L’incidente infiamma Roma, fiaccolata in cerca dei Roma

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I filippini accendono ceri e pregano in silenzio. Poco più giù i fascisti urlano. Via Mattia Battistini, periferia nord di Roma, il giorno dopo il massacro. Mercoledì sera una macchina guidata da rom impazzisce, a bordo sono in tre, alla guida forse una ragazza di diciassette anni, il contachilometri segna 180 quando l’automobile piomba improvvisamente sulla gente che aspetta l’autobus. Sono uomini e donne che tornano dal lavoro. Viene investita Korie Abordo, una donna filippina di 44 anni, l’auto la trascina per alcuni metri, prima di lasciarla cadere sull’asfalto senza vita.

LA CORSA PROSEGUE verso il quartiere Primavalle, qui la macchina, una Lancia Lybra, falcia altre otto persone, filippini, italiani, francesi. Feriti, alcuni sono in gravi condizioni. Ieri la squadra mobile ha arrestato una diciassettenne rom in un campo della periferia. Quindi la ricerca dei complici e le polemiche. Feroci, politiche, strumentali.

Da Matteo Salvini ai neri deivari gruppi che affollano la Capitale, chi invoca le ruspe, chi vuole una soluzione finale.

SERATA DI IERI nel quartiere. Alla fermata dell’autobus dove è stata uccisa Korie Abordo, ci sono ceri e fiori e un gruppo di filippini in lacrime. Le loro preghiere sono sussurrate a fior di labbra. Sull’asfalto una macchia nera circondata da altri ceri e tantissimi fiori. Il fratello della povera Korie non ce la fa a scendere dal furgone che lo ha accompagnato sul luogo della preghiera.

È distrutto, si accascia a terra, qualcuno chiama l’ambulanza. Da lontano, intanto, si sentono i primi cori dei fascisti. Saranno duecento non di più. Non chiamatela indignazione delle periferie romane, non cadete nel tranello, perché quelli che abbiamo visto erano gruppi di pochi centinaia di militanti neri. I cori espliciti: “Boia chi molla”, gli slogan contro il sindaco Marino, ma anche contro Renzi e Salvini, “fateci i p…”. In rima come nella curva sud, per rivendicare quasi una sorta di esclusiva dell’odio.

Perché se Salvini promette le ruspe per radere al suolo i campi rom, ai fascisti della Capitale non basta, loro vogliono il lanciafiamme. “Li dovemo abbrucià tutti”, è la frase ricorrente. Nella piccola folla circolano voci raccolte sul web. “Hanno arrestato la ragazza, ma l’hanno pure scarcerata perché è minorenne”. “Mortacci loro, a mio figlio hanno tolto i punti della patente per un semaforo rosso”. “Che ce volete fa, a noi italiani ce maltrattano”.

E ALLORA partono i cori: “Diritto alla casa, diritto al lavoro, non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro”. Braccia tese, saluti romani, mentre dalla fermata del capolinea delle metropolitana scendono gli ultimi passeggeri. Arabi, africani, donne slave, filippini, italiani, donne col velo, ragazze in minigonna, insomma la realtà della Capitale, i “romani” degli anni Duemila che passano accanto ad Adriano Tilgher, fascista di vecchia data e leader di un improbabile Fronte Nazionale, e non lo degnano di uno sguardo.

La signora Analisa, filippina, è una parente di Korie Abordo. “Era in Italia da più di vent’anni, italiana come te, i suoi figli sono nati qui, nel vostro Paese, faceva la domestica e amava il suo lavoro. Noi non chiediamo vendette. I cori? Li sento, ma noi siamo venuti qui per pregare, l’odio non ci interessa, noi chiediamo solo giustizia, perché quello che è stato fatto è un omicidio volontario, non si guida una macchina a quella velocità, quando lo fai devi sapere che puoi uccidere. Il vicesindaco Luigi Nieri è stato a casa nostra, domani (oggi per chi legge, ndr) faremo una veglia di preghiera al Campidoglio, non ci interessano i discorsi di vendette e campi bruciati”.

MA NESSUNO in questo pezzo di periferia multietnica romana rispetta la volontà e il riserbo della comunità filippina. Vincono gli slogan urlati con la bava alla bocca. Ed è singolare vedere che davanti alla telecamere delle televisioni c’è la fila di romani che vogliono parlare, dire la loro, i filippini no, preferiscono pregare e chiedere giustizia. C’è folla davanti ai pulmini delle dirette, lo show può iniziare. Le tv sono pronte a servire agli italiani la dose quotidiana di odio.

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