La pillola del giorno dopo e l’obiezione di coscienza: qual è il confine?

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La pillola del giorno dopo e l’obiezione di coscienza-Fino a che punto?

A partire dal mese di Gennaio del 2014, la pillola del giorno dopo è ufficialmente riconosciuta come farmaco contraccettivo e non più come farmaco abortivo e questo riapre, per i medici che si trovano in condizione di prescrizione e somministrazione del farmaco, i problemi legati alla differenza tra giusto e sbagliato.

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri – FNOMCEO – afferma che comunque il medico può appellarsi a quella che viene comunemente chiamata “clausola di coscienza”, che trova fondamento anche nel codice deontologico medico.

E’ opportuno quindi chiarire la differenza tra la “clausola” e l’ ”obiezione” di coscienza.

Mentre quest’ultimo concetto è riconosciuto dalla legge e dall’ordinamento solo nel caso in cui l’azione del medico porterebbe alla soppressione della vita, come nell’aborto, la “clausola di coscienza” può essere utilizzata dal medico quando le azioni richieste contrastano con la sua coscienza: si può quindi rifiutare di effettuare la prestazione richiesta, a meno che il rifiuto non comporti immediato e grave danno alla salute della persona stessa.

E’ anche vero, comunque, che non si può in nessun caso negare al paziente una prestazione – come quella, appunto, della prescrizione e assunzione della pillola del giorno dopo – che, in realtà, l’ordinamento giuridico gli garantisce come diritto.

Si rende quindi necessario indicare un punto di equilibrio tra quelli che sono i diritti del medico e quelli che sono i diritti del paziente.


Quando il medico fornisce un servizio di tipo continuo ed assistenziale, deve sempre intervenire nelle situazioni di urgenza e, quindi, procedere alla prescrizione di farmaci laddove ce ne sia richiesta e necessità, e questo include anche il farmaco contraccettivo del giorno dopo: il medico può quindi esprimere i propri pensieri e le proprie obiezioni a riguardo, ma deve procedere con il suo lavoro.

La FNOMCEO spiega inoltre che se un medico vuole esercitare il suo diritto di obiezione di coscienza, deve inviare la dichiarazione relativa all’obiezione in questione al direttore generale della ASL e/o al Direttore Sanitario, nel caso il medico stesso sia un dipendente di un ospedale.

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