Leggine e pareri, il caso De Luca mette in crisi il Governo

483

Vincenzo De Luca, governatore della Campania proclamato, in attesa di sospensione, ha chiesto a Renzi un decreto per riempire i buchi della Severino e salvare la Giunta che deve nominare dalla possibile illegittimità. Renzi l’ha preso in considerazione, ha pensato di farlo approvare dal Cdm di martedì sera. Ha chiesto consiglio all’Avvocatura dello Stato, che gli ha detto di aspettare.

Meglio studiare prima la questione e valutare se un intervento è davvero necessario per evitare che la Campania torni al voto (questo succede se si stabilisce che De Luca non può nominare una Giunta). Ma la vicenda è tutt’altro che chiusa. “Stiamo approfondendo”. Nel governo la raccontano così la possibilità di varare un decreto ad personam, una norma in un altro decreto, una legge ad hoc. Perché se è necessario si farà.

Renzi la metteva così in conferenza stampa martedì sera: “Procederemo alla sospensione come previsto dalla legge Severino. Stiamo attendendo che l’avvocatura dello Stato ci spieghi come la procedura si deve svolgere”. Parole che hanno messo ulteriormente in allarme il proclamato presidente della Campania e i suoi, a cominciare da Fulvio Bonavitacola, in pole position per il posto da vice Presidente.

Perché le cose non sono lisce come sembrano. Soprattutto su un punto dirimente: se il Presidente è incompatibile ab origine come fa a nominare un vice? Come fare ad essere sicuri che tale vice non sarà decretato illegittimo a sua volta? Ancora Renzi: “Si deve applicare la legge Severino a una figura che deve entrare in carica a tutti gli effetti”.

Cosa dirà l’Avvocatura dello Stato? Si esprimerà direttamente sulla legittimità o meno del vice? Il punto è dirimente, i pareri che sono arrivati sul tavolo di Matteo Renzi sono diversi e divergenti. Il rischio è grosso. Ma è altrettanto grosso quello di decidere di intervenire sulla Severino dopo aver detto pubblicamente di no per mesi. Lunedì De Luca si insedierà. Poi nominerà la Giunta. Poi sarà sospeso. Questo il procedimento.

E intanto c’è la prima finestra utile per intervenire: il Cdm di domani, al quale è stato rimandato il problema. Potrebbe essere quella la sede, ma potrebbe anche essere rimandata la decisione. De Luca, nel frattempo, ha fiutato la mala parata e ha reso pubblici i due pareri mandati a Palazzo Chigi dei suoi avvocati, che sono tra i più illustri e autorevoli d’Italia. “È stato consegnato nei giorni scorsi alla presidenza del Consiglio, al ministero dell’Interno e al ministero per gli Affari regionali un parere legale a firma congiunta degli avvocati Giuseppe Abbamonte e Pietro Rescigno che motiva le ragioni di inapplicabilità della legge Severino nei miei confronti, in quanto si tratta di carica elettiva acquisita in epoca successiva all’em a-nazione della sentenza di primo grado”.

Insomma, adesso mette pure in dubbio che la legge sia applicabile a lui. Sono giorni tesi, nervosi. La difesa del premier e dei suoi da quando si è capito che la giurisdizione sul caso dell’ex sindaco di Salerno non era di competenza del Tar ma della magistratura ordinaria (e che questo inseriva qualche incognita in più) si è sempre basata sul fatto che la legge non prevede lo scioglimento della Giunta, e che quindi non si poteva arrivare a questo.

I buchi del testo, però, sono tali che potrebbero essere incolmabili. Ecco lo studio. Perché c’è un’altra questione di cui a Palazzo Chigi sono consapevoli: il giudice dovrà esaminare tutti gli atti della Regione e valutare se sono nulli con effetto retroattivo. Questo di fatto vuol dire consegnare la Campania alla magistratura. C’è chi in punta di diritto suggerisce al premier che l’unica soluzione praticabile è lo scioglimento. Esattamente quello che Renzi non può fare. Meglio il caos. Ecco l’amm issio ne-ri mpia nto di un renzianissimo, davanti all’ingarbugliamento non solo del caso Campania, ma di tutta la legislatura: “Se non fosse stato per la paura di perdere in Campania, e rischiare così il 4 a 3, Matteo l’avrebbe scaricato e come De Luca. Prima delle elezioni”.

Condividi