L’Inps spara ai poliziotti: pensioni troppo alte

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Per l’Inps si tratta di un altro capitolo dell’«operazio-ne trasparenza» annunciata dal suo presidente, Tito Boeri, nel discorso di insediamento al vertice dell’istituto diprevidenza. Per i rappresentanti delle Forze dell’ordine, invece, è solo l’ennesima dimostrazione della «volontà di penalizzare ulteriormente il comparto Sicurezza».

La causa dello scontro è la nuova scheda pubblicata dall’Inps -la settima – sui meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’istituto. Oggetti dello studio, stavolta, è il personale appartenente al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico: 536mila uomini su un totale di 1.581.000 lavoratori. A mandare su tutte le furie i sindacati di Forze dell’ordine e Forze armate è la simulazione con la quale l’Inps ipotizza quanto sarebbe il risparmio per le casse pubbliche qualora per l’intero comparto fosse applicato il metodo contributivo al posto dei tre sistemi attualmente il vigore: il retributivo (per gli arruolati prima del dicembre 1980, che sono ancora almeno 6mila); il misto (per coloro che hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996); il contributivo (dal 1° gennaio 1996).

Ricalcolando con il metodo contributivo le pensioni, stima l’Inps, «si evince che più del 90% dei trattamenti in essere subirebbe una riduzione dell’importo compresa tra il 40 e il 60%». Questo perché ilmetodo contributivo sibasa su un coefficiente di trasformazione legato all’età anagrafica che aumenta con il passare degli anni. Ma poiché per gli appartenenti alle Forze dell’ordine l’età massima di permanenza in servizio oscilla da un minimo di 60 a un massimo di 61 anni  sette mesi in virtù della specificità della professione (il rischio, i turni notturni, il lavoro nei giorni festivi), i lavoratori del comparto sicurezza «non potrebbero accedere ai coefficienti di calcolo più vantaggiosi, rimanendo vincolati a quelli più bassi», spiega Stefano Paoloni, presidente del Sindacato autonomo di polizia (Sap).

Da qui il muro dei rappresentanti degli agenti: «Impensabile ipotizzare il passaggio al metodo contributivo per tutti senza prevedere da una parte coefficienti di trasformazione legati alla specificità della nostra professione e dall’altra l’introduzione della pensione integrativa, per la quale abbiamo aperto una pendenza davanti alla Corte dei Conti». I poliziotti più giovani, infatti, andranno in pensione proprio con il sistema contributivo, destinato pressoché a dimezzare le loro entrate mensili rispetto all’ultimo stipendio.

Il Sap sente puzza di bruciato. «È evidente il tentativo di ridurre ulteriormente i costi previdenziali» ai danni dei lavoratori della sicurezza, attacca Paoloni. Gianni Tonelli, segretario generale del Sap, contesta anche il metodo con il quale l’istituto di previdenza ha operato il ricalcolo della pensione: «Colpisce il fatto che l’Inps del neo presidente Boeri, renziano doc, in nome della “trasparenza” abbia puntato il dito contro i poliziotti, mettendo in un unico calderone i dirigenti e i prefettizi, che hanno trattamenti e privilegi reali e ben diversi rispetto all’agente o al carabiniere semplice». «Dopo i tagli al comparto sicurezza dell’ultima legge di Stabilità e dopo il “furto legalizzato” di 50 milioni di euro dal fondo Inps ex Inpdap il governo Renzi pensa forse ad un nuovo taglio alle pensioni dei servitori dello Stato?».

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