Madre Teresa di Calcutta: Cosa aspettano a farla Santa?

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Dopo un’attesa fin troppo lunga, pare ormai vicino il momento in cui Madre Teresa di Calcutta diventerà santa a tutti gli effetti. Addirittura, secondo un’indiscrezione emersa nei giorni scorsi, la canonizzazione potrebbe essere celebrata il 4 settembre 2016, verso la conclusione del Giubileo voluto da Papa Francesco.

La Santa Sede ha raffreddato gli entusiasmi: «Si tratta di ipotesi di lavoro», ha spiegato il responsabile dell’Ufficio stampa, padre Federico Lombardi. «La causa di Madre Teresa è ancora in corso, e quindi è prematuro parlare di un giorno e mese ufficiali». Nessuna smentita, quindi, anche se molti si chiedono perché si sono dovuti aspettare quasi vent’anni per proclamare ufficialmente santa una donna che, fin dall’istante dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1997, era già santa nei cuori dei fedeli. Ne abbiamo parlato, in esclusiva per Visto, con un interlocutore speciale: il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e, soprattutto, segretario particolare di Giovanni Paolo II durante il suo pontificato. Cardinale Dziwisz, fu proprio Papa Wojtyla, nel 2003, a proclamare beata MadreTeresa di Calcutta. Quando si è convinto il Papa ad avviare il processo che sta per portare alla canonizzazione?

«Appena si è reso conto dell’amore e della fede che Madre Teresa riversava sul mondo della povertà e della sofferenza. Infatti, dopo la sua morte, Papa Wojtyla ha voluto abbreviare i tempi per l’inizio del processo canonico, da cinque a soli due anni. Lei è stata una grande religiosa, ma soprattutto una grande donna, armata di tanta fede e incredibile energia. Wojtyla la giudicava una santa dei nostri giorni. L’aveva incontrata moltissime volte in Vaticano e durante i suoi viaggi all’estero, perché questa suora instancabile, a dispetto della sua età, viaggiava da un continente all’altro, per aiutare i poveri e i malati. Quello che ci impressionava era la devozione con la quale l’accoglievano le folle».

Ci racconta qualche particolare dei loro incontri?

«Quando voleva parlare con il Pontefice, bastava che si presentasse in Vaticano ed era subito ricevuta. Si sedeva rispettosamente e dal suo sari bianco tirava fuori un libricino, dove si era appuntata tutte le richieste da presentare. Parlava poco e chiedeva risposte secche, decise, per le mille necessità della sua Congregazione. Un giorno, con molta decisione, propose a Giovanni Paolo II di organizzare in Vaticano una casa di assistenza per i poveri indigenti.

Un problema di non facile soluzione, ma lei, senza scomporsi, mostrò una foto delle mura vaticane ed indicò il posto. Poi, donò al Papa una medaglietta, che affermava essere miracolosa, unendola alla foto del sito prescelto. Restammo molto sorpresi dalla sua determinazione e soprattutto dal modo in cui aveva presentato il suo progetto tanto che, pochi mesi dopo, venne accontentata. Questa era Madre Teresa».

Eminenza, secondo quanto è emerso ultimamente, Madre Teresa era anche divorata da tanti dubbi sulla fede. Forse anche questo ha rallentato la sua canonizzazione.

«Io non ne ho notizia di questo particolare, perché la sua fermezza nell’applicare il Vangelo non lasciava intravedere dubbi. Forse era un suo tormento interiore, ma ben nascosto, perché troppo impegnata a soccorrere gli ultimi del mondo. Era stimata in tutti i cinque continenti. Una scena che non dimenticherò è quando a Calcutta, ha preso Giovanni Paolo II per mano e lo ha portato in una specie di capannone a benedire i lebbrosi moribondi. Il Papa ricordava con grande commozione quell’evento, fino a qualche mese prima della sua morte».

Ha qualche oggetto particolare ricevuto da lei?

«Sì, conservo tanti biglietti e messaggi, che mi inviava per sollecitare gli aiuti che chiedeva .Una scrittura piccola, quasi illeggibile, ma decisa».

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