Mafia, la cacciala dell’onesta ultimo colpo al Campidoglio

559

Si chiama Gabriella Acerbi, è un dirigente del Comune di Roma che guidava il V Dipartimento Politiche Sociali, dove si decidono le convenzioni per i centri immigrati che interessavano i capi di Mafia Capitale. Tra ottobre e novembre del 2013 il ‘rosso’ Salvatore Buzzi dice a Francesco Ferrara, ras della coop vicina al Vaticano Domus Caritatis, finito agli arresti domiciliari per turbativa di gara il 4 giugno , che la Acerbi non deve essere confermata perché “non te riceve non te parla, non parla con nessuno… tocca mandarla a sbatte”. Al suo posto deve andare Italo Polita-no definito “roba de Coratti”, inteso come Mirko, il presidente del consiglio comunale Pd, arrestato anche lui il 4 giugno. Dopo una serie di telefonate ai suoi amici in giunta e in consiglio comunale, Buzzi la spunta a metà: Acerbi viene fatta fuori ma Politano non ce la fa per l’opposizione dell’assessore Rita Cutini.

LA STORIA della Acerbi è trattata nella relazione consegnata ieri al prefetto di Roma, Franco Gabrielli, dalla commissione presieduta dal prefetto Marilisa Magno e nominata dal predecessore di Gabrielli, Giuseppe Pecoraro. Al Fatto risulta che nella loro istruttoria i tre commissari hanno sentito Marino sul punto e hanno approfondito con acquisizione di carte e altre audizioni la mancata conferma della Acerbi. La storia preoccupa Marino anche perché nelle intercettazioni, ancorché non indagato, è tirato in ballo il vicesindaco: Luigi Nieri di Sel. Il 27 ottobre Buzzi dice in auto a Carminati: “Al 90 per cento siamo riusciti a piazzà l’amico nostro Politano”. Il 31 ottobre Buzzi scrive a Nieri: “L’avvicendamento della Acerbi con Politano è una scelta molto apprezzata da noi, ma in tarda serata abbiamo appreso che forse non è più così. Per noi è molto importante”. Nieri gli lascia in segreteria il messaggio: “Ciao Salvatore, sono Luigi ho letto il messaggio… vabbè poi ci sentiamo un abbraccio”. Poi, Nieri richiama e spiega la nomina di Isabella Cozza invece del desiderato Po-litano “appoggiando – sintetizzano i Carabinieri – la posizione della Cutini che non aveva accettato l’imposizione di un direttore non scelto da lei dopo che le era stato chiesto di dimettere una propria persona di fiducia”, cioè la Acerbi. Quando Buzzi insiste: “Dacce ‘na mano perché stamo veramente messi male con la Cutini”, Nieri – scrivono sempre i Carabinieri, “lo rassicura: ‘lo so, come no… assolutamente va bene. Poi ci vediamo pure”.

QUANDO Rita Cutini lascia, dopo gli arresti di dicembre, dichiara a Repubblica: “il giorno prima degli arresti Marino mi disse che al mio posto aveva deciso di mettere Daniele Ozzi-mo”. Parole che oggi pesano come pietre sulla scelta del prefetto Gabrielli. Solo grazie all’assessore Cutini la nomina di Poli-tano è saltata ed è arrivata Isabella Cozza. Buzzi è felice: “Comunque meglio della Acerbi”, e poi esulta: “la Acerbi semo riusciti a farla fuori, vai a fare in cu lo c’avemo la dottoressa Cozza… Cozzaaaaa”. La relazione della commissione diretta dal prefetto Magno si occupa anche dell’inerzia dell’amministrazione Marino dopo il ricevimento della relazione della Ragioneria generale dello Stato su Roma Capitale. Però i rilievi su questo punto non dovrebbero essere decisivi. La relazione che bacchettava il Campidoglio per i milioni elargiti senza gara a Eri-ches 29 e alla Domus Caritatis era stata firmata il 16 gennaio 2014 ma sarebbe arrivata in Comune – secondo quanto riferito da Marino – solo ad aprile 2014. L’inerzia quindi si riduce di tre mesi. Inoltre a ottobre 2014, secondo Marino, il Comune ha cominciato a chiudere i contratti con i residence.

Lo scioglimento per mafia del consiglio di Roma potrebbe essere disposto da Gabrielli ove si ritenesse che Mafia Capitale fosse in grado di condizionare le scelte dell’amministrazione. Quindi la vicenda Acerbi-Cutini è delicata. Anche se non ci fossero i presupposti per lo scioglimento per infiltrazione ma-fiosa previsto dall’articolo 143, come ieri ha dichiarato Matteo Renzi al quale spetta l’ultima parola, resta una seconda ipotesi di scioglimento: quella per ripetute violazioni di legge (articolo 141 della legge del 2000).

FINORA non è mai stato applicato in una situazione come quella di Roma però questa soluzione presenta due vantaggi: non macchia l’immagine della capitale con la parola mafia e riconsegna subito la parola ai cittadini. A differenza dello scioglimento per mafia, infatti, quello per violazione di legge, permette di andare alle elezioni alla prima tornata utile nel 2016, come ha detto Renzi.

Condividi