Lo scandalo non ferma Blatter è di nuovo il capo della Fifa

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Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura, sosteneva Ennio Flaiano, che se avesse pensato ai delegati della Fifa avrebbe scritto la stessa cosa. È bastata infatti la prima votazione, in cui Joseph Blatter ha sfiorato la maggioranza dei due terzi (133 voti presi, sui 139 necessari dei 209 totali) perché il suo rivale Al Hussein si ritirasse dalla cosa proclamandolo vincitore. E così Blatter è salito sul palco per i ringraziamenti di rito, e da oggi comincerà il quinto mandato consecutivo alla guida del calcio mondiale dal lontano 1998.

IN UNA GIORNATA lunga quanto prevedibile nell’esito, ha fatto specie ascoltare nel pomeriggio l’appello finale al voto di Blatter, che in puro stile Nazarbaev, dittatore dell’Uzbekistan, si è trasformato in un discorso di insediamento e di ringraziamento sebbene pronunciato prima che iniziasse la votazione: “Non abbiamo bisogno di una rivoluzione, ma di un’evoluzione. Mi assumo tutte le responsabilità che derivano dal mio ruolo ma voi mi conoscete, non ho bisogno di presentazioni, so di poter contare su di voi e voi su di me – ha detto -. Dobbiamo ridare lustro al nome della Fifa con un leader forte e di esperienza. Da domani mattina cominceremo a farlo”.

Poco prima  era intervenuto lo sfidante, Joseph Blatter il principe di Giordania Al mondiale Hussein, con un discorso troppo rivolu zionario per essere credibile, in cui si proponeva di “rovesciare la piramide del potere” e si augurava un calcio “rispettoso dei diritti umani”, con una non troppo velata allusione alla questione dei migranti nella costruzione degli impianti per i Mondiali di Qatar 2022.

PROPRIO in mattinata, infatti, davanti al quartier generale della Fifa di Zurigo che ha ospitato il 65° Congresso della Fifa, si era svolto un sit-in di protesta per ricordare gli operai morti di fatica, stenti e malnutrizione nel deserto qatariota. Oltre 1400 in meno di cinque anni, che di questo passo si tramuteranno in 62 morti per ogni partita giocata. Altre proteste ci sono state quando due attiviste palestinesi sono riuscite a superare i cordoni di sicurezza ed entrare nella sala principale. Così l’unico avversario di Blatter avrebbe potuto essere la minaccia degli sponsor (Visa, McDonalds, Coca Cola, Hyundai, Budweiser e Adidas versano alla Fifa tra i 20 e i 50 milioni l’anno a testa) di rescindere i contratti “per motivi etici” in seguito allo scandalo e agli arresti di mercoledì.

Prese di distanza arrivate fuori tempo massimo, dato che nessuna di queste multinazionali si è mai preoccupata di dissociarsi né dalla decisione di Blatter di secretare il report di Garcia, che già l’anno scorso aveva evidenziato l’enorme corruzione in seno alla Fifa, né tantomeno dalla strage di migranti in Qatar.

UN’OPERAZIONE di brandwashing che Blatter ha avuto buon gioco a demolire quando, poco prima di mezzogiorno, ha presentato i risultati economici della Fifa per il triennio 2011-2014, con un aumento dei ricavi (di 5,7 miliardi di dollari) del 37% rispetto al quadriennio precedente. Questi dati finanziari e il budget per il 2016 – 822 milioni di cui 434 di diritti tv e 388 di marketing – sono stati approvati con una maggioranza schiacciante del 99%. È qui che Blatter ha vinto, ben prima di ogni inutile discorso e mozione programmatica. La Fifa è una immensa mangiatoia, e nessuno ha mai avuto l’intenzione di mordere la mano del fattore svizzero che ogni giorno la riempie.

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