Le baby squillo: la verità di Vanessa

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 Le baby squillo: la verità di Vanessa

Le Baby Squillo– Da qualche giorno, una nuova e disarmante storia di prostituzione minorile e droga scuote l’Italia. Cuore vibrante dell’intera vicenda è il quartiere Parioli, al centro di un’inchiesta che giorno dopo giorno si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo un numero sempre più elevato di protagonisti e gettando luce su adolescenti disposte a vendere il proprio corpo per qualche centinaio di Euro. 30 sono approssimativamente i clienti, dai 14 ai 16 gli anni delle ragazzine coinvolte, 5 i primi arrestati (tra cui la madre di una delle quattordicenni).
Sono i numeri di una vicenda di sesso, bugie e cocaina, ancora al vaglio degli inquirenti e che promette ulteriori  futuri risvolti.
Dalle 155 pagine, frutto dell’interrogatorio eseguito nei confronti di Vanessa, una delle baby squillo coinvolte, emergono dettagli scottanti, che nei prossimi giorni riveleranno probabilmente una realtà ancora più vasta di quella sinora visibile: il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi, infatti, sono ancora impegnate nell’identificazione di ciascuno degli uomini indicati dalle baby prostitute come loro clienti.

Ed è quasi con leggerezza che Vanessa, durante l’interrogatorio, ricostruisce il quadro generale.
“E’ iniziato per gioco, ma non è un bel gioco”: è la frase che apre le porte sull’orrore. 4 grammi di cocaina, taxi e 100 €: ecco il prezzo per acquistare la verginità di una delle ragazze coinvolte, una quattordicenne, amica di Vanessa. “Non l’ho costretta io… lei non è di sicuro una santa”, si difende di fronte agli inquirenti.
Si parla di ricatto nei confronti di uno dei clienti, a cui viene richiesto di pagare 1500 € se non vuole che un video, che lo ritrae durante l’atto con una delle minori, venga reso pubblico. ( Un po’ come è avvenuto per la banda di malviventi che chiedeva soldi per non diffondere video hard registrati su Skype.)

Leggerezza mista a sfrontatezza, che a metà interrogatorio si trasforma in consapevolezza: “Lo so che non è normale”.
Lo sapeva, eppure ha continuato: forse perché il gioco in cui si trovava coinvolta era diventato più grande di lei, forse perché al giorno i soldi guadagnati potevano essere tanti. Troppi, secondo la madre di Vanessa, che con il passare del tempo si è resa conto che qualcosa, nella vita della figlia, non funzionava nel modo corretto.
Forse perché la vergogna, ad un certo punto, è diventata più forte della voglia di uscirne: “Voleva dirmelo”, racconta la zia di Vanessa, “ma si vergognava”. Respinte le istanze di scarcerazione per i primi 5 arrestati, si attende ora di conoscere i prossimi sviluppi.

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