La strage del resort trucidati in spiaggia con i kalashnikov

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Si è fatto scuro il cielo della Tunisia e del mondo intero, di quella civiltà che pensavamo di aver costruito, che non era neanche l’ora del pranzo. È bastato un barchino rosso avvicinarsi minaccioso alla spiaggia dal mare, chissà, forse un gommone. È bastato che lanciassero la prima granata alla cieca fra un ombrellone e un lettino, in mezzo a un tripudio di cocktail e di creme solari. Ed è stato l’inferno, è stato lo sfregio che non avevamo ancora conosciuto. Quanto sarà durata? I conti si fanno a spanne e sono conti indicibili: per uccidere trentasette turisti inermi su una spiaggia tunisina e per ferirne almeno altrettanti dovrebbero aver impiegato almeno venti minuti. Venti lunghissimi minuti in cui, solo adesso, proviamo l’insoportabile rimorso di averlilasciatoi soli. Come si saranno difesi? Avranno tentato di fuggire? Chi di questi macellai li ha inseguiti e finiti?

Ci siamo svegliati al ticchettare del prime agenzie, ai primi esclusivi filmati del solito telefonino. Ed è stato tremendo: a dieci chilometri da Sousse, fra i clienti dell’hotel Rui Imperial Marhaba, in un posto che si chiama Port El Kantauoi e che se non fosse Tunisia somiglierebbe molto alla Costa Azzurra, s’era consumata una mattanza di gente come noi. Un albergone di lusso, come volete chiamarlo? Ma uno di quelli che ancora offrono una settimana sotto i 400 euro, e quindi era praticamente pieno. Cinquecentosessantacinque ospiti su 800 posti disponbili, capite? E neanche un vigilante all’ingresso, neanche un uomo armato, nella stupida convinzione che un’estate cosi non può contemplare anche i progetti della Jihad. Hanno avuto praticamente carta bianca questi criminali, sono riusciti perfino a nascondere i loro kalashnikov fra gli ombrelloni prima di entrare in azione.

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