La truffa del S. Raffaele, indagato Zangrillo

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Prima erano le tangenti, i favori, le mediazioni con la politica intavolate dal “facilitatore” Pierangelo Daccò e l’incubo del crac finanziario. Era il mondo dell’ex Celeste Roberto Formigoni e dell’universo di Comunione e liberazione. Adesso, invece, c’è una truffa da 28 milioni di euro ai danni del Servizio sanitario.

Nel mirino 4mila interventi per i quali è stato chiesto il rimborso alla Regione e che, per la metà, sarebbero stati eseguiti da semplici specializzandi. Al centro dei guai giudiziari passati e presenti c’è sempre il San Raffaele di Milano, l’ospedale fondato da don Verzé e struttura prediletta da Silvio Berlusconi, dove lavora Alberto Zangrillo, il medico personale dell’ex presidente del Consiglio.

Lo stesso Zangrillo che secondo la Procura di Milano è uno dei protagonisti del raggiro milionario messo in atto dal 2011 al 2013. Ieri, infatti, il pubblico ministero Giovanni Polizzi ha inviato l’avviso di chiusura indagine a nove persone. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta della Guardia di Finanza c’è l’ex amministratore Mario Valsecchi, l’amministratore attuale Nicola Bedin e il direttore sanitario Roberto Mazzuconi, oltre a ben sei primari dei reparti di cardiochirurgia, chirurgia toracica, chirurgia vascolare, urologia e anestesia.

Nell’elenco degli indagati la Procura ha iscritto anche la stessa Fondazione Monte Tabor e l’ospedale San Raffaele “per essere i delitti commessi dagli amministratori e legali rappresentanti” delle stesse strutture. Vertici e primari, dunque. Per tutti la Procura a breve chiederà il rinvio a giudizio. La truffa, ricostruita dai magistrati, si giocava tutta sui rimborsi del Servizio sanitario. L’obiettivo era far apparire più operazioni di quanto in realtà se ne potessero fare.

E COSÌ SOTTO LA LENTE della Procura sono finiti ben 4mila interventi. L’escamotage serviva per incrementare i rimborsi pubblici. Ragiona l’accusa: per questo motivo venivano falsificati i Registri operatori facendo comparire contemporaneamente su diversi interventi gli stessi chirurghi e anestesisti che in realtà venivano sostituiti dagli specializzandi.

Il tutto, si legge nell’avviso di chiusura indagini, “con artifizi e raggiri da parte dei primari e con la supervisione del direttore sanitario neU’organizzazione dell’equipe chirurgiche per gli interventi nelle sale operatorie”. In questo modo “venivano violati i principi di accreditamento previsto dalla disciplina regionale”. Requisiti che venivano “assolti (…) attraverso Registri operatori riportanti equipe in apparenza regolarmente costituite ma con chirurghi e anestesisti presenti contestualmente in più sale operatorie”.

La truffa poi si completava grazie “agli amministratori” che attestavano “il rispetto dei requisiti di accreditamento sia con le richieste di rimborso relative a ogni intervento che con le con le autocertificazioni quadrimestrali”. Secondo una tabella allegata all’atto notificato ieri pomeriggio, sono ben 2.000 gli specializzandi impiegati nelle varie operazioni in sostituzione del chirurgo strutturato o dell’anestesista. In altri 989 casi sarebbe mancato addirittura il primo operatore. Insomma, solo per miracolo gli interventi sono andati a buon fine.

NELLA SERATA DI IERI tutti i medici coinvolti nell’inchiesta, compreso Zangrillo, si sono detti “indignati e sconcertati per un’accusa radicalmente inventata”. Poco prima era arrivato un comunicato del San Raffaele nel quale la direzione “contesta le accuse che gli vengono avanzate perché insussistenti, sia in punto di fatto sia relativamente alla disciplina amministrativa dell’accreditamento”. L’ospedale ha poi precisato che “le prestazioni oggetto della contestazione sono state eseguite a regola d’arte e secondo le migliori tecniche e i più aggiornati protocolli internazionali”. Sulla truffa indaga anche la Procura contabile. I pm della Corte dei conti hanno avviato un’istruttoria sui presunti rimborsi illeciti per i 4mila interventi chirurgici. In serata, poi, anche il Coda-cons ha fatto sapere che si costituirà parte civile in un eventuale processo perché “se le accuse mosse dalla Procura troveranno riscontro, ci troveremmo di fronte a un danno immenso per la collettività. Una truffa a danno del Servizio sanitario nazionale così come ipotizzata dalla magistratura, avrebbe effetti diretti sugli utenti, perché distrarrebbe in modo illegittimo risorse destinate alla collettività”.

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