L’ultimo comizio finisce male, tutti contro la gufa Rosy Bindi

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Grazie, grazie a tutti”. Matteo Renzi sale sul palco del teatro Puccini a Firenze, che sono quasi le 22 e 30. C’è il logo del Pd, enorme, ci sono le bandiere. Lui, cravatta a pois, ha scelto il look da premier. Questo luogo storico della sinistra, che è strapieno (ma conta 500 posti), è un ambiente raccolto e uno spazio all’aperto che fa molto prime sere d’estate. Era stato scelto per chiudere la campagna senza stress. Meglio evitare la Campania, con Vincenzo De Luca, un candidato presidente non eleggibile e la Liguria, con Raffaella Paita, candidata in bilico. Meglio non rischiare contestazioni e non fare comizi più da leader di partito che da presidente del Consiglio. “Abbiamo tolto un po’ di polvere a questo paese”, dice a Firenze. Ed ecco ieri la visita alla Rainbow, l’azienda marchigiana che produce le Winx, dove “si crea lavoro con fantasia”.

LA DECISIONE della Commissione dell’Antimafia, che ha inserito Vincenzo De Luca tra gli impresentabili, è arrivata a cambiare tutto, a surriscaldare il clima, a far crescere il panico. Non tanto per il risultato della Campania (che pure si fa più incerto), ma per la Liguria, dove a questo punto la rimonta di Grillo potrebbe essere decisiva, con un partito spaccato per la candidatura del civatiano, Luca Pastorino. Il nemico è tutto interno, il voto di opinione fa paura e i sondaggi sono una bussola relativa. “Mi fa molto male che si utilizzi la vicenda dell’antimafia per regolare dei conti interni al Partito democratico: l’antimafia è un valore per tutti, non può essere usata in modo strumentale, non è un tema da campagna elettorale”. Nel comizio di pre-chiusura, quello di Ancona, Matteo Renzi non attacca direttamente Rosy Bindi, non entra nel merito. Un modo per cercare di togliere importanza alla vicenda. Ma che rivela una difficoltà e un problema a questo punto insolubile, una volta deciso che De Luca non si tocca.

La giornata per il segretario-premier cambia poco dopo le 14, quando la lista degli impresentabili diventa nota. “Uscite, attaccate la Bindi”, è l’ordine di scuderia che arriva a tutti per WhatsApp da un premier furibondo, agitato, perentorio. Solo un paio d’ore prima aveva mandato la sua E-news. Affermazioni azzardate: “Sono pronto a scommettere che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire: nessuno di questi candidati – nessuno! – verrà eletto. Sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche che grazie al sistema elettorale delle singole regionali vengono assemblate per prendere un voto in più”.

LA LINEA degli ultimi giorni: trasferire sugli elettori la responsabilità di scegliere o meno un candidato. Parole che si trasformano in boomerang, quando la Bindi, informa: “C’è solo uno del Pd che è impresentabile: Vincenzo De Luca”. Le truppe renziane si muovono in blocco. David Ermini, il responsabile Giustizia Pd: “Bindi ha raggiunto il suo obiettivo: un lavoro fatto male e gestito peggio che entra a piedi uniti nella competizione”.

Matteo Orfini, presidente Dem: “L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”. Lorenzo Guerini e Deborah Serracchiani, i vicesegretari, in una nota congiunta parlano di una “personale guerra politica”. È un fuoco di fila, un bombardamento. “Rosy vuole rifarsi una verginità con Sel e i Cinque Stelle. Sa che noi non la ricandideremo mai”. “È livorosa”. “Aveva fatto il diavolo a quattro quando non aveva una poltrona”.

Nel privato gli attacchi si fanno pesanti e personali. Le accuse, i sospetti si moltiplicano. Racconta Stefano Esposito, che della Commissione è membro: “Avevamo provato a dirglielo alla Bindi. ‘Rosy fermiamo la macchina. Così questa diventa un’iniziativa politica’. Ma lei niente”. E allora: “Sembra proprio un’iniziativa di una parte del Pd. Speranza in un’intervista ha detto che chi ha candidato gli impresentabili si sarebbe dovuto prendere le sue responsabilità. Ho capito che c’era qualcosa che non andava”. Intanto, i costituzionalisti amici mandano note: quello che ha fatto l’Antimafia non è legale, non è costituzionale. E “la Bindi ha delegittimato la Commissione”, si ragiona. Per adesso, non è in progetto di rimuoverla. Ma dopo le elezioni chissà che accade.

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