere. “È vero ci aspettavamo una notizia positiva, ma non fino a questo punto”. Gabriella è raggiante.

Come anche Ivano Chiesa il legale di Fabrizio. Parla commosso. “L’avvocato lo si fa per queste cose, mica per i soldi”. Ricorda la mattinata di giovedì, quando, del tutto ignaro della decisione, è entrato nella sala colloqui. “Fabrizio mi è saltato addosso urlando, dandomi un sacco di pacche sulla schiena, lui è uno passionale, generoso, un uomo diverso dall’immagine che ha dato ai media anni fa, ieri mi ha detto: sono ancora stravolto per questa grande emozione, sto cominciando ad ambientarmi”.

NON SI STENTA a crederlo. Dopo tanta galera giustificata o meno. E poi quell’incubo del reato ostativo, l’estorsione aggravata che lo costringeva dietro alle sbarre. Il caso Treze-guet, i soldi presi per non pubblicare delle foto. Chiesa ha lavorato tanto ma alla fine lo ha tirato fuori.

“Esistono – spiega -due tipi di ostatività: una assoluta legata ai reati di criminalità organizzata e una relativa”. Per quella relativa si concedono forme di detenzione alternative solo sotto i quattro anni. Per quel reato l’ex re dei paparazzi ne ha già scontati due. E dunque, superato questo scoglio, ecco il via libera che sarebbe potuto anche arrivare prima “visto che – spiega l’avvocato – tutte le perizie e tutto il percorso carcerario di Corona è stato esemplare, per questo i giudici mettendolo ai servizi sociali hanno anche valutato che il pericolo di fuga ormai non ci sia più”.

“Fabrizio si sente disorientato – ha spiegato ieri la signora Gabriella – capita dopo tanto tempo passato in prigione. E poi c’è l’angoscia che tutto possa tornare indietro. L’affidamento è in prova”. Cuore di mamma insomma. “Fabrizio è comunque felicissimo, al di là di tutto, ci godiamo il momento”. Non vede l’ora di riabbracciarlo, di dirgli che una parte del viaggio è ormai alle spalle, che ora tutto può solo ricominciare.

Anche lei ricorda la mattina di giovedì. “Ero a casa, poi è squillato il cellulare, ho visto che era Fabrizio, ma nulla sapevo. Lui ha gridato. E io, guardi, gli ho detto: Fabrizio il cuore batte così forte che mi sembra che stia per scoppiare”. Ora, però, l’emozione lascia il posto alla felicità. “Fabrizio è cambiato, è consapevole degli errori commessi”, dice ancora Gabriella. “E soprattutto ha molta voglia di fare e di ricostruirsi la sua vita”. Progetti dunque. “Assolutamente, Fabrizio, sono convinta, tornerà a fare il suo lavoro, quello che sa fare meglio, visto che ha anche un ufficio ben avviato e lo farà non come in passato, ma con maggiore consapevolezza”.

In sottofondo si sente il rumore della Stazione centrale di Milano. “Domani (oggi per chi legge, ndr) andrò a trovarlo assieme al mio nipotino, ora ho solo voglia di vederlo fuori dal carcere e di riabbracciare il figlio meraviglioso che ho cresciuto”. Insomma, dopo tanti appelli, dopo tanto tempo (probabilmente troppo), Corona ha ottenuto quello che voleva. È felice. E come lui, tanti che hanno condiviso la sua battaglia. Tra loro Paolo Bocedi, il presidente dell’Associazione antiracket Sos Italia Libera, che ieri ha commentato così la scarcerazione: “Sono soddisfatto, i miei appelli hanno avuto un seguito anche nei confronti della magistratura che si è rivelata sensibile e capace. Corona stava pagando un prezzo spropositato per i reati commessi . Sono certo che da oggi ritroverà la voglia di vivere accanto a suo figlio. Spero di abbracciarlo al più presto”.

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