La presidenza del Consiglio deve 616mila euro di Tari, il Viminale 3,5 milioni, il ministero di Delrio 2,2 milioni, quello dell’Economia 709mila

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Provate a non pagare un euro di tasse. Provateci soltanto. Tra Agenzia dell’En-trate, Equitalia (geograficamente declinata), agenti del fisco e Guardia di Finanza prima o poi vi beccano. E il conto sarà salatissimo. Così funziona per i comuni mortali. I Vip – pizzicati – si accordano e spuntano percentuali di favore. Poi ci sono i ministeri, le istituzioni e le banche. Letteralmente se ne infischiano. Tanto non sono i dipendenti di Montecitorio o delVimina-le apagare gli interessi dimora. Né i ministri. Lipaghiamo noi in un perverso gioco al rimbalzo che serve soltanto a far lievitare le tasse che sborsiamo. E non si tratta di pochi spiccioli nel caso della “tassa sulla monnezza”.

Dall’analisi dei bilanci consolidati dei Comuni elaborati dall’Istat, è stato stimato che il gettito complessivo della Tari per l’anno in corso si aggiri attorno ai 7,6 miliardi di euro.

Il problema è che con il p assaggio dalla Tarsu alla Tari tutto si è fatto tranne semplificare il pagamento di un’imposta. E neppure è semplicissimo effettuare il conteggio relativo degli oneri. E se poi il bollettino non arriva si può anche impazzire. Se infatti non vi è arrivato il bollettino dell’azienda comunale per lo smaltimento deirifiutiperprocedere ilpa-gamento di una delle rate (possono essere anche 4), sarà inutile protestare una volta che vi sarà recapitata la cartella esattoriale con sanzione piena(finoal 30%). Se vi siete accorti di aver saltato da po co un pagamento (massimo 14 giorni) potete evitare aggravi maggiori – grazie al ravvedimento operoso – con una maggiorazione del-l’0,2%. Prima di tutto però bisognerà desumere – sul sito del proprio comune – a quanto ammonta la tariffa a mq.

Dal 2015 i ravvedimento operoso è diventato “lungo”, anche per evitare mazzate indebite nel passaggio definitivo dalla Tarsu alla Tari. E infatti dal 15esimo giorno al 30esimo dalla scadenza, si deve pagare 1/10 del 30%, ovvero il 3%. Dal 31esimo giorno al 30 settembre dell’anno successivo a quello in cui è stato omesso o ritardato il tributo 1/8 del 30% (vale a dire il 3,75%). E poi – entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato omesso o ritardato il tributo 1/9 del 30% – vale a dire il 3,33%. Entro il 30 settembre del secondo anno successivo a quello in cui è stato commesso l’inadempimento 1/7 del 30% (4,28%). Oltre questa scadenza si pagherà 1/6 della sanzione piena, ovvero una maggiorazione del 5%.

Comuni e municipalizzate sono consapevoli del pasticcio burocratico fiscale. Tanto più che spesso – come accade a Roma e nelle altre grandi metropoli – le società di raccolta rifiuti ammettono candidamente di non conoscere chi deve pagare e quanto. Questo per noi comuni mortali. Poi ci sono ministeri, banche e istituzioni. Che se ne infischiano. E magari spuntano anche una bella sanatoria.

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