Ma quale fatalità: solo nell’ultimo mese 20 guasti nella metro

144

 «Inconveniente tecnico», lo definisce il sito di informazioni dell’Atac, l’azienda dei trasporti di Roma. E solo nell’ultimo mese si contano oltre una ventina di «inconvenienti tecnici» sulle linee metropolitane della Capitale. Per non parlare di bus e tram, che sono un capitolo a parte. Guasti, rallentamenti, blocco del servizio, porte che non si aprono, ascensori rotti: nella città amministrata da Ignazio Marino sui mezzi pubblici ogni giorno è una giostra, sai quando sali, ma non sai quando scendi e se mai arriverai a destinazione.

Gli ultimi giorni, poi, sono stati da incubo per turisti e pendolari. Ai generici «inconvenienti tecnici» (di cui vogliamo sperare non faccia parte la tragedia del piccolo Marco alla fermata di Furio Camillo), si sono aggiunte le agitazioni del personale, che da mesi sono in lotta con l’amministrazione capitolina per questioni di contratto, turni straordinari e ora protestano pure per l’imposizione del badge ai macchinisti. Morale: convogli limitati e carichi come carri bestiame, nelle giornate più calde dell’anno, banchine del centro prese d’assalto neanche fossimo nel Terzo mondo e figuraccia globale per la Capitale che deve prepararsi al Giubileo. Il sindaco non si lamenti se piovono fischi: non tutti possono permettersi di andare in bici al lavoro come lui. La gente ha bisogno di mezzi pubblici efficienti, invece basta dare un’occhiata ai dati ufficiali forniti dalla stessa Atac per rendersi conto che troppe cose non marciano a dovere.

Da due anni a questa parte la situazione è drammaticamente peggiorata, dicono tutti i sindacati del trasporto pubblico. Alle richieste di sicurezza e manutenzione delle infrastrutture, spesso, l’amministrazione non ha neppure risposto e sui social network pullulano i comitati di pendolari romani che denunciano i disservizi.

Tralasciamo il terribile giovedì 9 luglio e quell’ascensore maledetto che ha causato la morte del piccolo Marco. Il giorno prima, 8 luglio, a causa di lavori la ferrovia Roma-Lido, che collega la città a Ostia e al litorale, ha subìto forti ritardi, idem il 7 luglio con bus navetta sostitutivi per consentire ai pendolari di tornare a casa. Ma ancora peggio è stato il 6 luglio, con una tratta sospesa e la Metro B/B1 ferma per il solito «inconveniente tecnico» che poi è stato risolto, ma intanto ha provocato ritardi crescenti. Il 5 luglio, e qui l’Atac non ha colpe, a rendere impossibile la vita ai viaggiatori della nuo -va M etro C sono stati i vandali che si sono accaniti contro i vetri della stazione del Pigneto: danni ingenti a sei giorni dall’inaugurazione.

Appena 24 ore prima, oltre ai costanti disagi sulla ferrovia Roma-Lido, che è una specie di pecora nera del trasporto pubblico regionale affidato ad Atac, problemi anche alla Metro A, stazione Ottaviano, zona San Pietro, presa d’assalto da turisti e pellegrini. «Temporanea chiusura. I treni transitano senza effettuare la fermata», avvertono dall’altoparlante. Nelle stesso ore viene sottolineato il guasto al montascale di Furio Camillo, sempre sulla linea rossa e proseguono i forti ritardi sulla Metro B. Il 30 giugno disservizi lungo il tratto Termini-Giardinetti, mentre il 29 giugno è di nuovo la Metro B/B1 ad essere in tilt per un «guasto tecnico» per cui il servizio viene interrotto a Porta San Paolo, proprio il giorno di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, tu guarda il caso. Il 26 giugno l’ennesimo sciopero: l’Atac informa che sono chiuse le metro Ae B, le più trafficate, oltre alla ferrovia Roma-Lido (che funziona come una sorta di metropolitana di superficie), la Ro-ma-Viterbo e la Roma-Giar-dinetti. Garantite solo alcune corse in fasce specifiche. Ma anche il 25 giugno una delle linee ferroviarie periferiche era incappata in un inconveniente tecnico, mentre il 24 giugno, causa danni da maltempo, è rimasta chiusa per ore la fermata Lucio Sestio della metro A: pioveva dentro. Allagata anche la vicina stazione di Porta Furba. Il personale di Atac ha assistito i passeggeri fradici, che hanno dovuto spostarsi poi a piedi.

Il 22 giugno è la volta della ferrovia Roma-Viterbo: rallentamenti per cali di tensione, mentre il 20 giugno, causa manifestazione del Family Day, a farne le spese è la fermata di San Giovanni, la stessa dove i viaggiatori, il 19, hanno subìto disagi per un tentato furto di rame.

Niente in confronto al tamponamento nella Metro B del 5 giugno. Qui parlare di «inconveniente tecnico» è un po’ troppo riduttivo, infatti il dimissionario assessore ai Trasporti, Guido Improta, ha ammesso «l’errore umano». Ci sono stati 21 feriti nei pressi della fermata Eur-Pala-sport in direzione Laurentina, due convogli si sono scontrati fuori da una galleria e, nonostante la velocità ridotta, l’episodio ha riportato alla ribalta il tema della sicurezza sui mezzi pubblici. Per i viaggiatori e per gli stessi autisti.

Una situazione che i sindacati, l’Ugl in testa, avevano più volte fatto presente, proprio in quel tratto di percorso della seconda metropolitana di Roma. «Precarietà dell’in-frastruttura», lamentavano i lavoratori, «pericoloso disses-sto», manutenzione che da tempo, insieme ai controlli dei parametri di geometria del binario non viene svolta», hanno scritto il segretario generale Fabio Milloch e la responsabile regionale Valentina Iori, in una missiva indirizzata sia all’assessore del Comune che a quello della Regione che al ministro dei Trasporti. Alla prima lettera ne è seguita una seconda, ma nessuna risposta. Dall’Atac si difendono: i ritardi non sono sempre colpa nostra. Ma i romani non ce la fanno più.

Condividi