L’incassatore Marino mette al tappeto l’arrogante Renzi

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Questa sera Matteo Renzi parlerà alla Festa dell’Unità di Roma. Il suo intervento era in calendario da oltre un mese, previsto in ogni locandina, il premier non ha altri impegni istituzionali: il comizio in sé non dovrebbe essere una notizia. Eppure ieri mattina molti fedelissimi di Renzi erano certi che avrebbe dato bidone ai festaioli romani del partito. Motivo? Il braccio di ferro con il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Poi le difficoltà sembrano essersi sciolte, anche grazie alla mediazione di Matteo Orfini, presidente del partito e commissario della federazione romana: per scongiurare il bidone di Renzi gli ha assicurato che Marino non si presenterà alla festa dell’ Unità nemmeno in fotocopia, e che sarà lontana km anche la claque che il primo cittadino si era portato dietro quando era toccato a lui comiziare dal palco.

Un patto assai fragile, e chissà se terrà fino alla serata di oggi. Più trascorrono i giorni, più il braccio di ferro Marino-Renzi sembra trasformarsi in una buccia di banana per il presidente del Consiglio. Perchè Renzi, il capo delgoverno e il capo delpar- tito di maggioranza al Comune di Roma, sta clamorosamente perdendo la sfida che lui stesso ha lanciato al primo cittadino della Capitale. Lo ha fatto apertamente e con durezza in pubbliche dichiarazioni e interviste. Addirittura con violenza nelle ricostruzioni giornalistiche affidate alle penne solitamente usate dal premier- ventriloquo. Ci sono stati gesti di rottura plateali come le dimissioni di due assessori chiave della giunta comunale di Roma come Guido Improta e Silvia Scozzari, entrambi renziani.

Marino non solo non ha mai reagito, dimostrandosi grande incassatore alla Moha- med Alì, ma ha fatto finta che nulla stesse accadendo. Ha tirato diritto per la sua strada, senza mai prendere in più vaga considerazione quell’invito alle dimissioni che gli veniva fatto più o meno apertamente. Anzi, se era criticato su qualche aspetto delle politiche comunali da Palazzo Chigi, Marino coglieva subito l’occasione per magnificare le virtù del suo governo proprio su quel pun- to.Appena si dava spalle al muro il sindaco di Roma, quello sbucava da un’altra parte con uno dei suoi fantasiosi colpi di teatro. Così è accaduto anche in queste ore, e più della trappola peMarino che sembrava preparare il premier, sembra che stia per scattare una vera e propria tagliola per Renzi trovata dal sindaco di Roma, magari con la inconsapevole complicità di Orfini.

Ieri ad esempio sembra sia stata trovata la soluzione per il rimpasto al comune di Roma: vicesindaco diventerebbe Marco Causi, resterebbe Inori dalla giunta Sel e il governo diventerebbe un monocolore Pd, con altri innesti negli assessorati restati orfani. Anche se li ha fatti fuori dalla giunta, si rivelano buoni alleati «politici» nel braccio di ferro con Renzi perfino i vendoliani: «Noi continuiamo a servire Roma», hanno spiegato, «anche in Consiglio comunale, le poltrone le lasciamo al monocolore del Pd». Ancora ieri mattina in tv la renziana Valeria Fedeli diceva con una punta di sarcasmo: «Se guardo alla Roma di oggi la cosa che davvero non si riesce a capire è perchè non possa essere pulita come le altre capitali europee, non si capisce perchè non si debba considerare la pulizia e le buche per strada una priorità dell’amministrazione di questa città.

Il sindaco ha sottovalutato che la priorità di una città è essere pulita e non avere le buche in cui si cade», e intimava: «Marino ha 24 ore per presentare una squadra e decidere il programma dei tempi per risolvere i problemi di Roma». In serata la risposta del monocolore Pdgettalapatata bollente nelle mani di Renzi. Se il premier abbozza, non solo avrà perso la partita con Marino, ma darà l’impressione di avere ceduto solo per avere qualche poltrona in più per i suoi, come malignava Sel. E il sindaco di Roma avrebbe buon gioco nel continuare a scaricare suipropri collaboratori difficoltà e guai che nella Capitale non mancano. Non funzionano itrasporti? Colpa del mono- colre Renzi che mi sta cinturando. La città fa schifo? Ditelo ai miei commissari renziani. E così via. Una bella trappola per il premier, che ha una sola possibilità di uscirne senza le ossa rotte: togliere la fiducia a Marino. Ora, senza alcun tentennamento.

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