L’ultimo calcio allo statuto; Si può spiare il lavoratore

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In un Jobs Act con delega in bianco, come quello realizzato dal governo Renzi, la legge si scopre solo all’ultimo. E così, per quanto fosse annunciato, la modifica delle regole sui controlli a distanza dei lavoratori inserita nel Decreto legislativo su “Semplificazioni e adempimenti a carico di cittadini e imprese” è molto rilevante. Stiamo parlando dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori modificato in una forma che consente alle imprese, senza accordi sindacali, di controllare con strumenti telematici i propri dipendenti che si trovino a lavorare in sedi distaccate.

LA NORMA PREVEDE che non siano più necessari “l’accordo sindacale o l’autorizzazione ministeriale per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa”. Questo si dà anche se da quegli strumenti “derivi la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore” e se “la possibilità che i dati che derivano dagli impianti audiovisivi e dagli altri strumenti di controllo siano utilizzati a ogni fine connesso al rapporto di lavoro”.

Unico vincolo per l’azienda è che “sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti e l’effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del Codice privacy”. L’articolo 4 dello Statuto, invece, oltre a prescrivere il divieto “dell’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori” stabilisce anche che gli impianti e le apparecchiature di controllo possano essere installati “soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna” (al tempo in cui fu approvato lo Statuto, il 1970).

L’articolo 4 è una norma che intendeva recuperare il controllo dei lavoratori sul proprio posto di lavoro al tempo in cui si affermavano gli strumenti elettromeccanici e i primi video. Oggi, con l’estensione di una tecnologia informatica di cui non si vedono i limiti possibili (dagli smartphone alle App), la misura appare particolarmente invasiva e in grado di modificare in profondità la vita interna ai posti di lavoro. Tanto che la moderata Ugl pone al governo il problema di una legislazione efficace in tema di mobbing.

Il governo non sembra curarsi molto di un problema che Giorgio Airaudo, deputato di Sel ed ex dirigente della Fiom, definisce come una “mostruosità” che introduce una sorta di “Grande Fratello” a limitare la libertà di chi lavora.

“Sui controlli a distanza siamo al colpo di mano” protesta la Cgil con Serena Sorrentino, della segreteria nazionale. Siamo a “un punto di arretramento pesante rispetto al precedente art. 4” sottolinea la dirigente sindacale, “cioè che non occorrerà più l’autorizzazione sindacale o delle direzioni territoriali del ministero per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati dallo stesso dipendente per la prestazione lavorativa pur se da questi derivi la possibilità di controllarlo (dal telefono al tablet al pc al gps a qualsiasi strumento che abbia un microchip!)”. La Cgil annuncia il ricorso al Garante della Privacy “anche alla luce della raccomandazione del Consiglio d’Europa che mira a proteggere la privacy dei lavoratori di fronte ai progressi tecnologici che permettono ai datori di lavoro di raccogliere e conservare ogni tipo di informazione”.

IL RIFERIMENTO alla raccomandazione europea, in effetti, potrebbe portare a ricorsi e contenziosi legali tra la norma appena approvata – che pure dovrà passare al vaglio delle commissioni parlamentari finora non tenute in grande considerazione dal governo -e il quadro di riferimento Ue. “Quello che non si capisce -aggiunge Airaudo – è quanti posti di lavoro in più pensa di creare il governo con questo tipo di norme”. Difficile fare il conto e infatti nessuno ci prova. Ma c’è ancora un altro aspetto che va considerato. Il controllo a distanza reso libero e senza vincoli unito all’abolizione, già avvenuta, dell’articolo 18 dello Statuto, che protegge i lavoratori da licenziamenti ingiustificati, può realizzare un mix durissimo dal punto di vista della subordinazione all’impresa. Un’assenza momentanea dal posto di lavoro, magari segnalata dal Gps, potrebbe dar vita a un improvviso licenziamento,

SUL PIEDE DI GUERRA magari ingiustificato ma reso irreversibile dalle nuove norme. L’articolo modificato fa parte di un decreto nel quale si provvede a una nuova regolamentazione delle infrazioni aziendali in tema di lavoro nero. Il testo, finalmente leggibile, conferma la ricostruzione che II Fatto aveva compiuto la scorsa settimana, in particolare con l’introduzione di un sistema “premiale” per aziende che, in caso di verifica di lavoratori in nero, mantengano gli stessi al lavoro per almeno “tre mesi”. La nuova normativa prevede delle sanzioni “a fasce” a seconda della durata del rapporto di lavoro irregolare eliminando la sospensione dell’attività nel caso di una regolarizzazione con il versamento del 25% dell’ammenda. La novità, invece, anche in seguito alle proteste della Fillea Cgil – i cui delegati avevano contestato di persona il ministro Poletti nel corso della festa Cgil di Firenze della scorsa settimana – è l’eliminazione delle modifiche che riguardavano il “cartellino”, cioè la tessera di riconoscimento resa obbligatoria nei cantieri edili e indicativa delle generalità del dipendente e di quelle dell’azienda. Il governo voleva sopprimere l’obbligatorietà del documento, nella versione consegnata alla Camera di questa modifica non c’è traccia.

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