Lampedusa Morti a decine nell’ennesima tragedia del mare

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Lampedusa Morti forse più di trecento immigrati

Lampedusa Morti sul lungo mare, ancora in attesa delle bare, sono troppi, non bastano le casse di legno.
Un barcone con un numero imprecisato di persone, secondo gli immigrati 500 individui, è andato a fuoco dopo che qualcuno ha acceso con della nafta una coperta per far notare la propria presenza. Ma le fiamme hanno preso possesso della nave invadendola e costringendo tutti coloro che erano a bordo a gettarsi in mare, mentre la barca si capovolgeva per il troppo peso e per le agitazioni delle persone.


Molti non sapevano nuotare e la loro vita si è spenta a pochi metri dalla spiaggia che avrebbe dato loro una nuova speranza.
Fino ad ora sono stati recuperati 127 morti, tra questi due bambini e una donna incinta, sono stati salvati 155 migranti tra somali ed eritrei

Lampedusa un cimitero a cielo aperto, questa la definizione del porto dell’isola, dove i corpi vengono poggiati e stazionano per poi essere trasferiti all’aeroporto.

I cittadini e i pescatori hanno collaborato ai soccorsi, ma raccontano i sopravvissuti, tre barche li hanno ignorati mentre chiedevano aiuto.

Una tragedia senza precedenti, ma quel che più sconvolge è che sarà l’Italia a doversi prendere cura di tutte queste persone, senza poterle smistare e mandare in quei paesi dell’Unione verso i quali i migranti erano diretti.

L’Italia è un punto di transito per gran parte dei disperati che mirano ad arrivare in Francia, dove hanno parenti o amici, o di cui conoscono la lingua, ma l’Unione Europea non muove un dito.

Il testo unico sull’immigrazione spiega che è il paese di prima accoglienza a doversi occupare di tutti i profughi e al resto ci si pensa dopo. Brutta e non facile cosa se si pensa che molti andrebbero immediatamente via e che l’Italia non è sempre pronta ed organizzata per far fronte alle emergenze in mare. Malta respinge i barconi, l’Unione se ne lava le mani.
Foto lapresse

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