Lavoro in nero, Poletti nega il condono ma c’è lo sconto

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Il ministero di Giuliano Poletti non ha gradito l’articolo di ieri del Fatto sul lavoro nero. “Potrà essere condonato”, titolavamo riportando gli allarmi della Filea, gli edili della Cgil, relativi alle nuove norme del Jobs Act in tema di semplificazione degli adempimenti.

“In un articolo pubblicato su un quotidiano – ha scritto ieri pomeriggio il ministero del Lavoro senza però citare il Fatto – si afferma che le disposizioni contenute nel decreto legislativo sulle semplificazioni consentono di condonare il lavoro nero. È un’affermazione che non corrisponde alla verità dei fatti e deriva, probabilmente, da una scorretta interpretazione della reale portata delle disposizioni in materia di revisione delle sanzioni in materia di lavoro”. Il problema è che, al momento, le disposizioni di cui parla il ministero le conosce solo il ministero stesso. A ieri sera, infatti, i testi integrali dei nuovi decreti attuativi della “legge delega 10 dicembre 2014, n. 183” (il Jobs Act) non sono consultabili. Sul sito del ministero del Lavoro e su quello del governo esiste solo una sintesi, a cura del governo stesso, che illustra a grandi linee le modifiche. Mancano i testi e quindi manca la possibilità di verificare come verranno modificate le norme.

La nota del ministero, in ogni caso, precisa che in tema di “maxi-sanzione per il lavoro nero” rimangono ferme le sanzioni fisse ma sono introdotti degli “scaglioni” sulla parte variabile commisurati “ai giorni di durata della violazione”. “Questo perché, scrive il ministero, trattandosi di lavoro nero, non è facile individuare con assoluta certezza la effettiva durata del comportamento sanzionato”.

NELLA SINTESI pubblicata sui siti del governo si parla di “modifica alla c.d. maxi-sanzione per il lavoro ‘nero’ con l’introduzione degli importi sanzionatori ‘per fasce’” e quindi non si capisce come saranno applicate queste fasce, con quali criteri, etc.

“Sempre sul lavoro nero – prosegue il ministero – è stata introdotta una altra novità che favorisce il mantenimento dell’occupazione del lavoratore in nero dopo la regolarizzazione forzata dall’intervento ispettivo. La disposizione prevede un meccanismo premiale di riduzione della sanzione per chi mantiene in forza il lavoratore per almeno tre mesi (oggi il lavoratore veniva licenziato il giorno dopo la regolarizzazione ispettiva)”.

In questo caso cambiano i dettagli tecnici ma non la sostanza perché il mantenimento al lavoro dura solo tre mesi (e dopo?) in cambio di qualcosa che non sarà un condono ma è comunque uno sconto sulla sanzione. L’attività non viene sospesa se l’azienda si mette davvero in regola e paga almeno il 25% della sanzione rateizzando il resto. Una disposizione, sottolinea la nota ministeriale, voluta “anche a seguito del tragico evento del suicidio del panettiere di Casalnuovo determinato dall’impossibilità di disporre subito dei 2.000 euro della sanzione economica”. Quindi, il lavoro a nero potrà essere immediatamente regolarizzato con alcuni benefici diretti e con la possibilità di mettersi in regola anche a rate.

L’ultimo punto affrontato dal ministero riguarda il “cartellino”, cioè il tesserino di ricono scimento degli operai nei cantieri edili, soppresso dal provvedimento. La soppressione viene confermata ma solo per “una mera razionalizzazione normativa”. Essendo attualmente in vigore due disposizioni “identiche” si è prevista “l’abolizione della previsione specifica nell’edilizia”.

Eppure proprio sulla questione del “cartellino” ieri Giuliano Poletti ha subito una piccola contestazione alla festa del lavoro della Cgil a Firenze. Avvicinato da alcuni delegati che gli rimproveravano l’abolizione del documento identificativo, il ministro si è detto “sorpreso” assicurando che avrebbe subito controllato e, eventualmente, modificato la norma. La precisazione del ministero sembra però smentirlo.

“Senza poter vedere cosa c’è scritto davvero nei testi è difficile dare una valutazione precisa” commenta con il Fatto Walter Schiavella, segretario della Fillea. “Quello che mi sembra si possa ribadire leggendo la precisazione, aggiunge, è che l’orientamento di fondo rimane lo stesso cioè quello di una legislazione basata sulle esigenze delle imprese”.

UN’ISPIRAZIONE che traspare in ogni parte del Jobs Act come si può desumere sia dalla riduzione degli oneri per la cassa integrazione alle imprese, circa 800 milioni, o la possibilità di resuscitare i Co.co.co. resi possibili quando non si tratti di prestazioni “personali, continuative, organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. “In ogni caso – assicura Schia-vella – sul cartellino nei cantieri non molliamo, deve essere ripristinato”.

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