Mamme e contadini contro Nardella, il “finto buono”

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In piazza con “grinta e allegria” “senza cattiveria”. Così si raccontano le “Mamme contro l’inceneritore” che sta per essere costruito a Case Passerini nell’area della Città metropolitana di Firenze, la vecchia provincia. La cattiveria sembra mettercela solo il sindaco metropolitano, Dario Nardella, renziano da sempre, forse prima dello stesso Renzi. “Lui è un finto buono” ammette Chiara Danti del comitato di mamme che protestano, in modo originale, contro il termovalorizzatore.

La natura finto buona di Nardella, in effetti, emerge dalle due vicende che inaugurano il Fatto civico, la rubrica che si occuperà di diritti dei cittadini spesso ignorati o, addirittura, calpestati dalla politica. Oltre all’inceneritore , infatti, c’è il caso della fattoria di Mondeggi, iniziativa autogestita dei cittadini su un’area di proprietà della provincia dove, invece di supportare il riuso e la valorizzazione di aree incolte e abbandonate, l’area metropolitana preferisce la vendita, o la svendita, a seconda dei punti di vista.

“Tutto deciso” ma resta il rischio della diossina

L’inceneritore fiorentino fa parte di una storia antica, risale a circa venti anni fa. È stato pensato per l’area di Sesto Fiorentino e ha trovato l’opposizione di moltissimi comitati locali, ben informati sulle conseguenze dei termo-valorizzatori soprattutto per quello che riguarda la diossina. Nella zona, del resto, un inceneritore c’era già, quello di San Donnino, chiuso nel 1987 proprio per gli effetti nocivi sulla salute.

Ora c’è il nuovo progetto affidato alle due società di multility, Hera e Quadrifoglio, spina dorsale del potere economico “rosso” tra Bologna e Firenze. Luoghi di potere antico della sinistra di governo italiana e che in questo caso mettono in campo tutta la propria forza per spingere alla costruzione dell’inceneritore.

Le “mamme” si sono opposte con metodi nuovi, utilizzando soprattutto Facebook ma anche il megafono. Partecipando alla rete del No all’inceneritore, lavorando sulla produzione di analisi tecniche adeguate e sfidando Nardella a incontri pubblici. L’ultimo, doveva avvenire il 30 giugno, ma all’ultimo minuto è stato annullato. “In realtà, spiega Chiara Danti -Nardella è come Renzi: ascolta, annuisce, dice di capire ma poi si fa come dice lui. ‘Tanto abbiamo già deciso’ non fa che ripetere”.

Un finto buono, appunto, che solo qualche giorno fa ripeteva: “Con tutto il rispetto per cittadini e comitati per il no, che sono comunque disponibile ad incontrare, il termovalorizzatore stando a quanto viene indicato dai massimi esperti, dai tecnici, rappresenta un’o ppo rt uni tà (…) quindi, visto che ho ricevuto il 60% del consenso dei fiorentini, ho la responsabilità e il dovere di andare avanti”. Punto.

L’atteggiamento è analogo nel caso della fattoria di Mondeggi. La vicenda è più recente, nasce nell’estate del 2013 quando un comitato di cittadini, agronomi, disoccupati, ha iniziato a incontrarsi in nome della difesa dei “beni comuni” e contro la svendita della terra. Prima si sono riconosciuti come una succursale di Genuino Clandestino, la rete dei produttori in dipendenti oggetto di diversi studi e libri.

Occupare le terre in terra di Toscana

“Poi, spiega Francesco Valente, uno degli animatori di questa iniziativa, ci siamo resi conti che a Mondeggi c’era un territorio di 200 ettari di proprietà con 10 mila piante di olivo, situato nel comune di Bagno a Ripoli, e di proprietà della Provincia che però lo aveva messo all’asta. Dal 2009 nessuno lo ha comprato”. Nasce così “Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni” che nell’ottobre 2013 organizza una raccolta spontanea delle olive, producendo olio da distribuire alla popolazione in cambio di un’offerta.

Grazie anche al legame antico con la popolazione di Bagni a Ripoli – molti contadini hanno lavorato per anni nella tenuta – si è ampliata l’area di consenso e così, nel giugno del 2014 il comitato si è insediato. Ha preso possesso del vecchio casale, ha cercato un accordo con le istituzioni, che non è mai arrivato, e poi si è dato alla coltivazione della terra inventandosi una nuova modalità: “Far partecipare direttamente la cittadinanza alla coltivazione della terra”.

Sono nati così gli “Orti sociali” e l’assegnazione degli ulivi in blocchi di 35 piante, quante ne servono a garantire il consumo annuale di una famiglia. È cominciata l’a d o-zione di alberi da frutto con la creazione di 400 piante, e così “la partecipazione diretta e indiretta è cresciuta. Attualmente ci sono circa 180 persone che gestiscono una parte di Mondeggi. Non è una soluzione individuale – precisa Valente – o di gruppo ma il più collettiva possibile”. A evidenziarla, i nastrini intorno agli alberi di ulivo per distinguere i vari appezzamenti.

Nonostante questo sforzo, in un paese che non crea lavoro e che vede appassire gran parte della propria ricchezza collettiva, la Città metropolitana ha messo  all’ordine del giorno la vendita di Mondeggi. Lo ha fatto in forma “finto buona”, appunto, deliberando di cedere solo il 5%. Le particelle in vendita sono collocate solo a livello “marginale e periferico” e non “vanno a intaccare la destinazione dell’ex azienda agricola”. Ma a protestare non sono stati gli occupanti di Mondeggi, bensì il sindaco di Bagni a Ripoli secondo cui la definizione di aree marginali “è sbagliata in partenza”. Si tratta delle aree più pregiate, le stesse dove è collocato il casolare di Mondeggi. La “svendita” del patrimonio è il vero pericolo anche se, vista la natura agricola dei terreni, non si vedono all’or iz zo nt e grandi compratori. A Mon-deggi sono disposti a regolarizzarsi se verrà garantita la funzione pubblica e sociale di quelle terre. Le Mamme, invece, sono pronte ad andare avanti senza esitazioni. Nardella ascolta, guarda sorridente, ma alla fine dice sempre no.

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