L’Europa ferma il piano di salvataggio Atene adesso rischia il fallimento

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BRUXELLES Esplode il rischio di fallimento del negoziato sul salvataggio della Grecia dall’insolvenza. L’Eurogruppo ha annunciato la rottura spiegandola con la decisione del governo di estrema sinistra di Alexis Tsipras di rifiutare le misure di austerità proposte dai rappresentanti dei creditori (Commissione europea, Bce e Fondo monetario di Washington) e di rimettere la decisione finale a un referendum popolare fissato per il 5 luglio prossimo.

I ministri finanziari si sono poi riuniti di nuovo solo in 18, escludendo il responsabile greco delle Finanze Yanis Varoufakis, che non aveva voluto firmare il primo comunicato ufficiale dei colleghi sulla rottura della trattativa. Mario Draghi della Bce, Pierre Moscovici della Commissione europea e Christine Lagarde del Fondo monetario hanno partecipato alla discussione sulle conseguenze finanziarie per l’area dell’euro della crisi con Atene. Al termine il ministro dell’Economia Pier Carlo Pado-an ha rassicurato sugli eventuali effetti per il debito dell’Italia e per la zona euro.

Entro martedì 30 giugno la Grecia avrebbe dovuto trovare l’accordo con i creditori per ottenere prestiti per 7,2 miliardi. Sono necessari per rispettare la contemporanea scadenza di 1,6 miliardi del suo debito con il Fmi e per le rate successive anche con la Bce. L’unica alternativa per evitare l’insolvenza potrebbero essere aiuti della Russia o della Cina.

Il primo clamoroso annuncio è arrivato quando il presidente olandese dell’Euro-gruppo Jeroen Dijsselbloem, visibilmente teso, ha reso nota «con dispiacere, la rottura dei negoziati» spiegandola come una decisione “unilaterale” presa dalle autorità greche il 26 giugno convocando il referendum. Dijsselbloem ha rimarcato che il 5 luglio è “oltre la scadenza” del 30 giugno del piano di salvataggio della Grecia e ha attribuito ad Atene la responsabilità politica dei rischi e delle imprevedibili conseguenze in arrivo. Varoufakis, dopo aver lasciato la riunione degli altri colleghi, ha giudicato le proposte dei creditori simili a quelle di Commissione, Bce e Fmi che “per cinque anni non hanno funzionato” nonostante in Grecia “siano state attuate misure di austerità più di qualsiasi altro Paese al mondo”. Il referendum l’ha spiegato sostenendo che il suo governo è composto da «agenti» e che i cittadini sono «quelli che comandano».

Al termine dell’Eurogruppo a 18, Dijssel-bloem ha rassicurato sulla solidità della zona euro anche perché “ora abbiamo molti più strumenti rispetto all’inizio della crisi finanziaria”. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha anticipato «grandi difficoltà nei prossimi giorni» per la Grecia e che la zona euro «farà di tutto per evitare qualsiasi rischio di contagio». Padoan ha detto che «Atene non è uscita dalla zona euro» e che questa eventualità «non è affatto inevitabile». Si è poi detto «tranquillo» su «possibili tensioni sul

mercato dei titoli di Stato italiani» perché «la stabilità di fondo dell’economia italiana si è accresciuta e rafforzata» e «se ci fossero instabilità a breve termine, la Bce ha tutti gli strumenti a disposizione per evitare che queste diventino eccessive». Già oggi l’istituzione di Draghi si riunisce per valutare le conseguenze dello strappo di Atene per il sistema bancario greco e per l’euro. A Bruxelles la delegazione ellenica ha manifestato piena collaborazione alla Bce.

Germania, Finlandia e Olanda appaiono rigide verso Atene. Ma il ministro delle Finanze francese Michel Sapin, appoggiato da Padoan, si è offerto per una mediazione d’urgenza con il governo di Tsipras. “L’Eurozona continua a esistere a 19 membri”, ha dichiarato il commissario Ue francese Moscovici. Anche Dijsselbloem ha commentato l’ipotesi di una soluzione in extremis rimarcando che l’Eurogruppo seguirà costantemente l’evoluzione della situazione, pronto a riconvocarsi e lasciando le «porte aperte» alla Grecia.

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