L’anticorruzione è legge, pene più severe

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 «Finalmente il falso in bilancio torna ad essere un rea-to…Cambiamo il Paese…Il tempo dei furbetti è finito». Il presidente del Consiglio prende al volo il piatto forte del ddl anticorruzione e festeggia su Facebook la fine del suo travagliato percorso parlamentare. E, stavolta, Matteo Renzi, sullo sdrucciolevole terreno della giustizia, incassa pure l’incoraggiamento di Sel, dell’Associazione nazionale magistrati (che però gli chiede interventi strutturali), di Libera di don Ciotti e di altri che di solito non esitano a criticare i governo.

Il ddl Grasso anticorruzione, che in corso d’opera è stato plasmato dall’intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando, è dunque legge: «Finalmente Godot è arrivato», commenta il presidente del Senato Pietro Grasso che presentò il testo quando ancora era semplice parlamentare.

Al momento di votare in un’aula della Camera poco affollata (280 favorevoli, 53 contrari e 11 astenuti), solo un drappello di grillini e un pugno di deputati di Forza Italia ci hanno messo al faccia per dire no al testo Grasso-Orlando. Lega e Fratelli d’Italia, forti del robusto giro di vite per i i reati di mafia, si sono astenuti. Sel ha votato a favore e ha fatto dire al suo capogruppo, Arturo Scotto: «È stato rispettato l’impegno preso con gli lettori per il ripristino del reato di falso in bilancio». E Rosy Bindi, esponente della minoranza Dem e presidente dell’Antimafia, stavolta sta con Renzi: «È un forte segnale della volontà di combattere contro l’illegalità diffusa che le mafie alimentano e in cui prosperano».

Sul difficile campo della giustizia, Renzi — che in segreteria ha fatto i complimenti al vertice del Pd — può contare su una squadra che in pochi mesi gli ha portato a casa il voto di scambio politico mafioso, la responsabilità civile dei magistrati (un ddl inviso alle toghe sul quale la minoranza Dem non ha fiatato), l’autoriciclag-gio, gli ecoreati e ora l’anticor-ruzione. Dietro tutto questo c’è un «dream team» composto dal ministro Andrea Orlando, dalla presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti, dal responsabile giustizia del Pd David Ermini e dai capigruppo Dem, Walter Verini e Peppe Lumia.

Il merito di aver portato a casa tanti risultati in pochi mesi va anche al vice ministro Enrico Costa (Ap) che in via Arenula e in Parlamento esercita il ruolo di sentinella dei centristi: «Chiaramente il testo anticorruzione dovrà essere coordinato con il ddl sulla prescrizione», avverte. E dunque si avvicina il momento in cui lo «squadrone» del Pd dovrà pagare la cambiale al partitino di Alfano. Per questo l’Anm, pur riconoscendo i passi in avanti contro la corruzione, accende un razzo di segnalazione in vista della trattiva sulla prescrizione.

A fine giornata, il ministro Orlando si mostra raggiante: «Sconfitti quanti scommettevano che non sarebbe stato raggiunto l’obiettivo. E’ una legge importantissima perché ci sono nuovi strumenti per smantellare le reti corruttive».

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